La Legione di Mickiewicz a Roma e le memorie polacche
di Marta Koral
Immagine di copertina: soldatino puzzle.
Sul Gianicolo, la luce del pomeriggio romano non distingue tra passato e presente. Scivola sui muretti, si ferma sui cannoni del Risorgimento, si perde tra i pini che dominano la città come sentinelle silenziose. I visitatori attraversano il luogo, fotografano, osservano il panorama. Raramente si interrogano sul significato dei nomi incisi sulle lapidi o attribuiti alla toponomastica del colle. Eppure è proprio qui che Roma conserva una delle sue memorie meno note: quella dei volontari stranieri che, nel 1849, scelsero di difendere la Repubblica romana come se fosse la propria patria.
Tra questi, un nucleo particolarmente coeso e oggi poco presente nella memoria pubblica: una formazione volontaria polacca legata all’ispirazione politica e simbolica di Adam Mickiewicz (1798–1855), figura centrale dell’emigrazione polacca in Europa. La loro vicenda è oggetto del volume Per la nostra e la vostra libertà – Viaggio a Roma sulle tracce della Legione di Mickiewicz, di Alessandro Cartocci, che, attraverso un’ampia base documentaria e archivistica, ricostruisce la presenza e il ruolo dei volontari polacchi nella difesa della Repubblica romana.
La città assediata e la nascita di una fucina rivoluzionaria
Il 1849 rappresenta uno dei momenti culminanti della stagione rivoluzionaria europea del 1848-49. La Repubblica romana nasce dalla crisi del potere pontificio e dall’affermazione, seppur effimera, di un nuovo ordine politico fondato su libertà, uguaglianza e partecipazione civile.
Roma diventa così una fucina politica europea, osservata con attenzione dai movimenti democratici e repubblicani del continente (in particolare dall’area mazziniana e dalle correnti dell’emigrazione politica). Tuttavia, la Repubblica si trova fin dall’inizio in una condizione di isolamento strategico: l’intervento militare francese e la pressione delle potenze della Restaurazione ne determinano l’esito. In questo scenario confluiscono a Roma volontari provenienti da diversi paesi europei mossi da ideali di libertà che travalicano i confini nazionali.
L’esercito della Repubblica Romana e le sue uniformi (1848-1849), fonte. I volontari polacchi erano contraddistinti dai lunghi baffi e dal rosso berretto nazionale a quattro pizzi.
Una battaglia di garibaldini, quadro dipinto da Karol Saski (1818-1873), pittore volontario nella Legione di Mickiewicz, gravemente ferito nella difesa della Repubblica Romana. Olio su tela, 1850, Museo Civico di Marsala, fonte.
Il “Simbolo politico polacco”, edito a Roma il 29 marzo 1848, fu il manifesto bilingue delle Legioni di Mickiewicz, in cui gli ideali del cristianesimo si univano agli ideali di emancipazione per gli oppressi e di solidarietà tra le nazioni. Volantino, Fondazione Bergamo nella storia, Museo storico di Bergamo, fonte.
I volontari senza Stato
Tra le forze che partecipano alla difesa della città, la componente straniera assume un valore altamente simbolico. Non si tratta di eserciti regolari, ma di gruppi di volontari e di esuli politici, spesso maturati nelle esperienze rivoluzionarie del continente.
In questo quadro si colloca la cosiddetta Legione polacca, intesa come formazione di volontari e combattenti legati alla diaspora polacca, priva di uno Stato nazionale di riferimento a seguito delle spartizioni della Polonia tra le potenze imperiali. La loro presenza a Roma si inserisce in una più ampia visione della lotta politica ottocentesca: la libertà non come privilegio nazionale, ma come principio universale e condiviso tra i popoli.
La Russia e le tre sorelle: Italia, Polonia e Ungheria. Allegoria del 1848. Incisione, Museo Centrale del Risorgimento, Roma, fonte.
Mickiewicz e la fraternità delle rivoluzioni
Adam Mickiewicz poeta e interprete del romanticismo politico europeo, elabora nell’esilio una concezione delle rivoluzioni come processo unitario della storia dei popoli. (La sua attività si sviluppa soprattutto negli ambienti dell’emigrazione polacca a Parigi e in Europa occidentale). In questa prospettiva, Roma nel 1849 assume il valore di punto di convergenza della causa europea della libertà.
Parallelamente, il pensiero di Giuseppe Mazzini contribuisce a definire una visione affine, fondata sulla solidarietà tra le nazioni e sull’idea di una missione storica dei popoli. È in questa cornice che si consolida una rete ideale tra movimenti italiani e polacchi, destinata a protrarsi anche oltre la stagione rivoluzionaria.
Roma, Viale Adam [Adamo] Mickiewicz [Mickievicz], poeta e patriota polacco, foto di Ričardas Šlepavičius, fonte.
Roma, via Pozzetto 113, targa commemorativa inaugurata nel 1877 dal Comune di Roma alla presenza di Władysław, figlio di Adam Mickiewicz. Trascrizione della targa: “Adamo Mickiewicz / poeta d’altissima fama / in questa casa ordinava / per le guerre dell’indipendenza italiana / il drappello dei prodi polacchi / nel MDCCCXLVIII. — S.P.Q.R. / XXIX marzo MDCCCLXXVII”. — Nel medaglione sopra la targa, bassorilievo decorato con ramo di alloro, opera dello scultore polacco Viktor Brodsky. Foto di Raimonda Bojažinskytė e Ričardas Šlepavičius, fonte.
Il Gianicolo come archivio della memoria
Oggi il Gianicolo conserva in forma frammentaria questa stratificazione storica. Le iscrizioni, i monumenti e la toponomastica non restituiscono sempre in modo immediato la complessità della stagione del 1849.
In anni recenti, interventi di valorizzazione della memoria risorgimentale hanno riportato alla luce anche presenze meno note, come quella della formazione polacca e di alcuni suoi membri, tra cui il capitano Alexander Podulak, caduto nei combattimenti del giugno 1849 (secondo la tradizione commemorativa e le fonti della memoria garibaldina).
Non si tratta soltanto di un atto celebrativo, ma di una riemersione della memoria storica urbana, che reinserisce la componente polacca nel più ampio sistema simbolico del Gianicolo.
Fonte invito
Una storia che riemerge dagli archivi
La ricostruzione di questa vicenda è il risultato di un lavoro di ricerca archivistica che ha permesso di recuperare nomi, presenze e percorsi biografici rimasti a lungo dispersi o frammentari. Non si tratta soltanto di una storia militare, ma di una storia di mobilità politica e di circolazione delle idee. Uomini provenienti da esperienze rivoluzionarie differenti giungono a Roma portando con sé una stessa aspirazione: partecipare a una comune battaglia per la libertà dei popoli.
Un legame oltre il 1849
Il rapporto tra Italia e Polonia non si esaurisce con la fine della Repubblica Romana. Negli anni successivi, in particolare durante l’insurrezione polacca del 1863 contro l’Impero russo, il sostegno italiano assume forme politiche e simboliche significative. Giuseppe Garibaldi, attraverso il suo appello a non abbandonare la causa polacca – “Non abbandonate la Polonia! Tutti i popoli hanno il dovere di aiutare questa infelice Nazione […] Non aspettate di essere ridotti alla disperazione com’essa. Non lasciate bruciare le case del vicino, se volete essere aiutati a spegnere l’incendio che divorerà la vostra. […] Quella è la lotta del dispotismo col diritto. […] Non abbandonate la Polonia!” (Ai popoli d’Europa, 15 febbraio 1863) – contribuisce a rafforzare questa rete di solidarietà rivoluzionaria europea. Si tratta di una relazione fondata su una logica di reciprocità storica: le rivoluzioni nazionali non sono eventi isolati, ma espressioni di una medesima tensione europea verso l’emancipazione.
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Agli emigrati polacchi in Firenze
Caprera, 5 febbraio 1863
Miei fratelli d’armi,
Voi mi chiedete una parola ed io vorrei darvi dei fatti.
Per voi, che avete speso il sangue sui campi di battaglia della redenzione italiana, è ben giusto che l’Italia si commuova, ed io spero. La lotta in cui la disperazione ha trascinato lo sventurato vostro paese deve suscitare l’opinione europea in favore degli oppressi vostri concittadini. Su questa terra non mancano generosi, vi porgeranno la mano.
Che Dio salvi la Polonia.
Vostro
(in “L’Unità Italiana” del 10 febbraio 1863)
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A Teresa Pulszky
Caprera, 16 febbraio 1863
Carissima signora,
[…].
A quei gentili ungheresi vogliate retribuire un cenno mio di gratitudine e un augurio per la prossima liberazione della vostra bella patria.
Io mi ardisco, a voi e al mio amico Pulski, raccomandare di suscitare in Ungheria, per quanto sia possibile, l’entusiasmo massimo per la Polonia. In ogni modo bisogna sostenere quel povero popolo. Chi sa non sia il movimento polacco il principio dell’europeo.
Un affettuoso saluto a tutta la famiglia.
Vostro sempre
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Al generale Clemente Corte, membro del Comitato per la Polonia in Genova
Caprera, 16 febbraio 1863
Carissimo Corte,
Io approvo tutto ciò che fate pei poveri polacchi, ai quali è nostro sacro debito mostrare che la lotta che sostengono ha un’eco profonda in Italia, e che la democrazia italiana è solidale con tutti i popoli che combattono per la loro nazionalità e libertà.
Credetemi sempre
Vostro
(in “Il Diritto” e in “L’Unità Italiana” del 23 febbraio 1863 e in “La Gazzetta di Milano” del giorno successivo).
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A Elisabetta Paulucci
Caprera, 20 febbraio 1863
Cara signora,
La mia anima, come la sua, è piena di dolore per il sangue innocente versato in Polonia, e ancor più perché non posso subito, come vorrei, accorrere nelle file di quel popolo valoroso.
La questione polacca è la questione di tutta l’umanità, e prima o poi i popoli di Europa saranno obbligati a prendere le sue difese. Forse perfino alcuni stati, spinti dal comune desiderio dei popoli nella vittoria di questa santa causa, meditano l’azione comune a suo favore.
Intanto bisogna fare animo ai combattenti perché non si trattengano dai loro coraggiosi sforzi. Si deve fare la propaganda negli stati occidentali perché vadano in aiuto della Polonia.
Se la Polonia cadrà, tutta l’Europa si troverà sotto il giogo del dispotismo, la durata del quale nessuno può calcolare. Sono con tutto il cuore devoto alla causa della Polonia, della martire Polonia che un giorno risorgerà nella gloria e nel trionfo della giustizia.
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Ad Antonio Mordini e Benedetto Cairoli
Caprera, 2 marzo 1863
Carissimi amici,
Bisogna vedere Klapka e dirgli che susciti l’Ungheria a favore della Polonia, ed agire loro stessi se necessario. Tutto è preparato in Europa, e giacché i bravi Polacchi cominciarono bisogna continuare il moto dovunque.
Un abbraccio dal Vostro
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Al signor Luigi Orovegli, Carpineti, Emilia
Signore,
Io vi ringrazio della somma che alcuni vostri concittadini, per mezzo vostro, mi offrono per la santa causa d’Italia, e che nel momento trovo più opportuno, secondando il desiderio degli offerenti, di destinare all’insurrezione generosa della Polonia.
Credetemi con stima
Vostro
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Ad Agostino Bertani
Caprera, 1° settembre 1863
Caro Bertani,
[…].
Raccomandate al congresso il sostegno della Polonia. Si deve non lasciar cadere quel bravo popolo, acciò continuare l’opera da quello principiata, nella prossima primavera.
Vostro per la vita
(Tutti i brani sono tratti da Epistolario di Giuseppe Garibaldi, vol. VIII, 1863, a cura di Sergio La Salvia, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1991)
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Roma come spazio europeo della libertà
Il Gianicolo restituisce oggi, in forma parziale ma significativa, la complessità di quella stagione. Roma, nel 1849, non è soltanto una capitale in formazione, ma un nodo della più ampia storia politica europea del XIX secolo.
La presenza della formazione polacca rappresenta uno degli elementi di questa dimensione transnazionale, in cui si intrecciano esilio, militanza politica e aspirazione all’indipendenza.
Orizzonte europeo
Riscoprire queste vicende non significa semplicemente aggiungere nuovi nomi alla storia del Risorgimento, ma restituire profondità a un orizzonte europeo di esperienze politiche e biografiche che la storiografia tende spesso a leggere separatamente. Camminando oggi sul Gianicolo, questi nomi riemergono come tracce discrete di una storia condivisa.
Il viaggio, in definitiva, resta invariato: da Roma a Roma.
Roma nel 1849 nella mappa 1/15.000 dello Stato maggiore francese, mappa messa online dall’Associazione Cipriani, Blog: Il Gianicolo e la Repubblica Romana del 1849, fonte.
Alessandro Cartocci, dirigente medico ospedaliero e docente a contratto nei corsi di laurea per le professioni sanitarie, affianca all’attività professionale l’impegno nella divulgazione storica. Interessato in particolare alla Repubblica Romana del 1849 e alla toponomastica garibaldina del Gianicolo, ha pubblicato numerosi studi e volumi, tra cui La faccia delle strade e La vedetta appenninica. Collabora da anni con riviste e istituti di ricerca dedicati al Risorgimento e alla storia di Roma.
Marta Koral è la traduttrice dell’opera in lingua polacca, impegnata nella diffusione e valorizzazione della storia condivisa tra Italia e Polonia. Il suo lavoro contribuisce a rendere accessibili al pubblico polacco le vicende della Repubblica Romana e il ruolo dei volontari polacchi nel Risorgimento italiano. Una prima versione di questo contributo col titolo Per la nostra e la vostra libertà viaggio a Roma sulle tracce della legione di Mickiewicz è apparsa su “Gazzetta Italia”, 9 marzo 2023.
Leggi di Krystyna Jaworska, Il Risorgimento italiano sullo sfondo dei moti libertari e unitari delle nazioni europee nel XIX secolo con particolare attenzione al movimento indipendentista polacco, Atti dell’Accademia Polacca delle Scienze, Biblioteca e Centro di Studi a Roma, vol. II, 2011, pp. 59-80.
Il secolo XIX costituisce un periodo decisivo nella storia della costruzione della coscienza nazionale moderna e in generale delle nazioni moderne. Il Congresso di Vienna (1814-1815) solo in modo molto limitato prese in considerazione l’elemento nazionale. Si rivelò molto presto che le soluzioni approvate si scontrarono, subito e violentemente, con le aspirazioni di molte nazioni alla liberazione nazionale e all’unità. Da quel punto di vista più delicati e difficili si rivelarono i problemi riguardanti tendenze italiane e tedesche all’unità, e anche quelle polacche della riconquista di indipendenza. Ancora prima della rivoluzione del 1848 si manifestarono ambizioni libertarie tra le nazioni della monarchia Asburgica, con l’Ungheria in testa, e tra le nazioni cristiane balcaniche sottoposte al governo turco, tra cui nei due principati rumeni. Queste tendenze costituivano le cosiddette grandi “questions” della politica europea, ovvero i grandi problemi della politica e delle relazioni politiche internazionali che erano oggetto di una particolare preoccupazione e fonte di numerose ansie della diplomazia europea.
Nel corso del XIX secolo quelle grandi “questions” furono risolte, meglio o peggio, anche sul territorio balcanico. Nacquero molti nuovi stati nazionali, incluse la Germania e l’Italia. L’unica eccezione costituiva il caso polacco. Le condizioni della nazione polacca nel corso del XIX secolo subirono, con poche eccezioni, un costante peggioramento. L’evoluzione della “question polonaise” colpisce soprattutto nel raffronto col Risorgimento italiano. Scopriamo tra questi grandi moti indipendentisti e unitari, italiano e polacco, tante analogie fondamentali fino all’inizio degli anni Sessanta dell’Ottocento. Le hanno notate anche i contemporanei. Eppure, dopo quella data, lo sviluppo delle due nazioni ha seguito due strade diametralmente opposte.
Leggi di Krystyna Jaworska, Per la nostra e la vostra libertà. I polacchi nel Risorgimento italiano, Mostra storica, Torino 2011
Per una non prevista coincidenza, proprio quando la Polonia assume per la prima volta la presidenza dell’Unione Europea, si svolgono in Italia le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Unità alla quale i polacchi hanno dato il loro contributo, come del resto anche altre nazioni del nostro continente. Infatti il Risorgimento si colloca in un ampio fenomeno europeo, non soltanto italiano. Esso vede combattere per una causa comune patrioti greci, magiari, italiani e polacchi, facendo nascere le prime radici che fecero crescere in seguito il grande albero dell’Europa Unita.
Leggi di Annalisa Mancini, Da Roma a Roma. La Legione Polacca e la Repubblica Romana del 1849, “Il Nuovo Terraglio”, 25 maggio 2024


