In bilico tra La Classemorta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori
A Napoli, dal 19 al 22 marzo 2026, presso il Teatro Nuovo, in Via Montecalvario 16, va in scena La classe.
La classe è un docupuppets con pupazzi e uomini. È un rito collettivo, in bilico tra La Classe morta di Tadeusz Kantor e I cannibali di George Tabori, in cui gli adulti, interpretati da pupazzi realizzati da Fiammetta Mandich, rileggono i ricordi di un’infanzia vissuta nella paura di buscarle.
Una storia che Fabiana Iacozzilli fa nascere dai ricordi delle scuole elementari all’istituto “Suore di carità” e in particolare da quelli legati alla sua maestra, Suor Lidia. Questi ricordi/pezzi di legno si muovono senza pathos su tavolacci che rimandano a banchi di scuola, ma anche a tavoli da macello o a tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Tutto intorno, silenzio. Solo rumori di matite che scrivono e compagni che respirano. I genitori sono solamente disegnati su un cadavere di lavagna ma poi ben presto cancellati. Nel silenzio dei loro passi, questi corpicini di legno si muovono nel mondo terrorizzante di Suor Lidia, unica presenza in carne ed ossa che sfugge alla vista di pupazzi e spettatori.
In questa ricerca di pezzi di memorie andate emerge il ricordo in cui Suor Lidia affida a Fabiana la regia di una piccola scena per una recita scolastica decidendo, forse, insieme a lei, la vocazione della sua alunna.
Guarda il trailer (durata 2:10).
La classe indaga la relazione tra l’infanzia e il nostro divenire adulti: cosa ciascuno di noi è in grado di diventare a partire dalle esperienze negative dell’infanzia? La performance è basata sulle interviste ai compagni di scuola della regista Fabiana Iacozzilli. I ricordi della rigida educazione dell’Istituto delle Suore della Carità diventano marionette abilmente animate da cinque performer. Le registrazioni vocali dei compagni di classe della regista fanno da sfondo alle azioni degli “esserini” manipolati sulla scena, disegnando un mondo sospeso tra un reale documentario e un altro onirico, tra l’età adulta e l’infanzia. Un progetto che parte da un’esigenza personale fortissima, nel tentativo di ricostruire un passato frammentato alla ricerca di un senso, di una risposta alla domanda sulla difficile relazione tra fede e bambino e sulla continua ricerca di dio attraverso il rito teatrale. Un lavoro in cui si vuole evitare l’effetto “amarcord” o la facile denuncia ma che vuole essere una testimonianza, uno strumento d’indagine alla ricerca di quella spiritualità che forse è ancora presente in alcuni di noi.
Uno spettacolo di: Fabiana Iacozzilli
collaborazione e drammaturgia: Marta Meneghetti, Giada Parlanti, Emanuele Silvestri
performer: Michela Aiello, Andrei Balan, Antonia D’Amore, Francesco Meloni, Marta Meneghetti
scene e marionette: Fiammetta Mandich
luci: Raffaella Vitiello
suono: Hubert Westkemper
produzione: Cranpi






