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Stefano Leone
11 Aprile 2026
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3 Commenti

Percorsi letterari per l’Ungheria

Alcuni libri che possono aprire le porte del paese magiaro e farlo comprendere meglio

di Stefano Leone

Domani, domenica 12 aprile 2026 i cittadini ungheresi sono chiamati alle urne e tutti i commenti sono concordi, sebbene talvolta per motivi opposti, che questa elezione potrà diventare una data fondamentale per la storia contemporanea europea.
Nel tentativo di comprendere meglio quello che ci è tanto vicino e al contempo tanto sconosciuto, poli-logo vuole proporre ai suoi lettori una lista di letture in italiano per avvicinarsi all’Ungheria. 

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László Krasznahorkai – Melancolia della resistenza

Sinossi:

In città è arrivato il circo. Nulla di strano, se non fosse che il circo ospita una balena imbalsamata, la più grande del mondo, e che la città è sperduta nella campagna ungherese, un non luogo dominato da incertezza e declino. Tutti sono in attesa che accada qualcosa e sarà proprio il circo a far esplodere il cambiamento. Tra i tanti personaggi che popolano questo sorprendente romanzo sociale spiccano Eszter, che spera nel caos e nell’anarchia per accrescere il suo potere, e Valuska, postino e sognatore, che trascorre le sue giornate cercando la purezza nel mondo. Un romanzo sulle possibilità della rivoluzione che scorre nella prosa bruciante e visionaria di László Krasznahorkai.

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Ferenc Molnár – I ragazzi della via Pál

Sinossi:

Questo libro, regalo obbligato in occasione di influenze e morbilli, riletto oggi potrebbe essere dedicato a tutti i ragazzi che non hanno un posto dove stare e giocare. Le storie di Nemecsek, il gracile figlio del sarto; di Boka, il più forte del gruppo, e degli altri compagni divisi tra Camicie rosse e via Pál, ci conquistano forse proprio per la loro inattualità. La guerra a colpi di sacchi di sabbia, tra rischiosi appostamenti, eroismi autentici e piccole rivalità, propone un’epos autentica e per questo così lontana dalla sensibilità del nostro mondi di giochi virtuali. E mostra nel drammatico finale come la dura legge della vita prevalga su qualsiasi contesa.

Sándor Márai – Le braci

Sinossi:

Dopo quarantun anni due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un “duello senza spade” – e ben più crudele. Tra loro, nell’ombra, il fantasma di una donna. E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all’insostenibile.

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Antal Szerb – Il viaggiatore e il chiaro di luna

Sinossi:

Negli anni Trenta una coppia di Budapest parte in luna di miele per l’Italia. I due nascondono irrequietezza sotto un’apparenza borghese. Ma l’incontro con un’Italia oscura e magica spezza il loro razionale equilibrio. Lui inizia un viaggio mistico e allucinato, prima alla ricerca di un amico d’infanzia diventato monaco in un’Umbria oscura e arcaica; poi in una Roma sensuale dove morte ed erotismo s’incontrano. Lei parte per Parigi a meditare su un matrimonio, ma anche a verificare nel tourbillon d’incontri galanti e pericolosi la saldezza della sua vocazione borghese. La luna di miele si trasforma in un doppio viaggio spirituale, una ricerca sul significato della vita e della morte scritta con elegante levità.

Frigyes Karinthy – Viaggio intorno al mio cranio

Sinossi:

Il fragore assordante di un treno di passaggio sorprende Frigyes Karinthy mentre, seduto al suo tavolo preferito in un elegante caffè di Budapest, è assorto nei propri pensieri. Ma non ci sono stazioni e non passano treni, nel centro della città. Il boato è in realtà una potente allucinazione. Dopo aver consultato specialisti di ogni tipo, lo scrittore scopre di avere un tumore al cervello e che un intervento chirurgico è la sua unica possibilità di sopravvivenza. È il 1936 e la neurochirurgia è in una fase pionieristica, ma di forte sviluppo. Karinthy va a Stoccolma e si affida alle mani di Olivecrona, allievo del grande Harvey Cushing. Il suo racconto dell’operazione, subita da sveglio, è – oltre che la prima testimonianza storica di questo tipo – un autentico capolavoro letterario: Karinthy flirta divertito con il presentimento della morte e trasforma il proprio viaggio negli abissi della malattia in una brillante esplorazione della natura umana. Completa il volume il racconto Catene, in cui l’autore ungherese delinea per la prima volta la celeberrima teoria dei sei gradi di separazione.

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Ferenc Karinthy – Epepe

Sinossi:

Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. Epepe è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri – e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell’angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di Epepe. Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza eguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l’ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche – chi può dirlo? – Bebe o Tetete.

Edith Bruck – Il pane perduto

Sinossi:

Per non dimentica e per non far dimenticare, Edith Bruch, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composta di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora.

Con l’occasione segnaliamo che il 16 aprile 2026 alle ore 18:00 presso il Palazzo Falconieri, in Via Giulia 1, l’Accademia d’Ungheria in Roma organizza la serata commemorativa dedicata alla Giornata della Memoria Ungherese con la scrittrice e poetessa italiana-ungherese Edith Bruck come ospite d’onore. 

Magda Szabó – Abigail

Sinossi:

Seconda Guerra Mondiale. Gina, ragazza quindicenne dell’alta società di Budapest, orfana di madre e figlia unica di un generale dell’esercito ungherese, per volontà del padre, nell’autunno del 1943 deve abbandonare i luoghi abituali e le persone amate della sua vita e senza poter salutare alcuno, viene portata in una prestigiosa, ma molto lontana scuola calvinista, nell’Istituto di Educazione Femminile Matula.
Le tolgono ogni oggetto personale, è obbligata a indossare un’uniforme scura e semplice, la sua giornata è regolata da un orario molto rigido. La vita nell’istituto è piena di regole e divieti e Gina per un piccolo tradimento si trova anche emarginata dalle sue compagne di classe. Si ribella, ma verrà a sapere qualcosa per cui decide di rimanere nell’istituto e accettare la sua reclusione.
Come riuscirà Gina ad orientarsi in un mondo difficile e pieno di segreti da adulto?
I suoi passi saranno vegliati dalla misteriosa Abigail una statua del giardino della scuola che secondo la leggenda diffusa tra le allieve pare avere strani poteri, e da un segreto protettore, l’identità del quale è conosciuta solo dal generale.

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Imre Kertész – Essere senza destino

Sinossi:

Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d’ora, la felicità mi spetta come una trappola inevitabile. Perché persino là, accanto ai camini, nell’intervallo tra i tormenti c’era qualcosa che assomigliava alla felicità. Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli ‘orrori’: sebbene per me, forse , proprio questa sia l’esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno.

Dezső Kosztolányi – Anna Édes

Sinossi:

Nel tumultuoso periodo del primo dopoguerra ungherese, tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un tranquillo quartiere di Budapest, una famiglia borghese e benestante assume una giovane cameriera, Anna. Il quotidiano sembrerebbe procedere sereno se non fosse che lentamente la dura condizione di serva corrode l’animo docile e benevolente della ragazza, che si trova persino sedotta e abbandonata da un membro della famiglia. Per i padroni il culmine sarà inatteso e disgraziato.

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L’antologia: La grande triade della poesia rivoluzionaria ungherese. Petőfi, Ady, József

Sinossi:

Questa antologia raccoglie le poesie di tre fra i più grandi poeti ungheresi. La scelta delle liriche vuole semplicemente enucleare alcune suggestioni per un discorso sulla poesia rivoluzionaria, il più attuale che ancora oggi si possa tentare sui destini della poesia.

Sulla poesia ungherese si possono trovare traduzioni in italiano qui

A chi legge anche in polacco segnaliamo la trilogia di Krzysztof Varga, scrittore e giornalista polacco, con ascendenze ungheresi per parte di padre, che con le sue opere ha svolto un importante ruolo di mediatore tra le due culture.

  • Gulasz z turula
  • Langosz w jurcie
  • Czardasz z mangolicą

Leggi inoltre le peregrinazioni del giornalista e prosatore Ziemowit Szczerek attraverso l’Europa del Centro e dell’Est, raccolte in: Via Carpatia. Podróże po Węgrach i Basenie Karpackim. 

A chi legge in tedesco segnaliamo di András Visky il romanzo Die Aussiedlung. 

Sinossi:

András, il narratore, il più giovane di sette figli, ama più di ogni altra cosa la sua coraggiosa madre Júlia: dove c’è lei, lì si nasconde la felicità, qualunque cosa accada. Per quattro anni lei vaga con i figli nella steppa della Romania orientale: sono stati “trasferiti» dopo che il padre, un pastore, era stato condannato a 22 anni di lavori forzati. Si sistemano in caverne scavate nel terreno e in villaggi abbandonati, sotto la sorveglianza delle autorità. Responsabilità collettiva. «Mi ricordo tutto e scriverò di tutto quando sarà il momento, dico a nostra madre per consolarla, quando la sorprendo a piangere; uso “scrivere” come sinonimo di “vendicarsi”, senza sapere cosa sto dicendo.» Decenni dopo, Visky trova il tono sereno, a tratti allegro, le immagini luminose e la forma: 822 minicapitoli numerati, simili a respiri.

Non serve ricordare che l’Accademia d’Ungheria in Roma organizza regolarmente eventi, mostre e incontri dedicati al mondo magiaro.

poli-logo ringrazia Lorenzo Natali, traduttore, interprete e studioso di Ungheria, per le preziose segnalazioni.

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3 Commenti. Nuovo commento

  • Monica Lumachi
    11 Aprile 2026 18:46

    Grazie per le interessantissime segnalazioni plurilingui e multi focali… complimenti come sempre

    Rispondi
  • Federigo Argentieri
    11 Aprile 2026 18:53

    Molto bene, magari però si poteva aggiungere il famoso numero speciale de “Il Ponte” (1960), il libro di István Mészáros sui dibattiti Déry-Lukács (Einaudi 1958, scritto direttamente in italiano) e il mio “Il proletariato contro la dittatura”, Torino, Golem 2021””

    Rispondi
  • Tiziana
    11 Aprile 2026 21:53

    Grazie per le fondamentali indicazioni. Marai mi interessa molto ….

    Rispondi

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