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Olena Ponomareva
15 Aprile 2026
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2 Commenti

Civiltà Kyiviana

Le connessioni con l’Europa occidentale fino al XIII secolo

di Olena Ponomareva

Immagine di copertina: fonte

La Rus’ di Kyiv è stata una delle entità politiche e culturali più significative dell’alto Medioevo europeo. Ha rappresentato un importante centro di civiltà cristiana nella parte orientale dell’Europa. Affermatasi come stato europeo nell’XI e XII secolo, ha consolidato rapporti politici, commerciali, dinastici e culturali non solo con  Bisanzio, ma anche con i paesi dell’Europa occidentale.  Il punto di svolta fu il battesimo della Rus’ nel 988 sotto il regno del Granduca Volodymyr (956-1015) che si convertì al cristianesimo e fece della confessione greco-ortodossa la religione di Stato. 

Lo storico inglese Norman Davies, cercando di riassumere il significato di questa figura, accenna a un equivoco storico (con una rilevante componente onomastica) che ha profondamente segnato le sorti non soltanto dell’Ucraina, ma, sotto molti aspetti, di tutto il corso della storia europea:

“Volodymyr or Vladimir, Prince of Kiev, is frequently likened to Charlemagne. The parallel is apt enough, not least because both men became heroes of later national legends. Of course, Volodymyr the Rus was no more a Russian than Charlemagne the Frank had been a Frenchman. ‘Russia’ did not exist in his day, any more than ‘France’ existed in Charlemagne’s. Unfortunately, when the Russian Orthodox Church came on to the scene five centuries later, it laid monopoly claims to the Kievan heritage; and modern Russian propaganda has done everything in its power to suppress rival claims and traditions, notably among the Ukrainians” (nota 1).

Volodymyr Sviatoslavytch (in russo Vladimir I Svjatoslavič), principe di Kyiv, detto il Santo o il Grande.

Dopo la cristianizzazione nel 988 la Rus’ di Kyiv era entrata a fare parte del sistema politico europeo istaurando con Europa rapporti di natura simmetrica e paritaria e rappresentando “un mondo a sé stante che può e deve essere comparato alla coeva civiltà dell’Europa occidentale, non alla posteriore realtà della Moscovia e dell’Impero russo” (2). Gli autori delle cronache occidentali coeve descrivono la Rus’ di Kyiv come un grande e potente stato nell’Est dell’Europa che viene chiamato rerum, mentre al Granduca di Kyiv è rivolto l’appellativo Rex Ruthenorum e potentissimus Rutenorum Rex. In particolare, lo storiografo e teologo tedesco dell’XI secolo Adamo di Brema nella sua opera Gesta Hammaburgenisis ecclesiae pontificum descrive Kyiv come “aemula sceptri Costantinopoli et classicud decus Graeciae” (3), la rivale dello scettro di Costantinopoli e l’orgoglio della Grecia classica.

Un importante indicatore dell’orientamento politico e culturale della Rus’ di Kyiv erano i matrimoni dinastici che caratterizzavano i rapporti internazionali dello Stato kyiviano. Secondo le ricerche genealogiche svolte all’inizio del XX secolo da Nicolas De Baumgarten, 

“nell’XI secolo tra le 36 unioni dinastiche importanti che hanno caratterizzato i rapporti internazionali della Rus’ di Kyiv, otto riguardano il Sacro Romano Impero, due la Francia, cinque i Paesi scandinavi e l’Inghilterra (all’epoca era strettamente legata a essi), sette la Polonia, sei l’Ungheria, quattro il Bisanzio e tre i Khanati Polovtsiani” (4). 

Questi dati sono piuttosti eloquenti: ben 32 unioni dinastiche su un totale di 36 riguardavano gli stati d’Europa centrale e occidentale. Le tracce di questi eventi riecheggiano, in modo particolare, nelle saghe scandinave e nelle Chansons de geste che analizzeremo in breve. 

Völsunga saga, fonte

Le saghe leggendarie (Fornaldarsögur, “storie dei tempi passati”) rispecchiano gli scambi e i contatti diretti esistenti tra la Scandinavia e la Rus’, molto attivi nel periodo tra il X e ХI secolo:

 “Tutti i dati importanti e affidabili che le saghe ci raccontano sulla Rus’, sono attribuibili a un breve lasso di tempo compreso tra il 975 circa. Il principe Volodymyr vi appare come avvolto dalla nebbia, come un grande personaggio semi-leggendario che appartiene al passato, e solo Jaroslav detto il Saggio è ritratto come una figura contemporanea, con una sorta di realismo tipico di questi monumenti letterari” (5).

 Una delle più conosciute, contenuta nella Heimskringla (6), è la saga di Harald III Sigurdsson, noto anche come Harald Hardråde, il re di Norvegia tra il 1046 e il 1066. Dopo la sconfitta del fratellastro, re Olaf II (il futuro Sant’Olaf) nel 1031 il giovane Harald fugge dalla Norvegia e viene ospitato a Kyiv presso la corte del principe Jaroslav (figlio di Volodymyr), la cui moglie Ingererd di origine svedese era una sua lontana parente. Harald si innamora della figlia maggiore del sovrano Elisabetta (Ellisiv nelle fonti scandinave), all’epoca ancora bambina, ma prima di chiederne la mano, parte con le sue truppe in cerca di fama e fortuna, per meritare la moglie del calibro della principessa di Kyiv. Opera come comandante militare per l’Impero bizantino prendendo parte a numerose spedizioni e distinguendosi nelle guerre condotte in Asia Minore, in Africa, nel Mar Mediterraneo, in Sicilia e in Terra Santa. Dopo aver accumulato notevoli ricchezze, nel 1042 ritorna a Kyiv per sposare Elisabetta e anche per preparare la propria spedizione allo scopo di reclamare il trono di Norvegia. Dopo aver riconquistato il trono, governa la Norvegia per oltre 20 anni potenziando il commercio con gli stati esteri e avviando una florida attività economica. Viene sconfitto e ucciso nella battaglia Stamford Bridge (1066) in un fallito tentativo di invadere l’Inghilterra.   

Harald III di Norvegia in una miniatura del XIII secolo

Oltre a essere un re e un guerriero, Harald era anche un poeta scaldico. Durante il suo viaggio attraverso il Mar Nero da Bisanzio alla Rus’, il giovane compose poesie d’amore dedicate alla figlia del konung (re) Jaroslav, di cui era perdutamente innamorato. Nella Heimskringla troviamo 16 strofe tipiche dei componimenti scaldici che raccontano le gloriose imprese di Harald compiute in nome dell’amore in cui risalta il ritornello:

Eppure la dea di Gardarike (7) / non accetterà i miei anelli d’oro (8).

Questa canzone di Harald divenne molto popolare nell’epoca preromantica quando in Europa si scoprì l’interesse per la poesia scaldica; in quel periodo il testo fu tradotto in varie lingue europee immortalando un Harald valoroso, ma anche romantico, innamorato della sua dea kyiviana a cui, intimorito, ma speranzoso, stava per proporre i suoi “anelli d’oro”. In un adattamento poetico più recente in lingua inglese diventa: 

Yet to the Rus queen, I fear, / My gold-adorned, I am not dear.

L’unica copia conosciuta sopravvissuta dell’edizione del 1594 delle saghe reali vichinghe dell’Islando Snorri Sturluson, tradotta dal norvegese antico al danese. Fonte

Le menzioni della Rus’ di Kyiv sono frequenti anche nella poesia epica e nei romanzi cavallereschi francesi dell’XI e XII secolo. Sono dovute alla popolarità nella Francia medievale di un’altra principessa kyiviana Anna Jaroslavna (sorella minore di Elisabetta) che nel 1051 sposò del re Enrico I e dopo la sua morte nel 1060 divenne reggente del Regno di Francia per conto di loro figlio primogenito Filippo all’epoca minorenne (9). Secondo le ricerche del medievista francese Ernest Langlois, la Rus’ è citata più di settanta volte in 28 poemi epici francesi, tra cui diverse volte nella più famosa Chanson de Roland (10). Un fatto degno di nota è che molte chansons de geste tendono a delineare in un modo piuttosto preciso la situazione geopolitica dell’Europa orientale caratterizzata dalle pressioni esercitate su quei territori dai popoli della steppa, soprattutto dai Pecheneghi menzionati anche nella Canzone di Rolando. A quell’epoca la Rus’ di Kyiv vantava una solida reputazione militare, veniva persino personificata e descritta come un gigante dotato di una forza eccezionale, alto quattrodici piedi, con una folta chioma biondo scura e con il volto segnato dalle cicatrici da “guerra”, un’immagine sontuosa che ci viene restituita dalla Chanson de Saisnes (1200) attribuita a Jean Bodel (11) che racconta le campagne di Carlo Magno contro i Sassoni; mentre il romanzo Thèbes (1150), considerato una delle prime opere romanesche francesi, narra che il Principe della Rus’, Dus de Roussie, “può competere con i più potenti rivali” (12). 

Manuscrit du Chant des Saxons, fonte 

Le nozze di Enrico I di Francia con Anna Jaroslavna di Kyiv. Anna ebbe un ruolo significativo nella politica medievale europea. Esercitò la sua influenza come regina consorte dal 1051 al 1060 e poi come reggente per conto del figlio Filippo sino al 1061. Illustrazione tratta dalle Chroniques de France ou de Saint-Denis (1332-1350), fonte

Come è noto, le canzoni di gesta e la maggior parte delle saghe leggendarie del X e XII secolo sono rielaborazioni letterarie dei motivi popolari risalenti alle epoche precedenti, che hanno assorbito i contenuti dei rispettivi periodi storici, in cui elementi reali si fondono con le leggende. Nello stesso tempo dalle analisi dei testi letterari emerge che la Rus’ di Kyiv era percepita da vari autori occidentali non come “una terra fantastica” alla stregua dell’India nei romanzi medievali, ma come una realtà geografica ben definita, un territorio conosciuto ed esplorato dai mercanti, dagli avventurieri, dai missionari e dai sovrani europei in persona, come uno Stato forte con legami culturali, commerciali, economici, politici e dinastici con altri stati europei: “Indubbiamente, l’elemento fantastico è stato incrementato nelle rappresentazioni di una terra lontana, ma è importante sottolineare che queste rappresentazioni sono basate principalmente sulle conoscenze geografiche e storiche accertate, su contatti realmente esistenti tra la Rus’ di Kyiv e l’Europa occidentale” (13).

Tuttavia, nel XIII secolo la Rus’ di Kyiv divenne la prima vittima “europea” della devastante invasione tataro-mongola, che l’ha portata a rimanere per secoli fuori dall’orbita europea. Nel 1240, Batu Khan distrusse Kyiv e proseguì nella direzione ovest. 

Fonte 

Incursione dell’Orda d’Oro di Batu Khan contro Kyiv nel 1240. La caduta e distruzione della capitale della Rus’ non solo consentì all’Orda di avanzare verso Polonia e Ungheria, ma segnò l’inizio della fine della confederazione kyiviano e la sottomissione dei diversi principati al dominio mongolo per quasi due secoli e mezzo. Parallelamente cominciarono ad emergere altre città più a nord e a est del continente, tra queste Novgorod e Mosca. Fonte Anonymous Russian manuscript illuminators, 1560-1570s 

Note

  1. Norman Davies, Europe: A History, Oxford: Oxford University Press, 1996, p. 428.
  2. Cinnella Ettore, Storia e leggenda della Rus’ di Kiev, Della Porta Editori, Pisa, 2024, p. 18.
  3. Josef Matl, Europa und die Slaven. Wiesbaden, 1964, pp. 34-35. 
  4. Nicolas De Baumgarten, Généalogies des mariages occidentaux de Rurikides russes du X au XIII siècle, Rome, Pont. Institutum Orientalium Studiorum, 1927, pp. 69-70. 
  5.  Friedrich Braun, Das historische Russland in nordischen Schriften vom 10. bis 14. Jahrhundert, p. 171.
  6. Si tratta della più completa raccolta mitologica e storiografica riguardante l’epopea scandinava, un’opera monumentale redatta da Snorri Sturluson nel 1225.
  7. Garðaríki (anglicizzato Gardariki/Gardarike ‘il Regno delle Città’) era il termine nel norreno antico per indicare le terre della Rus’ di Kyiv.
  8. Snorri Sturluson, Saga di Harald Hardrade, Perugia: Midgard Editrice, 2022. 
  9. Filippo I di Francia ha regnato dal 1060 al 1108.
  10. Ernest Langlois, Table des noms propres dans les Chansons de geste, Paris, Bouillon, 1904, pp. 576-577.
  11. Proprio in questa sua opera Jean Bodel divide la letteratura francese medievale in tre grandi tematiche: Francia e Carlo Magno (canzoni di gesta, res gestae); Roma antica; e Britannia (romanzi arturiani e lais bretoni).
  12. P. Mortier, La Chanson de Roland, Essai d’interprétation d’origine, Paris, 1939, pp. 103-104.
  13. Dmytro Nalyvajko, Očyma Zachodu. Recepcija Ukrajiny v Zachidnij Evropi, Kyiv, Osnovy, 1998, p. 54.
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2 Commenti. Nuovo commento

  • Darian Wielgosz
    15 Aprile 2026 7:58

    Un riassunto bellissimo. … E perché non menzionare anche la storia di Rurik (IX secolo)

    Rispondi
  • Tatiana Ostakhova
    21 Aprile 2026 12:25

    Articolo interessante e sintetico. Per un quadro più completo si potrebbero ricordare altri regnanti, come Oleg, Olga e Svjatoslav I.

    Rispondi

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