• HOME
  • Chi Siamo
    • Progetto
    • Vita Activa
    • Contatti
  • Percorsi
    • Oggi
    • Ieri
    • Domani
    • Appunti
    • Tesi
    • Geografie
    • Letture
    • Immaginari
  • Tutti gli Articoli
  • Tutti gli Autori
  • Tutti i Tag
  • PoloniaEuropae
clicca per ingrandire
Arkadiusz Modrzejewski
8 Luglio 2026
OggiIeriTesiLetture
Nessun commento

Tensioni tra polacchi e ucraini. Memorie in urto

Sugli abusi della politica che si serve della storia impoverendola

di Arkadiusz Modrzejewski

Immagine di copertina: Środkowa podpora mostu drewnianego na Bugu w Zosinie, fonte

Molti lettori di poli-logo hanno chiesto chiarimenti sulle ultime tensioni tra i vertici polacchi e i vertici ucraini. Non è un argomento semplice da trattare. I media italiani hanno dedicato scarsa attenzione ai temi politicamente sensibili che agitano le rispettive memorie storiche, sebbene non siano mancati alcuni commenti e prese di posizione che meritano senz’altro una riflessione a parte.

Arkadiusz Modrzejewski, in qualità di politologo molto attento, tra l’altro, al dialogo polacco-ucraino ti chiedo cosa ne pensi di questo improvviso e doloroso temporale ucraino-polacco? Cosa ti colpisce maggiormente? Si tratta di un fulmine a ciel sereno, di un ulteriore ostacolo su un percorso di vicinanza lungo e turbolento o di unaallarmante “crisi”?

Arkadiusz Modrzejewski — Le relazioni tra Polonia e Ucraina, comprese quelle successive all’aggressione russa contro l’Ucraina, sono turbolente. I polacchi, dopo l’entusiasmo e il sostegno diffuso che hanno inizialmente manifestato nei confronti dell’Ucraina, stanno diventando sempre più cauti e distaccati. Ciò riguarda sia il sostegno allo Stato ucraino nella sua guerra contro l’aggressore, sia le relazioni con gli ucraini che si trovano in Polonia. Oggi si fa sempre più strada la narrativa dei populisti di destra. I populisti parlano soprattutto dello sfruttamento, da parte dei rifugiati ucraini, del sistema polacco di assistenza sociale e sanitaria. Della presunta pretenziosità degli ucraini e della loro presunta ingratitudine. Di conseguenza, lo Stato polacco sostiene sempre meno i rifugiati ucraini presenti sul territorio della Repubblica di Polonia. E sempre più raramente si parla del sostegno all’Ucraina in guerra. Si tratta di un grave errore. Purtroppo questa narrativa si sta diffondendo anche tra i gruppi politici e l’elettorato moderato. Da molti decenni la questione della Volinia getta un’ombra sulle relazioni bilaterali tra polacchi e ucraini. Durante la seconda guerra mondiale, l’Esercito Insurrezionale Ucraino, con il tacito sostegno degli occupanti nazisti, massacrò diverse decine di migliaia di polacchi che abitavano nell’odierna Ucraina occidentale, principalmente in Volinia. Si tratta di una tragedia molto presente nella coscienza storica polacca. Quasi assente invece dal punto di vista ucraino dove l’UPA, l’Esercito Insurrezionale Ucraino, è considerata una formazione eroica, che ha combattuto per l’indipendenza dell’Ucraina, soprattutto contro i sovietici. Per i polacchi l’UPA è associata principalmente ai crimini perpetrati in Volinia e in Galizia. Per noi si tratta di un genocidio. Gli ucraini hanno una prospettiva storica diversa. Purtroppo, prima dell’aggressione russa, non abbiamo visto alcun gesto da parte dell’Ucraina. Solo alcuni storici ucraini, andando controcorrente, hanno avuto il coraggio di parlare del massacro avvenuto in Volinia. Oggi ne vediamo le conseguenze nel momento peggiore possibile della storia contemporanea dell’Ucraina e delle relazioni polacco-ucraine. Fin dall’inizio ho messo in guardia che le questioni storiche e la memoria delle vittime del massacro in Volinia sono importanti, ma non dovrebbero essere oggetto di dibattito proprio ora, quando l’Ucraina è vittima di una brutale aggressione da parte russa. Non è un buon momento. Anzi, è un momento disastroso. Purtroppo la destra polacca, per migliorare i propri risultati nei sondaggi, non se ne cura affatto. E poiché una parte dei gruppi della destra nazionalista e populista è apertamente anti-ucraina, è iniziata una gara a chi parlerà con maggiore enfasi e “coraggio” dei torti inflitti ai polacchi dagli ucraini durante la Seconda guerra mondiale. Chi ne trae il maggior vantaggio? Non è difficile intuire che sia la Russia interessata a polarizzare la società polacca e ad alimentare gli antagonismi nelle relazioni bilaterali. Va anche detto chiaramente che la parte ucraina non ha dato prova di grande prudenza, assegnando a una delle sue formazioni militari il nome degli “Eroi dell’UPA”. È stato uno schiaffo ai polacchi.

PM – Qui si mescolano storia, politica interna ed esterna, diplomazia, memorie individuali e collettive, usi e abusi.

Arkadiusz Modrzejewski – Proprio non va bene quando la storia domina la diplomazia. Naturalmente la memoria storica è importante, ma le emozioni, soprattutto quelle negative, non possono fungere da guida. La posizione rappresentata da Donald Tusk, primo ministro polacco, è stata sin dall’inizio prudente ed equilibrata: egli parla chiaramente della decisione disastrosa della parte ucraina di intitolare una delle unità dell’esercito ucraino ai nomi degli “eroi dell’UPA”, ma allo stesso tempo invita alla moderazione, a non far degenerare il conflitto su una questione storica. Purtroppo, il presidente Karol Nawrocki, anch’egli storico e laureato all’Università di Danzica proprio come Donald Tusk, non ha resistito alle pressioni del proprio ambiente politico e ha preso la decisione, a mio avviso disastrosa, di revocare al presidente Volodymyr Zelens’kyj la più alta onorificenza polacca,l’Ordine dell’Aquila Bianca. Si tratta di una decisione senza precedenti, che avrà ripercussioni a lungo termine sulle relazioni polacco-ucraine. Un gesto simbolico, ma al tempo stesso molto significativo. Non mi sorprende quindi l’atteggiamento dei diplomatici e dei politici ucraini, compresi gli ex presidenti, che in segno di protesta hanno restituito le onorificenze polacche. Il presidente Nawrocki, per ragioni di politica interna, ha commesso un inutile affronto diplomatico. A mio avviso, il suo obiettivo principale era quello di mettere Donald Tusk in una situazione imbarazzante e di affossare l’iniziativa del governo di organizzare a Danzica una grande conferenza dedicata alla ricostruzione dell’Ucraina. Purtroppo, il presidente Zelens’kyj ha boicottato l’evento. Allo stesso modo, la signora Olena Zelens’ka, moglie del presidente, non ha partecipato al dibattito organizzato presso l’Università di Danzica a margine della Ukraine Recovery Conference; dibattito dedicato alla cooperazione nel campo dell’istruzione e agli scambi accademici tra Polonia e Ucraina. Avrebbe potuto essere da parte sua un bellissimo gesto di riconciliazione, per dimostrare alle società polacca e ucraina che non ci lasceremo dividere, che la nostra storia comune, a volte tragica, non può diventare un’arma propagandistica del Cremlino. Perché, in realtà, è proprio il Cremlino a trarre vantaggio da queste controversie polacco-ucraine sullo sfondo storico. Questo gesto è mancato. È un vero peccato.

PM – Cosa faresti in questa situazione? Condanneresti il presidente Zelens’kyj e/o il presidente Nawrocki?

Arkadiusz Modrzejewski – Può sembrare un paradosso, ma capisco sia l’indignazione polacca sia l’atteggiamento di Zelens’kyj. Purtroppo siamo ostaggio della storia. E questo ha, in sostanza, un significato morale. Quando i torti non vengono chiamati con il loro nome. Quando non si chiama un crimine con il suo vero nome, ma si nasconde o addirittura si falsifica la storia, prima o poi si arriva a situazioni simili. In qualità di studioso del pensiero di Karol Wojtyła, mi permetto di fare riferimento all’opera di Giovanni Paolo II. In uno dei suoi messaggi per la Giornata Mondiale della Pace il pontefice parlava della verità come condizione per relazioni pacifiche tra i popoli. In quel messaggio risuonano parole semplici ma importanti: ogni crimine, ogni torto deve essere chiamato con il proprio nome. Questo è mancato nelle relazioni tra la Polonia e l’Ucraina. La verità storica deve continuare a essere una verità assoluta e universale, non una verità nazionale, una qualche interpretazione particolare degli eventi. Se la verità non viene liberata, intere società, nazioni e Stati possono diventare ostaggio della menzogna o della mezza verità. In una situazione del genere si è trovato il presidente Zelens’kyj, che è formalmente responsabile di aver intitolato un’unità militare agli “Eroi dell’UPA”. Naturalmente va aggiunto che tra i soldati dell’UPA ci sono eroi che non hanno le mani sporche di sangue di vittime innocenti. E bisogna anche essere onesti e riconoscere il male che lo Stato polacco ha inflitto alla popolazione ucraina. Basti dire che lo Stato polacco negli anni Trenta del secolo scorso condusse su larga scala una campagna di polonizzazione dei cosiddetti “Kresy Orientali” – [la parte orientale, il confine orientale della Polonia tra le due guerre, in una visione polonocentrica un limes polacco, n.d.r] –, in particolare dei territori abitati dalla popolazione ucraina. La demolizione dei templi ucraini è diventata il simbolo negativo di quelle azioni. Si tratta di un’eredità storica molto complessa e articolata, e occorrono grande coraggio e competenze storiche professionali per affrontarla. Lo stesso vale per Una seconda questione è la diffusione di questa conoscenza veritiera e la sua penetrazione nella coscienza collettiva della società. Per questo motivo, il momento scelto per questo conflitto sulla denominazione della formazione ucraina è pessimo. È un peccato che i consiglieri del presidente Zelens’kyj non lo abbiano dissuaso dal farlo. Avrebbero potuto prevedere la reazione polacca. La saggezza, anche quella politica, consiste nel prevedere le conseguenze delle proprie decisioni e azioni.

Per rispondere alla tua domanda non condanno né Zelens’kyj né Nawrocki. Ritengo tuttavia che le decisioni di entrambi siano decisamente sbagliate. È mancata loro non solo la sensibilità, ma anche la capacità di prevedere le conseguenze a breve e lungo termine nelle relazioni bilaterali. Uno statista si riconosce dal coraggio delle proprie azioni, anche quelle intraprese contro il proprio ambiente politico. Zelens’kyj ha dimostrato di avere coraggio di fronte all’aggressione russa, al brutale attacco di un vicino più forte. Ma molto spesso gli mancano semplicemente la prudenza politica e l’umiltà. Karol Nawrocki, a mio avviso, non ha ancora avuto l’occasione di dimostrare di essere un uomo di Stato. Spero che non gli capiti di trovarsi in circostanze simili a quelle vissute da Volodymyr Zelens’kyj. Ciononostante, continuo a nutrire la speranza, forse ingenua, che quest’uomo, comunque intelligente, sappia elevarsi al di sopra della propria base politica e diventi il presidente di tutti i cittadini della Repubblica di Polonia. Perché proprio il Capo dello Stato non dovrebbe cercare applausi a buon mercato da una parte della società, ma essere il rappresentante coraggioso e prudente del popolo, inteso come l’intera comunità politica.

PM – Cosa proporresti concretamente?

Arkadiusz Modrzejewski – Cosa fare ora che, come si dice anche in Polonia, «il latte è stato versato»? I politici dovrebbero tacere, lasciando spazio ai diplomatici di professione, che dovranno sistemare le cose dopo questa inutile lite. Sarebbe bello se ci fossero almeno dei piccoli gesti. Purtroppo in questi giorni a Danzica sono mancati, ma ciò non significa che non valga la pena provarci. Forse, per attenuare la pessima impressione, le autorità ucraine o quelle di qualche città ucraina potrebbero onorare la memoria delle vittime del massacro in Volinia. Cosa dovrebbe fare la parte polacca? Purtroppo, i politici ucraini non vorranno più conferire così rapidamente onorificenze e decorazioni polacche. Allora, forse è il momento delle università e delle città? Piccoli gesti che consentano di ricostruire i rapporti. Di certo né il presidente Zelens’kyj né i suoi predecessori riceveranno una seconda volta l’Ordine dell’Aquila Bianca, ma una laurea honoris causa o la cittadinanza onoraria di un’importante città polacca… Questa sarebbe tutt’altra cosa. Forse non così prestigiosa. Ma in politica succede proprio così: ci si avvicina alla normalizzazione con piccoli passi e gesti.

PM – Quali conclusioni hai tratto dalla conferenza di Danzica in base alle tue impressioni personali? Cosa ti ha colpito positivamente? E negativamente?

Arkadiusz Modrzejewski – Non ho partecipato alla conferenza vera e propria. Si tratta di un grande evento politico, economico e sociale. Ho invece avuto l’onore e il piacere di partecipare al dibattito organizzato nell’ambito della Ukraine Recovery Conference presso l’Università di Danzica. Mi sono reso conto, e l’ho chiaramente sottolineato durante il mio intervento (link al video allegato), di quanto sia importante il ruolo delle università nelle relazioni bilaterali. Si tratta di una missione diplomatica o para-diplomatica della nostra comunità. Ripariamo ciò che ai politici viene così facile distruggere. Ma su di noi, in quanto rappresentanti del mondo accademico e ricercatori, grava la responsabilità di scoprire e diffondere la verità, anche quella scomoda, quella che fa male, quella di cui i politici preferirebbero non parlare. Allo stesso tempo, l’università è un luogo di scambio di idee, di pensieri, di dialogo. Ed è questo che ci dà la forza di costruire credibilità e un atteggiamento di apertura verso l’altra parte. Perché non dipendiamo dai risultati dei sondaggi o dalle aspettative degli elettori. Gli Stati dovrebbero sfruttare questo – chiamiamolo così – potenziale diplomatico delle università. Come ho già accennato, il presidente Zelens’kyj non era presente al forum principale, e la First Lady non era presente al dibattito universitario. Capisco che si sia trattato di un gesto in risposta all’atto del presidente Nawrocki, ma la manifestazione non ha colpito il presidente polacco, che non aveva nulla a che fare con l’accaduto, bensì ha ulteriormente inasprito le tensioni nei rapporti polacco-ucraini, anche nella dimensione puramente umana.

PM – I rapporti tra Polonia e Ucraina sono migliorati dopo questa conferenza o sono rimasti burrascosi?

Arkadiusz Modrzejewski – Non mi aspetto che i rapporti si riscaldino da un giorno all’altro. Tanto più che è mancato quel gesto importante, ovvero la presenza della coppia presidenziale. Ci vuole molta pazienza. L’ostentazione da entrambe le parti ha causato molti danni. Aspettiamo che le emozioni si plachino. Anche se ritengo che, purtroppo, le emozioni negative non si placheranno così in fretta, poiché in Polonia è già iniziata la campagna in vista delle elezioni parlamentari del 2027. Sarà un periodo difficile per le relazioni polacco-ucraine.

PM – In molti commenti polacchi di questi giorni è stato citato il dialogo polacco-tedesco, e in particolare la famosa lettera: Messaggio dei vescovi polacchi ai loro fratelli tedeschi nel ministero pastorale di Cristo, in cui si leggeva tra l’altro: «concediamo il perdono e lo chiediamo». Oggi sarebbe solo retorica? Un gesto facile a dirsi, difficile da mettere in pratica nei rapporti tra ucraini e polacchi?

Arkadiusz Modrzejewski – Si, certo, la lettera – ma la storia della riconciliazione polacco-tedesca ha dalla sua il fatto di essere costellata da quasi 60 anni di gesti significativi e azioni concrete. Nelle relazioni polacco-ucraine, purtroppo, non abbiamo ancora assistito a simboli così eclatanti come la lettera dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi. Ma questo non significa che non abbiamo su cosa costruire. Il bellissimo e generoso slancio di solidarietà verso gli ucraini, che dal 24 febbraio 2022 sono oggetto di una brutale aggressione da parte russa, può diventare la pietra angolare dell’amicizia tra le due società. Ci vuole ancora umiltà e apertura al dialogo e alla verità. E ne hanno bisogno sia gli ucraini che i polacchi.

PM – Come valuti il dibattito in Polonia sulle relazioni polacco-ucraine in questo ultimo periodo? Ci sono commenti scritti o dichiarazioni audio-video che ti hanno colpito maggiormente, non dal punto di vista emotivo, ma per il contenuto e le tesi espresse?

Arkadiusz Modrzejewski – Troppe sono le emozioni suscitate dai politici, specialmente dai nazionalisti populisti, e troppo poco si tesse il dialogo accademico. Vorrei che fossero i ricercatori, liberi da pressioni politiche, a diventare la voce che si esprime nei momenti difficili della storia delle relazioni polacco-ucraine. E mi auguro che la loro narrazione entri a far parte della coscienza collettiva di entrambe le nazioni. Che i politici si schierino coraggiosamente dalla parte della verità, quella disvelata dai ricercatori, ovviamente soprattutto dagli storici; che i politici compiano gesti di riconciliazione, affinché il passato non diventi mai più fonte di conflitti tra polacchi e ucraini.

PM – Grazie

Sulle relazioni polacco-ucraine ascolta l’intervista al programma ucraino di Polskie Radio del 17 luglio 2026 ad Arkadiusz Modzejewski (l’intervista, in polacco tradotta dal vivo in ucraino, comincia a 1:36:15 dall’inizio).

TAG: Olena Zelens'ka | Karol Wojtyła | UPA (Esercito Insurrezionale Ucraino) | Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) | Kresy | Riconciliazione polacco-tedesca | Emozioni | Karol Nawrocki | Danzica | Arkadiusz Modrzejewski | Volinia | Giovanni Paolo II | Donald Tusk | Volodymyr Zelens'kyj | Genocidio | Paolo Morawski | Politica | Dialogo | Galizia | Germania | Massacri | Memoria | Polonia | Ricostruzione | Russia | Seconda guerra mondiale | Storia | Ucraina | Università | URSS

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Un ringraziamento speciale a:

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 poloniaeuropae
Tutti i diritti riservati.
Designed by Vink