C’erano una volta parole che raccontavano l’identità di un popolo. Oggi parlano un’altra lingua
di Luigi Marinelli
Innovare gli studi russistici senza cadere nelle insidie del filologismo accademico e della politologia, e tanto meno nelle trappole pericolosissime della russofilia e russofobia: è quello che fa da sempre Gian Piero Piretto nel suo insegnamento e nei suoi libri, fra cui questo – Il paese di Putin. 20 parole russe al servizio della propaganda, Raffaele Cortina editore 2026 –, appena uscito, sembra proprio indispensabile per cercare di capire, con lo “sguardo straniato” dei formalisti russi, che dire e che fare della Russia di oggi.
In questo libro – leggi l’Indice – la vasta esperienza russistica e sovietologica di Gian Piero Piretto, autore di testi fondamentali sulla cultura e sulla semiotica del potere in Russia, permette all’autore di affrontare in 20 “voci” esemplari la lingua con cui la propaganda putiniana riprende, distorce e manipola lessico e concetti se non proprio sacrali – come quelli di Ikona, Sobornost‘ (Unità nella molteplicità), Russkaja ideja (Idea russa), Batjuška (Caro padre-padrone), Russkij mir (Mondo, pace, comunità russa) o Jurodivyj (Folle in Cristo) – comunque tipici della tradizione russa come Byt (Peso della quotidianità, atteggiamento comportamentale), Chandra (Spleen, male di vivere) o Pošlost’ (Volgarità soddisfatta di sé) ecc.
Piretto si propone insomma di “recuperare nomi (parole), concetti chiave della cultura russa che la politica putiniana ha ripreso, adattandoli, alterandoli, talora mistificandoli, per legittimare le proprie scelte e teorizzazioni” (p. 11).
Dalla scheda dell’Editore:
C’erano una volta parole che raccontavano l’identità di un popolo. Sobórnost’, l’unione spirituale tra individui, prostór, lo spazio sconfinato che attraeva e respingeva con la sua immensità, stabíl’nost’, la stabilità e l’attendibilità di un sistema governativo. Per secoli questi concetti hanno improntato di sé letteratura, filosofia e memoria collettiva russa. Oggi quelle parole parlano un’altra lingua. Con sottile violenza la propaganda del potere le ha svuotate, travisate, trasformate in slogan. La spiritualità è diventata moralismo di Stato. L’identità popolare è stata ridotta a nazionalismo. La memoria si è ristretta a un mito glorioso, utile al presente. Gian Piero Piretto esplora qui venti parole chiave della cultura russa, evidenziandone il senso originario e mostrando come siano state reinterpretate e strumentalizzate dalla propaganda putiniana. Smonta stereotipi e narrazioni monolitiche, mette a confronto passato e presente e offre un ritratto inedito della Russia contemporanea, al di là delle manipolazioni ideologiche e dei cliché consolidati.






