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Yonas Bedzki
4 Maggio 2026
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Tra Nero e Caspio, steppe e altipiani, il Caucaso

Piccola biblioteca certamente da ampliare

di Yonas Bedzki

Immagine di copertina: cane pastore del Caucaso, fonte

Maria Iordanidou, Vacanze nel Caucaso, Prefazione di Cristiano Luciani, traduzione di Francesco Colafemmina, Edizioni Medhelan 2026

Dall’Editore:

“Estate 1914. Anna, giovane liceale greca di Costantinopoli, riceve dallo zio materno che vive in Russia un invito a trascorrere qualche settimana nel Caucaso. Partirà dopo poco a bordo del piroscafo Sicilia del Lloyd Triestino, attraverserà il Bosforo alla volta del Mar Nero e della Georgia, ma potrà fare ritorno a Costantinopoli solo dopo cinque lunghissimi anni. Scoppia intanto la Prima guerra mondiale, poi la Rivoluzione d’ottobre, e infine la guerra tra bianchi e rossi. Anna, da adolescente allieva del Collegio americano, si ritrova ad insegnare inglese in una cittadina della provincia russa, Stavropol’, dove imparerà a fronteggiare le progressive difficoltà del quotidiano. Le vicende autobiografiche di Maria Iordanidou, il cui esordio letterario avvenne a sessantasei anni compiuti, con il grande successo Loxandra (1963), rivivono in Vacanze nel Caucaso con tutta l’autenticità, l’immediatezza e l’autoironia che hanno sedotto centinaia di migliaia di lettori in Grecia e all’estero. «Ero una ragazzina allora e mi trovavo in Russia quando cominciarono le ristrettezze. Quelli erano gli anni più belli della mia vita, l’età della prima giovinezza. E cosa non desideravo! Pure, mancava tutto, tutto era carissimo. Così, dopo attenta considerazione, anch’io cominciai a servirmi da sola, come facevano tutti gli altri attorno a me. E più tardi, quasi per tutta la mia vita, dato che la gran parte di essa è trascorsa in mezzo a guerre e rivoluzioni, quando non potevo ottenere altrimenti quello che volevo, me lo facevo da sola. Persino i libri, in vecchiaia, me li sono scritti per me stessa, perché volevo leggere qualcosa del tempo andato e non riuscivo a trovare quel che desideravo». Con una scrittura vivida e immediata, Maria Iordanidou racconta eventi cruciali del Novecento attraverso scene familiari e immagini del quotidiano, immergendo il lettore nello sguardo incantato e tenace di Anna alla scoperta di una Russia dissimile dagli stereotipi, dove il tempo si dilata, i destini mutano in un istante e l’immancabile samovar è sempre pronto per il tè”.

Wojciech Górecki, Pianeta Caucaso, traduzione dal polacco di Vera Verdiani, con Introduzione 2024 e sezioni “Dagli appunti” tradotte dal polacco da Marco Vanchetti, Keller Editore, 2025

Dall’Editore:

“La frammentazione del Caucaso in numerose entità, dopo il collasso dell’Unione sovietica, è solo l’ennesimo (e di certo non ultimo) capitolo della storia di questa specialissima regione posta tra il Mar Nero e il Mar Caspio. Eccoci tra Cecenia, Georgia, Inguscezia, Ossezia, Abcasia, Agiaria, Cabardino-Balcaria, Karačaj-Circassia e altri territori più o meno riconosciuti. Da secoli vari popoli, lingue, tradizioni, storie, mitologie e culture vivono in questo lembo di terra e Górecki è probabilmente uno dei massimi esperti di quella che è una galassia in continuo movimento, che esce ed entra nella storia, ne raccoglie tensioni e, allo stesso tempo, ne resta indifferente. Una vita di studi e viaggi, quella del reporter polacco, raccontata in una trilogia caucasica che si apre con il primo volume Pianeta Caucaso, riproposto a vent’anni dalla sua uscita in patria. Nulla del suo fascino e della sua capacità di offrirci gli stimoli e gli strumenti necessari per comprendere questa parte di mondo, sempre più centrale nelle dinamiche internazionali, è andato perso. Un universo di storie da cui non è facile staccarsi. «Ma dove è riuscito a trovare tutte queste storie!? Il presidente calmucco Kirsan Iljumžynov, che parla con gli alieni, lo strambo Lev Voznjak di Machačkala, Bajramov il misterioso scomparso della città di Kuba, l’archeologo Nurbi Lovpače di Majkop… E tutto in un mondo minuscolo che ha una superficie come quella della Svezia» (Jacek Hugo-Bader)”.

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Emile Levier, Attraversando il Caucaso, a cura di Renzo Nelli, con un saggio di Renzo Nelli, Chiara Nepi, Maria Gloria Roselli, Prefazione di Franco Cardini, Edizioni ETS 2024

Dall’Editore:

“Il volume costituisce la prima traduzione italiana di un testo in francese che documenta il viaggio in Caucaso di due naturalisti – uno svizzero e uno di origine francese, ma entrambi da anni ormai “fiorentini” – nel Caucaso all’inizio degli ultimi due decenni dell’Ottocento. Il viaggio nasce con lo scopo di documentare la flora caucasica, ma i variegati interessi dei due protagonisti fanno sì che sia ricco anche di notazioni zoologiche e soprattutto antropologiche. Inoltre la garbata curiosità e la tenera ironia – spesso autoironia – del suo autore lo rendono godibilissimo anche come récit de voyage. Il volume si avvale di tre saggi introduttivi. Il primo, ad opera del traduttore e curatore, ripercorre brevemente la storia ottocentesca del Caucaso nell’ambito dell’espansionismo russo e traccia la curiosa vicenda editoriale della prima pubblicazione in francese. Gli altri due ne approfondiscono gli aspetti botanici (Chiara Nepi, curatrice delle Collezioni botaniche del Museo di Storia Naturale, Sistema Museale di Ateneo dell’Università di Firenze) e antropologici (M. Gloria Roselli, curatrice delle Collezioni antropologiche ed etnografiche dello stesso Museo). Il testo, oltre a ripresentare le note apposte dall’autore all’edizione originale, ne contiene numerose altre, aggiunte dal curatore per facilitare la comprensione ed un glossario di termini perlopiù russi, presenti in originale nel testo e lasciati tali anche in traduzione. La pubblicazione è corredata da 20 illustrazioni: fotografie scattate da Stephen Sommier nel corso del viaggio e conservate nel Museo di Antropologia e Etnologia”. 

Banine, I miei giorni nel Caucaso, traduzione di Giovanni Bogliolo, Neri Pozza 2020

Dall’Editore:

“Baku, 1905. Nascere in una famiglia scandalosamente ricca – il capostipite, Assadullah, nato contadino, morì milionario grazie al petrolio zampillato dal suo campo pieno di sassi – ma allo stesso tempo altrettanto stravagante e popolata da loschi individui, porta con sé sicuri privilegi e indubbi grattacapi.
Ultima di quattro sorelle, Banine viene alla luce in un giorno d’inverno movimentato da scioperi, pogrom e altre manifestazioni del genio umano. Nonostante questo, la sua infanzia trascorre felice, allietata dalle torte rigonfie di crema di Fräulein Anna, balia tedesca, e dalle perenni recriminazioni in azero della nonna paterna, una creatura stupefacente, un gigante sbucato da una fiaba di Perrault.
Ogni anno la famiglia trascorre diversi mesi in campagna. La casa è grande, eppure a malapena sufficiente a ospitare l’orda che la invade in primavera: la temibile nonna con le sue innumerevoli serve; la figlia maggiore con il marito, la minore senza marito; i loro cinque figli, terrore di Fräulein Anna, bugiardi, ladri, spioni e quant’altro; infine, il figlio più piccolo della nonna, l’infantile e allegro zio Ibrahim, ancora celibe.
Là dove i doveri diminuiscono, la libertà cresce, il tempo favorisce i giochi – le zie sono tutte avide giocatrici di poker, passione che coltivano assieme a quella per la maldicenza – e, soprattutto, le liti. Nella famiglia di Banine i litigi hanno infatti un ruolo fondamentale, e per due ragioni: una è da attribuire al temperamento violento e naturalmente predisposto alla lite di tutti i suoi membri; l’altra è l’eredità. La famosa, eterna, inafferrabile eredità, quella che bisogna dividere dopo la morte del capostipite.
Questa vita di splendori e baruffe è tuttavia destinata a subire un drastico mutamento. La Rivoluzione d’Ottobre porterà il caos nel Caucaso, una dittatura militare, dominata dagli armeni, prenderà il potere a Baku e darà la caccia ai ricchi azeri, costringendo Banine e la sua famiglia a una precipitosa fuga…
Memoir animato da un irresistibile humour, I miei giorni nel Caucaso ritrae magnificamente la vita e il mondo che rendevano un tempo attraenti le rive del Caspio”.

Nino Haratischwili, L’ottava vita (per Brilka), traduzione di Giovanna Agabio, Marsilio 2020

Dall’Editore: 

“La famiglia Jashi deve la sua fortuna (e la sua sfortuna) a una preziosa ricetta per una cioccolata calda molto speciale, destinata a essere tramandata di generazione in generazione con una certa solennità. Gli ingredienti vanno maneggiati con cura, perché quella bevanda deliziosa può regalare l’estasi, ma porta con sé anche un retrogusto amaro… Al tempo degli ultimi zar, Stasia apprende i segreti della preparazione dal padre e li custodisce nel lungo viaggio che, da una cittadina non lontana da Tbilisi, in Georgia, la porta a San Pietroburgo sulle tracce del marito, il tenente bianco-rosso arruolatosi pochi giorni dopo le nozze. È convinta che quella ricetta, come un amuleto, possa curare le ferite, evitare le tragedie e garantire alla sua famiglia la felicità. Ma allo scoppio della Rivoluzione d’ottobre, quando il destino della stirpe degli Jashi cambierà per sempre, capirà che si sbagliava. Tra passioni e violenze, incontri, fughe e ritorni, sei generazioni e sette donne – da Stasia, nata nel 1900, a Brilka, che vedrà la luce nel 1993 – attraversano l’Europa, da est a ovest, fino all’inizio del nuovo millennio, inseguendo i propri sogni e arrendendosi solo alla Storia.
Alla ricerca del proprio posto nel mondo, le discendenti del famoso fabbricante di cioccolato percorrono il “secolo rosso”, dando vita a una saga familiare avventurosa e tragica, romantica e crudele, in cui per il lettore sarà dolcissimo perdersi, e ritrovarsi”.

Luigi Magarotto, La conquista del Caucaso nella letteratura russa dell’Ottocento. Puskin, Lermontov, Tolstoj, Firenze University Press 2016

Dall’Editore:

“L’Autore affronta il tema della conquista del Caucaso da parte dell’esercito zarista, indagando l’atteggiamento tenuto di fronte a tale evento da tre dei maggiori autori della letteratura russa dell’Ottocento: Aleksandr Puskin (1799-1837), Michail Lermontov (1814-1841) e Lev Tolstoj (1828-1910), espresso in alcune delle loro opere più conosciute. Del primo sono analizzati i tre principali poemetti meridionali, quindi il resoconto del viaggio compiuto ad Arzrum nel 1829 sul teatro di guerra russo-turco e infine il dramma Boris Godunov, consacrato soprattutto alla questione del potere, in cui però s’impone la volontà di creare un impero. Di Lermontov, oltre al poemetto Il novizio, ambientato in Georgia, è presa in esame la novella Bela, facente parte del ‘romanzo’ Un eroe del nostro tempo, in quanto si evince con chiarezza l’atteggiamento di dispregio degli ufficiali russi nei confronti degli indigeni caucasici. Di Tolstoj viene vagliata in primo luogo la posizione del giovane autore negli anni Cinquanta dell’Ottocento, allora addirittura combattente volontario nel Caucaso, esposta nel racconto L’incursione e di seguito quella del ‘secondo’ Tolstoj, pacifista e antimilitarista, manifestata nel racconto lungo Chadzi-Murat”. 

Gianluca Grossi, Guida alla musica dei Balcani e del Caucaso, Odoya 2016

Dall’Editore:

“L’Europa dell’Est e le estreme regioni occidentali dell’Asia rappresentano una delle realtà musicali più affascinanti ed eterogenee del pianeta, dove convergono numerosi generi, figli di culture diversissime fra loro, influenzate da Occidente e Oriente. Eppure ne sappiamo poco, o nulla, ma non è mai troppo tardi per superare quest’impasse e scoprire che anche i paesi dei Balcani e del Caucaso hanno molto da dare e comunicare, avendo conferito i natali ad artisti talentuosi e innovativi in grado di realizzare capolavori che nulla hanno da invidiare ai titoli più blasonati della discografia mainstream. Ogni nazione ha il suo strumento etnico d’elezione: il bouzouki in Grecia, la çftelia in Albania, la tamburica in Croazia, la gusle in Bulgaria e Macedonia; il gardon in Romania… Di conseguenza si sono creati generi ibridi, perfettamente in equilibrio fra il desiderio di sperimentazione della musica moderna e la solidità culturale di quella autoctona. Dal duduk armeno alle sevdalinke bosniache, passando per il festival dei dervisci e le performance del Coro delle Voci Bulgare, fino alla contagiosa allegria della Fanfare Ciocàrlia e al virtuoso del cimbalon Toni Iordache. Un percorso impreziosito da interviste esclusive che si snoda di nazione in nazione, senza dimenticare i musicisti che hanno fatto breccia nella discografia occidentale: Bregovic, Kusturica, Demis Roussos, Vangelis… Un viaggio affascinante al di là delle Alpi Giulie e del mar Adriatico, alla scoperta di sonorità insolite, frizzanti e originalissime. Biografia di più di 100 musicisti. Collaborazioni, curiosità, aneddoti. Tutti i migliori dischi e brani. Schede di approfondimento”.

Charles King, Il miraggio della libertà. Storia del Caucaso, traduzione di Piero Arlorio, Einaudi 2014

Dall’Editore:

“Montagne maestose e valli impervie che per oltre mille chilometri fanno da barriera tra le immense steppe asiatiche e gli aridi altipiani dell’Anatolia e dell’Iran, là dove si incontrano Europa, Russia e Oriente. Una terra di struggente bellezza e di quotidiana barbarie, che unisce in un inestricabile groviglio etnie, culture e lingue diverse, tra Georgia, Armenia, Azerbajdzan, Cecenia, Ossezia e una miriade di altri piccoli Stati. Forte di una prosa evocativa ed elegante, Charles King racconta l’intera storia del Caucaso moderno, dalla conquista ottocentesca da parte dell’impero russo fino alla nascita dei nuovi Stati dopo il collasso dell’Unione Sovietica ad oggi. Una storia drammatica e piena di fascino, un amalgama di libertà e anarchia, di vicende sbalorditive e terrificanti, che ha per protagonisti zar, montanari, avventurieri, predoni ed eserciti d’occupazione.
Il volume, basato su nuove e solide ricerche, evidenzia come la lotta per la libertà sia il tema dominante degli ultimi duecento anni della regione, una lotta che ha portato alla liberazione, ma anche a nuove forme di asservimento. Territorio di grande importanza strategica, il Caucaso è stato da sempre al centro di macchinazioni sotterranee e azzardi affaristici, ambito nei secoli dai tre imperi euroasiatici (russo, ottomano e persiano) intenzionati a inglobarlo nella propria zona d’influenza; del resto, già gli scrittori russi, da Puskin a Tolstoj, nel descrivere la nobiltà d’animo e la fierezza delle tribù degli altipiani criticarono la guerra sempre più spietata condotta dai loro governi contro queste popolazioni. Grazie a penetranti analisi storiche, il volume mette anche in prospettiva le origini delle controversie moderne, tra cui la guerra in Cecenia, i conflitti in Armenia, Georgia e Azerbajdzan, e i contrasti legati al petrolio del Mar Caspio. Spaziando con la consueta abilità narrativa dai salotti letterari russi ai circhi americani che sul finire dell’Ottocento esibivano le ‘bellezze circasse’, dagli uffici dei diplomatici europei ai villaggi dei montanari musulmani, Charles King ha scritto il ritratto di una delle regioni più turbolente e meno comprese del mondo”. 

Laura Barile, Le frontiere del Caucaso, Edizioni Nottetempo 2013

Dall’Editore:

“Tre racconti mediterranei, istantanee illustrate di viaggio: scoperte di libri, di uomini e di guerre infinite, ma anche comici malintesi avventurosi. Laura Barile racconta alcuni suoi viaggi reali: le attese alla dogana agli intricati confini del Caucaso, El-Alamein oggi e la stratificazione di memorie che vi è depositata come un palinsesto, il mal d’Algeria di Camus. Dalla carestia degli anni trenta nell’Unione sovietica vista da Simenon ai miti delle origini: l’Arca di Noè sul Monte Ararat e Prometeo incatenato nel Monte Kazbegi. I paesaggi calcinati di Algeri e il mare turchese delle spiagge minate dell’Egitto, gli armeni che assaporano la libertà nei caffè sotto i tigli, le inutili attese di treni fantasma in grandiose stazioni ferroviarie deserte, la casa natale di Stalin e le immense costruzioni sovietiche non finite. Berberi, amazigh, mozabiti, tuareg, armeni, georgiani, tartari, àvari, russi – e le loro lingue”. 

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Claudio Gugerotti, Caucaso e dintorni. Viaggio in una cristianità di frontiera, Lipa 2012

Dall’Editore:

“In queste pagine Claudio Gugerotti parla delle antiche cristianità del Caucaso per parlare all’Occidente. Mentre ne descrive e ne interpreta alcuni tratti della santità, della sensibilità liturgica, spirituale e culturale, ne fa emergere elementi significativi per una comprensione più piena ed integrale dell’esperienza cristiana e, quindi, per essere capaci di venire incontro alle attese degli uomini e delle donne di oggi in modo più integro. Ne usciamo così arricchiti dalla conoscenza di Gregorio di Narek, capolavoro assoluto della letteratura mondiale, e del penthos, di Vardan Mamikonean, di santa Hripsimé e di tutta la schiera dei martiri armeni che hanno portato questo popolo a leggere la propria storia in filigrana alla passione di Cristo, di Nerses di Lambron, appassionato cercatore di verità in qualsiasi parte del mondo essa si nasconda…Gugerotti si rivolge all’Oriente sapendo di essere occidentale, sapendo di non poterne prescindere, ma confidando che è proprio questo ciò che si fa tra fratelli: stare di fronte con rispetto e affetto, in ciò che si è. E guardare l’altro in questo modo ci fa interpellare qualcosa di più radicale che fa parte anche della comprensione più profonda di sé”.

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Aldo Ferrari, Breve storia del Caucaso, Carocci 2009

Dall’Editore:

“Il testo traccia un quadro essenziale delle dinamiche storiche del Caucaso, dall’antichità sino ai nostri giorni. Caratterizzato da un’eccezionale complessità etnica e linguistica, il Caucaso ha costituito per millenni il confine geografico e culturale tra il Vicino Oriente e il mondo delle steppe eurasiatiche. La conquista russa ha inserito per circa due secoli questa regione all’interno di un unico sistema politico e culturale, ma dopo la dissoluzione dell’URSS il Caucaso ha ripreso il suo carattere ‘di frontiera’, trovandosi al centro di vasti e contrastanti interessi internazionali e divenendo una delle aree di maggior rilievo strategico del mondo contemporaneo.”

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