Dal Rapporto ISPI 2026 “liberi tutti”
di Paolo Morawski
L’ISPI-Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano ha appena pubblicato il Rapporto ISPI 2026 “liberi tutti”.
Il Rapporto fotografa – leggiamo – “un mondo che sembra aver perso freni, regole e bussole. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha solo accelerato il trend già in atto della deregolamentazione della convivenza globale, in un contesto in cui l’ordine del dopoguerra si sfalda senza che emerga un’alternativa credibile. Così oggi le guerre tornano legittime, la diplomazia è spesso intesa come coercizione, le alleanze sono sempre più fluide e le istituzioni multilaterali ne escono indebolite. Dalla corsa agli armamenti alla crisi climatica, dalla frammentazione del commercio alla competizione tecnologica, questo annuario offre una chiave essenziale per comprendere perché la libertà senza regole rischia di trasformarsi in disordine permanente”.
Il Rapporto è a cura di Alessandro Colombo (Responsabile del Programma Relazioni Transatlantiche dell’ISPI e Professore all’Università degli Studi di Milano) e Paolo Magri (Chair del Comitato Scientifico dell’ISPI). La conclusione è di Mario Monti (Senatore a vita; Presidente, Istituto Javotte Bocconi).
INDICE
Introduzione, Alessandro Colombo, Paolo Magri
PARTE I – IL MONDO DEL “LIBERI TUTTI”
- La fine del dopoguerra. Il mondo dopo il ritorno di Trump, Alessandro Colombo (ISPI e Università degli Studi di Milano)
- Difesa: liberi di armarsi, Antonio Missiroli (ISPI e Sais Europe)
- Diritto internazionale: la fine delle regole?, Pasquale De Sena, Diego Mauri (Università degli Studi di Palermo)
- Commercio internazionale: vale tutto?, Lucia Tajoli (ISPI e Politecnico di Milano)
- Finanza, dollaro e criptovalute: liberi fino a che punto?, Franco Bruni (ISPI)
- Energia e clima: un passo avanti e due indietro, Massimo Lombardini (ISPI)
PARTE II – “LIBERI TUTTI” IN AZIONE
- Liberi tutti made in Usa, Mario Del Pero (ISPI e Sciences Po)
- Medio Oriente: cosa cambia dopo il ritorno di Trump?, Valeria Talbot, Ugo Tramballi (ISPI)
- Ucraina e il prezzo del “liberi tutti”, Eleonora Tafuro Ambrosetti (ISPI)
- Intelligenza artificiale: ognuno per sé, Alessandro Aresu (scrittore e consulente)
- “Liberi tutti” nello spazio, Clelia Iacomino (European Space Policy Institute – ESPI)
Conclusione. L’Europa al tempo di Donald Trump, Mario Monti (Senatore a vita; Presidente, Istituto Javotte Bocconi)
Il capitolo Ucraina e il prezzo del “liberi tutti”, di Eleonora Tafuro Ambrosetti, giustamente rievoca l’atto di forza della Russia contro la Georgia cominciato nell’agosto 2008: “formalmente per difendere gli interessi dei territori separatisti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, per poi stabilirvi permanentemente le sue truppe”. L’offensiva russa contro la Georgia “non poteva essere giustificata in base al diritto internazionale: non era né necessaria né proporzionata rispetto alle violazioni precedenti, pur avvenute in un contesto di continue provocazioni russe e attività militari ambigue sul terreno”. Ciò nonostante, il risultato fu che “il conflitto del 2008 segnò un precedente fondamentale: la dimostrazione che la Russia poteva usare la forza per modificare confini e realtà territoriali senza affrontare costi significativi. Un modello che, sei anni dopo, avrebbe riprodotto con l’annessione della Crimea”.
Sul piano delle analogie tra il conflitto georgiano e quello che accadde in Crimea nel 2014, la “principale similarità sta nella giustificazione di fondo usata dalla Russia: la protezione dei diritti della ‘periferia’ filorussa contro un ‘centro’ filo-occidentale. Inoltre, anche nel caso della Crimea come in Georgia e, successivamente, in Ucraina orientale, la Russia ha continuamente invocato il diritto internazionale umanitario e specialmente la dottrina della ‘responsabilità di proteggere’ come ragione del suo intervento, utilizzando il precedente coinvolgimento occidentale nella questione del Kosovo”.
Differente – viene ricordato – fu il risultato finale dell’intervento russo nella Crimea ucraina. La Russia ottenne il controllo della penisola attraverso una rapida occupazione, quindi un’annessione formale (un trattato di adesione). Il 18 la Crimea diventò una repubblica della Federazione Russa. Mosca giustificò l’operazione come “tutela dei russi etnici e dei russofoni della regione” e come “esercizio del diritto all’autodeterminazione” della Crimea pro-russa. A fronte di questo fatto compiuto (un fait accompli), tutti considerarono – sottolinea l’Autrice – che riconquistare la Crimea fosse “un’impresa troppo rischiosa”. Pertanto, tutti furono riluttanti a intervenire militarmente. Certamente non lo volle la comunità internazionale. Ma “un riesame degli archivi dell’epoca dimostra che anche il governo ucraino reagì con relativa passività”. La guerra a bassa intensità iniziata nel 2014 dalla Russia sfociò, otto anni dopo, dal 24 febbraio 2022, nell’invasione su larga scala dell’Ucraina, invasione ancora in corso. Purtroppo.
Commenta Eleonora Tafuro Ambrosetti: “è opinione largamente condivisa tra gli analisti occidentali che la mancata risposta all’annessione della Crimea e alle operazioni russe in Donbass abbia contribuito ad innescare la guerra su larga scala. Il caotico ritiro americano dall’Afghanistan e le limitate sanzioni occidentali per il ruolo della Russia nell’abbattimento del volo Malaysian Airlines MH17 hanno ulteriormente sottolineato la debolezza dell’Occidente agli occhi di Putin. Questa debolezza percepita, insieme alle informazioni imprecise dei servizi segreti russi, ha alimentato in Mosca la convinzione che, dopo il ‘precedente’ della Crimea, fosse possibile estendere il controllo su altre parti dell’Ucraina con costi contenuti”.
E ora?
Dal Rapporto si possono trarre alcune considerazioni:
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- Fermo restando che “è impossibile non salutare con favore qualunque sforzo diplomatico che tenda alla composizione di conflitti che stanno lasciando sul campo centinaia di migliaia di morti”;
- Gli ultimi mesi “hanno spinto all’estremo il cedimento delle inibizioni alla guerra”;
- “Mai come in questo momento è diventato evidente il ritorno dell’uso unilaterale della forza come metodo di risoluzione delle controversie e come strumento per imporre i propri interessi nazionali”;
- I negoziati gestiti dagli americani “non hanno prodotto i risultati auspicati, a dispetto delle significative concessioni prospettate a Mosca dagli USA e della progressiva acquiescenza di Kyiv a molte delle richieste di Trump”;
- Dell’indebolimento del sistema internazionale basato sulle regole “rischia di essere l’Ucraina la principale vittima in Europa”;
- L’Unione Europea è diventata ormai “il sostenitore principale di Kiev”;
- La Federazione Russa “ha ampliato le proprie operazioni militari in Ucraina, insistendo nei tentativi di sfondamento delle difese ucraine e colpendo in modo sistematico le infrastrutture militari e civili del paese”.
- Si fa strada l’idea che la Russia stia “chiaramente vincendo” (“affermazione discutibile”, se si tengono in conto sia gli obiettivi iniziali di Mosca sia “la lentezza e il costo economico e umano dei suoi progressi militari”); che la “scommessa” russa dell’aggressione contro l’Ucraina “si riveli vincente”; che il contesto bellico attuale, la realtà sul campo e il ritorno alla Casa Bianca di Trump (che vuole una “pace a tutti i costi” senza tenere in considerazione gli interessi ucraini), impongano “una pace chiaramente favorevole alla Russia”;
- Di contro, l’idea di una fine della guerra attraverso una “pace giusta” per Kiev (che presuppone “il pieno ripristino della sovranità territoriale ucraina, delle riparazioni economiche e l’istituzione di un tribunale di guerra”) “sembra allontanarsi progressivamente”;
- La speranza è “un compromesso che possa almeno avere la forza di deterrenza contro eventuali attacchi russi nel futuro”.
- Sostiene Mario Monti nelle sue osservazioni conclusive: “Non è dunque improbabile che possa emergere un asse autoritario tra Trump e Putin. Per il suo innato senso di superiorità e per le condizioni precarie dell’economia russa, il presidente Trump sarà sempre convinto di esserne il leader. Putin, dal canto suo, non avrà difficoltà a lasciarglielo credere mentre manovra con abilità il corso degli eventi”.
Uomo avvisato, mezzo salvato.



