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Nadzieja Bąkowska
27 Marzo 2026
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“Si può entrare nella profondità a tentoni oppure con una fiaccola…”

Perché abbiamo bisogno della poesia?

di Nadzieja Bąkowska

Immagine di copertina: dettaglio rovesciato di “The Journey of Humanity” di Sacha Jafri, dipinto perraccogliere fondi per i bambini colpiti dalla pandemia di Covid-19. È la tela più grande del mondo venduta a un’asta di Dubai per quasi 62 milioni di dollari, fonte.

Sul senso sociale e storico della poesia e sui cambiamenti delle sue funzioni dopo la svolta politica del 1989 hanno riflettuto recentemente, presso il Pałac Krasińskich di Varsavia, Andrea Ceccherelli, professore ordinario dell’Università di Bologna, polonista e traduttore; Eliza Kącka, scrittrice, vincitrice del premio letterario NIKE; Ryszard Krynicki, poeta; Michał Rusinek, professore dell’Università Jagellonica, scrittore, traduttore e presidente della Fondazione Wisława Szymborska; Tomasz Makowski, direttore della Biblioteca Nazionale; e Andrzej Nowakowski, direttore della casa editrice Universitas. L’evento è stato organizzato dalla Biblioteca Nazionale in collaborazione con l’editore di Cracovia Universitas.

Immagine: dettaglio dal dipinto di Walenty Wańkowicz, Portret Adama Mickiewicza na Judahu skale, Muzeum Narodowe w Warszawie

Pretesto e punto di riferimento per il dibattito sono state due raccolte di poesie, entrambe pubblicate nel 2025 all’interno della collana “Poezje” di Universitas: “ta rozhuśtana na grozie wesołość”. Allegro ma non troppodi Wisława Szymborskae “…nie nieistnienie, które, zgódź się, nie istnieje”. Znaleźć dla niej nową mowę. 74 wierszedi Stanisław Barańczak.

Il volume di Szymborska, curato da Andrea Ceccherelli, mostra la poetessa polacca in un contesto più ampio, rivelando molteplici prospettive e possibilità della sua presenza letteraria e non solo. Oltre a presentare una scelta originale ed “eccentrica” di poesie szymborskiane, il libro include le voci di importanti esponenti della cultura italiana – Silvia Avallone, Roberto Saviano, Maddalena Crippa, Sergio Maifredi, Andrea Ceccherelli, Luigi Marinelli, Ferzan Özpetek, Michele Sganga – che sono stati invitati dal curatore a condividere una riflessione sul loro rapporto con la celebre poetessa Premio Nobel. È interessante notare che nello stesso anno è stata pubblicata anche un’altra antologia di poesie di Szymborska, per l’editore polacco Znak, sempre curata da Ceccherelli, e intitolata Posłuchaj, jak mi prędko bije twoje serce/ Ascolta come mi batte forte il tuo cuore. Il volume, oltre alle poesie in versione bilingue polacca e italiana, contiene come postfazione un ampio saggio – Un classico contemporaneo. La ricezione di Wisława Szymborska in Italia– che fa il punto complessivo sull’eccezionale fenomeno della fortuna italiana di Szymborska. Entrambe le edizioni non solo ampliano in modo straordinario gli orizzonti della ricezione di Szymborska agli occhi del lettore polacco, dimostrando – sull’esempio del contesto culturale straniero – la sua universalità e versatilità, ma costituiscono anche una testimonianza concreta del fatto che abbiamo bisogno delle sue poesie, le quali restano sempre aperte a nuove letture e a nuove “possibilità” — per citare il titolo di uno dei suoi componimenti.

Il volume di Barańczak – con 74 poesie selezionate da Ryszard Krynicki e Adam Michnik, e arricchito dai contributi di numerosi scrittori e studiosi quali, ad esempio, Adam Zagajewski e Andrzej Franaszek – offre componimenti al tempo stesso intimi e universali, profondamente radicati nel senso della responsabilità morale e sociale, che si configurano come una forma di difesa etica dell’uomo. Indubbiamente, per citare Adam Michnik, “queste poesie rappresentano un canone intellettuale e morale della letteratura polacca e resteranno per sempre un compito spirituale e un cifrario segreto del nostro tempo”.

Fonte: Muzeum Narodowe w Warszawie.

Poeti come Wisława Szymborska (1923-2012), Stanisław Barańczak (1946-2014), Czesław Miłosz (1911-2004), Zbigniew Herbert (1924-1988), Tadeusz Różewicz (1921-2014), Adam Zagajewski (1945-2021) e Ryszard Krynicki (1943-) figurano tra i principali esponenti della poesia polacca del secondo Novecento e sono ormai considerati dei classici della lirica novecentesca anche oltre i confini del loro paese. Le loro poesie rispecchiano i momenti più importanti e drammatici della storia polacca del ventesimo secolo – la seconda guerra mondiale, il periodo stalinista, gli avvenimenti del giugno 1956 e la stagione del disgelo, gli eventi del marzo 1968, la legge marziale del 1981 e la transizione dal comunismo alla democrazia del 1989. Si tratta di una poesia profondamente segnata dal contesto storico e politico e dai dilemmi morali ad esso legati, sia dal punto di vista formale sia da quello contenutistico. A questo proposito, Czesław Miłosz, premio Nobel per la letteratura nel 1980, sosteneva che la caratteristica fondamentale della poesia polacca fosse “un costante connubio con la storia”, aggiungendo che si tratta di una poesia incisiva, “incline alla filosofia e capace di esprimere non soltanto stati d’animo”.

Immagine: Wystawa “Bitwa pod Grunwaldem” Jana Matejki, nieznany,2. połowa XIX wieku, Muzeum Narodowe w Warszawie.

Correnti poetiche come la poesia linguistica emersa dopo il 1956, o Nowa Fala [Onda Nuova], rappresentata da poeti come Barańczak e lo stesso Krynicki (autori nati alla metà degli anni 40, accomunati dalla stessa esperienza storica – gli avvenimenti del ’68), avevano radici profonde nella storia contemporanea. Con la svolta del 1989 cambia non solo il contesto storico e politico polacco, ma “muta radicalmente anche il modo di essere della poesia nella società”, come ha evidenziato Andrea Ceccherelli durante il recente convegno scientifico “La poesia polacca del nuovo millennio: testi, protagonisti, tendenze”, tenutosi presso l’Università di Bologna nel novembre 2025. A partire dagli anni ‘90 nella poesia polacca si assiste alla “scomparsa del fattore storico”: gli eventi sociali e politici “non sono più in grado di determinare tendenze e imporre cesure” (Ceccherelli). Sia il passato sia le attuali questioni politiche e sociali, come l’ingresso della Polonia nell’UE, la tragedia di Smoleńsk o l’invasione russa dell’Ucraina, rimangono presenti nella poesia, seppur limitandosi al piano tematico.

Ciononostante, i partecipanti della discussione varsaviana concordavano nel ritenere che la poesia di autori come Szymborska e Barańczak continui a invitare i lettori a riflettere sul ruolo del poeta nella storia, sulle sue responsabilità di fronte alle tragedie e nella società del suo tempo. Szymborska e Barańczak, come ha affermato Eliza Kącka, rappresentano due stili e due modi poetici diversi, eppure entrambi, ciascuno a suo modo, risultano attuali. Per Kącka, la poesia di Szymborska è una lezione di pensiero, di ragionamento, un invito a stupirsi del mondo e della nostra posizione in quel mondo. Mentre le poesie di Barańczak, scritte in particolare nel contesto delle menzogne del regime comunista, costituiscono a loro volta una lezione di resistenza e di stupore di fronte all’inferno che in quel mondo abbiamo creato per noi stessi; la sua poesia rimane un simbolo di opposizione morale, ancora oggi condivisibile come forma di confronto etico. Per Barańczak la poesia doveva esprimere diffidenza e aprire la strada verso ciò di cui anche oggi abbiamo bisogno: la verità. Ogni buona poesia non può prescindere dalla verità, ma per farlo deve mettere da parte ogni certezza, tornare a dubitare, ripensare ciò che è già stato detto e rivalutare ciò che è già stato vissuto. Anche nei versi di Szymborska i lettori possono riconoscere il proprio riflesso, che – come ha sottolineato Kącka – porta sempre con sé, in qualche misura, una certa “temperatura morale”. Si tratta di due diversi modi di stupirsi, entrambi ancora oggi molto validi. Ambedue i poeti ci offrono un esercizio morale e mentale, un resoconto di chi siamo e del mondo che ci circonda.

Il quesito ricorrente nella letteratura, non solo quella polacca, a partire dalla seconda guerra mondiale riguarda le possibili forme di espressione poetica e il ruolo che la poesia può assumere nei momenti più difficili, fungendo da strumento di coscienza etica. Non a caso, come ha ricordato Michał Rusinek, nei discorsi commemorativi dell’attacco al World Trade Center (11 settembre 2001) sono stati citati più volte poeti polacchi come Szymborska, Miłosz e Zagajewski. Alla domanda sul perché siano stati scelti proprio autori polacchi, gli organizzatori delle celebrazioni newyorkesi hanno risposto che soltanto poeti provenienti da un paese segnato da una storia drammatica come quella polacca sono in grado di commentare tragedie di tale portata.

Fabrizio Sanna, in arte “Goa”, I fantasmi delle torri.

È vero che la poesia non può cambiare il mondo, ma – come ha rammentato Ryszard Krynicki – può aiutare i suoi lettori. Questo era il senso della poesia e del suo impatto etico e sociale anche per Bertolt Brecht. Una prospettiva che sembra vicina a quella di Zbigniew Herbert, che in un’intervista dichiarò: “Ho perso la fede che la poesia possa correggere il mondo, ma rimane ancora in me l’illusione che sia proprio la poesia a permettere di dare un po’ di ordine al mondo e di creare la possibilità di comunicare con gli altri attraverso la commozione impressa nella scrittura”.

Dunque perché abbiamo bisogno della poesia? Andrea Ceccherelli, riferendosi alla fortuna italiana di Szymborska, ha fatto presente che gli italiani leggono le sue poesie perché vi trovano significati rilevanti per loro e le interpretano in una chiave spesso molto personale, che non necessariamente coincide con quella tradizionalmente adottata dai lettori polacchi. Proprio per questo motivo, secondo Michał Rusinek, leggiamo la poesia di Wisława Szymborska. La leggiamo perché ci offre un linguaggio con cui parlare di noi stessi e del mondo. Per chi la legge, la poesia aiuta a comprendere la propria posizione e condizione nel mondo e offre una chiave di lettura di sé stessi.

E così è la combinazione di etica e poetica, di profondità e chiarezza, del sociale e del personale,che ci spinge a leggere Wisława Szymborska, Stanisław Barańczak e altri grandi poeti: “Nella profondità delle cose si può entrare alla cieca, muovendosi a tentoni, oppure con una fiaccola. La poesia è questa fiaccola” – ha concluso Andrea Ceccherelli.

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