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Michele Mezza
23 Febbraio 2026
OggiTesiLetture
1 Commento

Sulla guerra contro l’Ucraina. Trasformazioni, realtà, prospettive

Informazioni. Armi digitali. Intelligenze artificiali. Giornalismo. Opinione pubblica

di Michele Mezza

Guarda la registrazione video dell’incontro con Michele Mezza (durata 35’)

Già nel 2022, in Net-war. Ucraina: come il giornalismo sta cambiando la guerra, edito da Donzelli, Michele Mezza aveva sottolineato che il conflitto che stava infiammando l’Ucraina, era “il primo caso di guerra ibrida, in cui il combattimento sul terreno si svolge nel contesto di una strategia di comunicazione che travalica la semplice propaganda, diventando una forma immateriale di organizzazione diretta del conflitto armato, vera e propria logistica militare”. 

Per la prima volta, notava Michele Mezza, le armi con le quali viene condotta la guerra “coincidono con le infrastrutture digitali dell’informazione”. Siti web, smartphone, droni, sistemi di geolocalizzazione, piattaforme social e satelliti hanno costituito il principale arsenale del confronto fra invasori e invasi, permettendo agli ucraini di localizzare e colpire con estrema precisione le forze nemiche russe, anche grazie al supporto diretto della popolazione che rimaneva connessa, persino sotto i bombardamenti. Detto altrimenti, con formula efficace, “il giornalismo diventa logistica militare e il combattimento digitale trasforma la figura del giornalista”. Scriveva l’Autore: “siamo nel pieno della guerra ibrida teorizzata proprio dalla Russia. In questo scenario, l’informazione che scorre in rete è il prolungamento del perenne conflitto che i due schieramenti animano, attaccando e inibendo le risorse del nemico”. Tutto questo – concludeva Michele Mezza – porta a un cambiamento epocale nel giornalismo”.

In sostanza, Michele Mezza guarda con preoccupazione soprattutto al fatto che il giornalismo abbia perso il suo carattere di autonomia. Al centro del suo saggio c’è lo sguardo professionale di chi è giornalista, oltre che studioso. L’Autore si concentra sulla filiera dell’informazione, sul ruolo dei cronisti, sul fatto che il giornalismo è “assediato”. In proposito, egli ha coniato una definizione calzante: “La Net-war è «mediamorfosi» che trasforma guerra e giornalismo in una contesa matematica”. E ancora “il giornalismo cambia la guerra ma, altrettanto, la guerra cambia i giornalisti”.

Quattro anni dopo come si potrebbe riassumere la novità tecnologico-militare di questa guerra?

Quando nel 2022 uscì, per l’editore Donzelli, Netwar, Ucraina-Come il giornalismo cambia la guerra, lo sfondo era l’invasione russa dell’Ucraina. Poi nel 2024 Michele Mezza proseguì le sue ricerche scrivendo Connessi a morte: guerra, media e democrazia nella società della Cybersecurity, con sullo sfondo tra l’altro la guerra a Gaza, le intelligence militare, la seconda campagna presidenziale di Donald Trump e di Elon Musk, l’irruzione dell’intelligenza artificiale. Il terzo volume, uscito nel 2025, intitolato Guerre in codice. Come le intelligenze artificiali resettano la democrazia, affronta temi più generali, il controllo civile, i rapporti fra potenze algoritmiche e poteri istituzionali, l’emergenza di una nuova “tecnodestra” internazionale, la possibile rigenerazione del modello democratico assediato.

Il filo conduttore che attraversa i tre saggi è quello dell’informazione. La domanda fondamentale dell’Autore è, mi pare: come le nuove tipologie di guerra ibrida trasformano, hanno già trasformato il mestiere di giornalista? Come le nuove dinamiche della produzione e distribuzione di notizie cambiano la natura stessa dell’informazione e della comunicazione? Sono per così dire, approcci analitici dall’interno della professione.

C’è una domanda collegata a questi temi ma da angolazione diversa. Dal febbraio del 2022, in molti continuano a credere che, per varie e spesso opposte ragioni, la guerra di aggressione all’Ucraina sia un caso senza soluzioni, pur essendo indiscutibile la causa della guerra, cioè l’invasione russa dell’Ucraina ovvero l’imperialismo russo. Tra le soluzioni preferite, specie da questa parte delle Alpi, è che gli ucraini si pieghino, ingoino il fatto compiuto, accettino le pretese e le condizioni russe. Così tutti possiamo essere contenti. La pace con una pietra sopra.

Ovviamente, volere, esigere, pretendere la pace non basta. Tenendo conto delle analisi e osservazioni di Michele Mezza come è pensabile uscire da questa guerra? Cosa possiamo fare noi italiani per porre fine a questa guerra contro l’Ucraina che dura da 4 anni? E noi europei? Se questa guerra è una guerra per tanti versi inedita, una guerra del XXI secolo digitale, anche le soluzioni di pace devono essere inedite?

Paolo Morawski ha incontrato Michele Mezza. Guarda il video dell’incontro (durata 35’)

Michele Mezza, saggista e giornalista che ha svolto questa professione per quarant’anni in Rai, dove ha tra l’altro ideato e sviluppato il progetto RaiNews24, canale poi nato nell’aprile del 1999.  Leggi Internet, la madre di tutte le tv. Il progetto RaiNews 24  (Rai Libri 2000). Docente all’Università Federico II di Napoli, Michele Mezza collabora con «Huffington Post» e fa parte del comitato di direzione della rivista «Filosofia.0». 

TAG: Informazioni | Intelligenze artificiali | Algoritmi | Connessione | Mediamorfosi | 24 febbraio 2022 | Gaza | XXI secolo | Armi | Medio Oriente | Michele Mezza | Digitale | Paolo Morawski | Democrazia | Europa | Giornalismo | Guerra | Libri | Media | Pace | Russia | Ucraina | Video

1 Commento. Nuovo commento

  • Licia Conte
    24 Febbraio 2026 12:31

    Michi, sei un genio. L’ho sempre saputo

    Rispondi

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