La scomparsa dell’ultima frontiera – Ucraina
di Giancarlo Montedoro
Foto in copertina di Paolo Morawski
La scomparsa dell’ultima frontiera
Sono divenuto albero.
Scosso dal vento.
Ramo che ondeggia.
Esposto ai cambiamenti.
Ti ricordo come eri.
Nella sospensione lucente del sole.
L’immagine mi toglie il respiro.
Gli occhi mi si annebbiano.
Dove ci siamo persi?
Dove abbiamo smarrito la memoria?
Le ombre ci possiedono
E ci stringono
La febbre ci attanaglia.
Sei aperta
Ad un pianto perfetto.
Solo goccia a goccia
Si impara dalla scissione
E dal dolore
Purché si voglia sempre domandare.
Senza più pentimenti, senza più nulla da farci perdonare.
L’umanità archiviata per dissipazione
Silenzio della lava
Strade infuocate
E oscuro cielo.
Natura che ritorna inospitale.
Emorragia.
America senza confini.
Terra e mare,
storia e leggenda.
Terra sognata.
Ultima frontiera.
Ospizio della nostra disperazione.
Ucraina
Una volta era tutto facile
Respirare viaggiare amare
Tutto ci portava in Grecia
Un altro Est
Un altro finale
Da mondi chiamati Balcani
La vita scorreva
(In sottofondo
Preludio di Bach)
Armonia europea di Kundera
Parole per noi lontane
Chiusi eravamo in piccole patrie
Derrida e Camus
Non li capivamo tanto
Ora invece si
Cosa significa aprirsi
Amare gli altri davvero
Chiedersi come sia essere lui
Il vicino lontano
Dovremmo farlo di più
Tutto procede da questo
Il mistero del prossimo
Lo spezzare il pane
Il bere vino
Deporre le armi
Amare.
Tutto qui.
Sogno o realtà non so.
La presenza
È un’isola
Dove la vita è giovane
E l’amore alla fine ci sorride.
Alle città che hanno smesso di essere
E che si vogliono ricostruire per guadagnarci su
A loro dico
Non fu vano resistere
Non fu vano soffrire
Diamoci ombra e pace
Non possiamo possedere questa Terra
Siamo solo un istante fra l’esistere e l’essere.
Siamo vivi a volte solo perché abbiamo buoni motivi per morire.
Nulla sarà mai dimenticato.
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