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Stefano Leone
17 Novembre 2025
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Senza bambini non c’è futuro: il destino dei minori ucraini deportati in Russia

Mentre l’invasione su vasta dell’Ucraina prosegue, il destino di migliaia di minori deportati nei territori della Russia o in quelli temporaneamente occupati è ancora incerto

di Stefano Leone

Scritta “BAMBINI” di fronte al teatro di Mariupol, bombardato nel 2022, dal profilo ufficiale “X” di Olena Zelenska 

In ogni dittatura e sistema propagandistico l’educazione dei bambini svolge un ruolo cruciale. Così, scuole, università, accademie, centri culturali, campi estivi e anche l’ambiente familiare, diventano amplificatori delle narrative del governo. Accanto all’educazione, spesso, viene usata anche la rieducazione. In una guerra di conquista, l’invasore sa che è essenziale iniziare dai bambini. La rieducazione può avvenire in vari modi: per i bambini ucraini la Russia spesso utilizza la deportazione.

Mentre l’invasione su vasta scala prosegue, è ancora incerto il destino di migliaia di bambini ucraini che sono stati deportati sul territorio della Federazione Russa dai territori temporaneamente occupati. 

Il 17 marzo 2023 la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per Vladimir Putin e Maria L’vova-Belova, commissario per i diritti dei bambini presso l’Ufficio del Presidente della Federazione Russa. Tra le accuse, “il crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e di trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa [articoli 8(2)(a)(vii) e 8(2)(b)(viii) dello Statuto di Roma]”.

Sul sito “Russia’s War on Children”, disponibile in diverse lingue tra cui l’italiano, è possibile consultare statistiche e materiali sul tema. Il sito è stato creato in vista di una conferenza svoltasi a Riga il 1° febbraio 2024. Le registrazioni degli interventi sono disponibili qui.

Eppure, molti ancora stentano a credere alla deportazione. Seguendo l’onda della propaganda russa, parlano di “salvataggio” dai territori in guerra. Dicono, che si tratterebbe di un trasferimento legittimo per proteggere i bambini. 

Screenshot di alcuni commenti sotto un articolo dedicato alla deportazione di bambini ucraini, Facebook.

Per questo motivo è fondamentale continuare a segnalare materiali, rapporti e studi sul tema. Per esempio l’articolo I bambini rubati all’Ucraina: la guerra nascosta della Russia pubblicato sul sito di informazione “Valigia Blu”.

Nell’ottobre del 2024, il giornalista Nello Scavo nell’ambito delle sue inchieste ha pubblicato presso Feltrinelli una testimonianza importante: la storia del “salvatore di bambini” Volodymyr Sahaidak. Questo breve libro, di circa 140 pagine, è una risposta a tutti quelli che non vogliono accettare la realtà della guerra ai bambini ucraini condotta dal regime putiniano.

Dalla quarta di copertina:

Marzo 2022. L’esercito russo conquista Kherson, la città ucraina a nord della Crimea. Nella loro avanzata, oltre a portare distruzione, i russi rapiscono e deportano un numero imprecisato di bambini. Volodymyr Sahaidak, direttore della casa per minori, capisce che anche “i suoi bambini” sono in pericolo e che prima o poi avrebbero tentato di portarglieli via. Con stratagemmi da film, falsificando documenti, facendo figurare i minorenni come già dati in affido o in adozione, oppure in cura per gravi malattie, riesce a far scappare i ragazzi e a farli evacuare verso zone sicure. Dei sessantasette bambini ospitati nel suo centro, cinquantadue sono messi subito in salvo; gli altri, deportati in Russia, grazie alla sua tenacia sono stati rintracciati e poi fatti rientrare in Ucraina. Nello Scavo racconta una storia straordinaria di coraggio e speranza. Questa è l’inchiesta che è costata a Vladimir Putin il mandato di cattura internazionale.

Volodymyr Sahaidak (a destra) e Nello Scavo (a destra) nel corso dell’intervista per “il cavallo e la torre”, programma di Marco Damilano per Rai 3, del 12/11/2024. Guarda l’intervista.

Leggi la recensione del libro di Arianna Tegani, della Commissione educazione Gariwo: “Il salvatore di bambini. Una storia ucraina”. 

Nella speranza che il destino dei minori ucraini non venga dimenticato e nella convinzione che non ci sia pace senza il ritorno di tutti i bambini ucraini deportati, riproponiamo su “poli-logo” un articolo apparso in origine nella sezione di Memorial Italia dell’Huffington Post che racconta l’incredibile storia di Volodymyr Sahaidak, lo “Schindler ucraino”.

Durante l’occupazione russa di Kherson, Volodymyr Sahaidak è riuscito a salvare più di cinquanta minori dalla deportazione in Russia. In occasione della presentazione del libro di Nello Scavo “Il salvatore di bambini”, Volodymyr ha raccontato la sua storia in varie città italiane.

Il risveglio

Il 24 febbraio 2022 gli ucraini si svegliano in guerra. Le notizie sono tante, confusionarie, incerte, il tempo per agire è poco. Si parla da tanto di un’invasione su vasta scala da parte della Russia, qualcuno ascolta, pochi ci credono veramente. La guerra è diventata inimmaginabile, la guerra è lontana, distante. Lo scrittore Andrei Kurkov parla della “credulità geopolitica” come di una circostanza infelice del popolo ucraino, ma in realtà è tutta l’Europa ad essere colta di sorpresa. Da dieci anni si aggirano pericolosi sonnambuli che strizzano gli occhi sempre di più, fino a chiudergli, di fronte alle azioni della Russia in Ucraina. Ma, in ogni caso, la mattina del 24 febbraio 2022 è guerra.

Al risveglio ogni persona, ricevuta la notizia di solito sotto forma di chiamata da parte di qualcuno, ha poco tempo per prendere una delle decisioni più importanti della sua vita – partire o restare? Le strade verso ovest iniziano a riempirsi, molti decidono di andarsene senza avere un piano esatto per il futuro, i più con valigie improvvisate, lasciandosi alle spalle tutto quello che non entra in uno zaino. Quella mattina anche Volodymyr Sahaidak rimane scosso dalla notizia. Volodymyr, però, sa che non può andare via: a Stepanivka, un piccolo villaggio con poche migliaia di abitanti a nord di Kherson, lo aspettano 52 minori, dai 3 ai 17 anni.

Il centro

Volodymyr Sahaidak è il direttore per il Centro di riabilitazione socio-psicologica per minori di Stepanivka. Il centro, anche se chiamato gergalmente orfanotrofio, ospita non solo minori orfani, ma anche minori privati delle cure genitoriali o provenienti da famiglie che si sono ritrovate in situazioni difficili. Nel Centro i minori hanno la possibilità di passare un determinato periodo di tempo sotto la protezione di Volodymyr e del suo gruppo per poi, al termine della riabilitazione, ritornare presso le proprie famiglie o essere consegnati a una famiglia adottiva. Volodymyr è un pendolare e come gran parte del suo gruppo percorre ogni giorno la tratta Kherson-Stepanivka. A Kherson vive anche la sua famiglia: la moglie, che, come il marito, ha dedicato tutta la sua vita ai bambini, sua figlia e il suo piccolo nipote che tanto vuole vedere l’Italia. Il Centro si trova però in uno dei tratti di strada più pericolosi del primo anno di guerra, l’esercito russo si sta avvicinando, Volodymyr sa che fare il pendolare non è più un’opzione. Per questo anche lui, come milioni di suoi compatrioti, lascia la sua casa. Ma percorre pochi chilometri soltanto, si trasferisce nel Centro per minori per non abbandonare i suoi bambini. “Per me non ci sono bambini altrui”, dirà quasi due anni più tardi, “ogni bambino è come se fosse mio”.

Il Centro è abbastanza nascosto, non facile da trovare. All’inizio di marzo 2022 i russi occupano Kherson. Volodymyr continua a sperare in un corridoio umanitario, si mette in contatto con gli organi per minori, parla con varie organizzazioni internazionali, ma dopo un po’ capisce che non avrebbero potuto raggiungere il territorio sotto il controllo ucraino. Volodymyr sa che da quel momento è da solo e che il destino dei 52 minori è nelle sue mani. Decide dunque di sfruttare la posizione periferica del Centro, spera che nessuno degli abitanti lo consegnerà ai russi, e inizia tre mesi di quella che lui chiama “vita cospirativa”. Poche semplici regole: non si grida, non si corre, si esce soltanto a piccoli gruppi e per 15 minuti al giorno nell’aia interna, un posto non visibile dalla strada dotato anche di un piccolo tetto sotto cui potersi rifugiare in caso di attacchi. Sì, perché il silenzio, la vita cospirativa, la posizione nascosta del Centro non bastano per sfuggire alla guerra. A pochi chilometri da Stepanivka c’è l’aeroporto di Chornobaivka, occupato a fine febbraio dall’invasore e allestito a base militare. I bambini fin dal primo giorno di guerra sono spettatori di attacchi, bombardamenti, missili, spari. Volodymyr non ha però paura degli spari e anche i bambini dopo un po’ si abituano. Volodymyr ha un’unica grande paura: è a conoscenza di tutto quello che i russi hanno fatti a partire dal 2014 nelle regioni del Donec’k e del Luhansk, è a conoscenza dei campi di filtraggio al confine, è a conoscenza delle deportazioni di minori ucraini sul territorio della Federazione Russa e sui territori ucraini occupati. Volodymyr sa che i russi, prima o poi, raggiungeranno anche il suo Centro e sa che, se troveranno i bambini, li porteranno con sé. Per questo la vita cospirativa, la passività, non può essere una soluzione a lungo termine.

Il salvataggio

In guerra, sotto occupazione, quando ti nascondi, non ti nascondi soltanto dagli invasori, ma sfuggi anche a chi ti cerca, a chi vuole aiutarti. Volodymyr deve stare attento, sa che la regione è colma di collaborazionisti, sa che le sue chiamate, i suoi post sui social vengono controllati, sa che ogni sua azione potrebbe mettere in pericolo non solo lui stesso, la sua famiglia, gli altri impiegati, ma soprattutto i 52 bambini di Stepanivka. Per questo rimane in silenzio, nella speranza che qualcuno lo trovi. E qualcuno, in effetti, lo sta cercando. Nello Scavo ha sentito parlare fin dalle prime settimane dei rapimenti di bambini perpetuati dai russi e ha anche sentito parlare di una figura misteriosa, di un fantasma, che nel territorio occupato si è preso sulle spalle il destino di più di cinquanta bambini. Nello Scavo all’inizio è titubante, si scoraggia, ma non si arrende, percorre la sua pista seguendo piccoli dettagli e, qualche mese dopo, le strade di Nello e Volodymyr si uniranno per non separarsi più.

Ma non è soltanto Nello a cercare Volodymyr: ci sono anche i russi che sono più vicini. Volodymyr inizia a pensare a come mettere in salvo i 52 minori, pur a costo di farsi odiare da loro. Sa che eludere tutti insieme i posti di blocco russi è impossibile, per questo devono separarsi. Il Centro, nel frattempo, inizia però a svuotarsi di adulti. Molti fuggono con le loro famiglie, altri rimangono ma a causa del coprifuoco imposto dai russi non possono lasciare Kherson e lavorare a tempo pieno come prima. Ci sono giornate in cui sono in tre adulti ad occuparsi dei minori. I ragazzi più grandi devono quindi prendere il loro posto e crescono di un paio di anni nel giro di qualche settimana: aiutano nelle pulizie, apparecchiano i tavoli della mensa, si prendono cura dei bambini più piccoli. Volodymyr non ha molto cibo in dispensa e sono i volontari ad aiutare il Centro. Quando la strada si fa troppo pericolosa, è Volodymyr stesso a salire in macchina per andare al mercato e ne approfitta per passare una mezz’oretta con la moglie, la figlia e il nipote.

Nel frattempo, Volodymyr sente le prime storie di bambini della regione Kherson che si sono ritrovati sul territorio russo o nella Crimea occupata. I russi parlano di “gite temporanee” di “viaggi di salute”, dicono che vogliono proteggere i bambini e portarli fuori dalla guerra. Alcuni genitori, disperati, accettano, altri si vedono portare via i loro figli senza il loro consenso. Ai ragazzi viene promesso che sarebbero tornati presto, molti però non rivedranno più la propria terra. Niente più lingua ucraina, niente più bandiere ucraine, al loro posto l’inno russo ogni mattina. Volodymyr dice che i ragazzi più grandi vengono costretti a svolgere esercitazioni militari e a combattere contro il proprio popolo. Putin, durante il macabro concerto in occasione del primo anniversario della sua “operazione militare speciale” si fa accompagnare sul palco da bambini provenienti da Mariupol. Volodymyr sa che deve mettere al più presto i suoi ragazzi in salvo e il direttore si trasforma in scrittore. Servono storie verosimili, bugie unite a un pizzico di verità, servono delle leggende, timbri falsi, documenti in una lingua che gli invasori non capiranno. Volodymyr inizia a scrivere tutta la documentazione in ucraino e a pensare a come mettere in salvo i primi ragazzi. Lo aiutano i familiari dei bambini, gli impiegati del centro, i volontari. Ognuno prende con sé uno, due, tre minori e insieme raggiungono i territori sotto il controllo ucraino. I bambini diventano nipoti, figli, cugini. Quando Volodymyr riceve la notizia della buona riuscita del primo espatrio, prosegue la sua missione. A giugno, nel Centro, rimangono solo tre ragazzi, tutti “grandi”, dai 14 ai 17 anni. A giugno, però, arrivano anche i russi.

Volodymyr è preparato al loro arrivo, sa che vorranno subito prendere i bambini. Consegna loro i documenti, ma gli occupanti non capiscono l’ucraino, proprio come aveva previsto. Gli occupanti non capiscono nemmeno cosa sia un Centro di riabilitazione, credono che si tratti di un orfanotrofio e non si spiegano il motivo per cui sia vuoto. Volodymyr riesce a registrare e salvare le immagini del primo arrivo dei russi, poi loro distruggono le videocamere e la memoria dei computer. Volodymyr subisce minacce, intimidazioni e un giorno riceve anche la visita di una dozzina di giornalisti russi venuti per dipingere un quadro che possa corrispondere alla propaganda del Cremlino. Volodymyr riceve alcune foto che girano sui social media russi dove viene definito il “nazista principale di Kherson” е dove ci si augura per lui una “Norimberga”. I ragazzi del suo Centro però si rifiutano di parlare ai microfoni e di essere comparse forzate nel film propagandistico russo; “è questa la mia vittoria più grande”, dirà poi Volodymyr. 

I mesi passano, le visite dei russi sono più frequenti. Volodymyr si abitua ai loro arrivi, ha imparato ad aggirare le loro domande, ha imparato ad ingannarli, rimane fedele al suo piano. Tuttavia, un giorno, non arrivano da soli e proprio quel giorno inizia per Volodymyr una nuova missione. I russi portano con sé 15 nuovi minori provenienti dalla Scuola specializzata di Novopetrivka della regione di Zaporizhzhya, insieme a loro c’è anche la direttrice. I ragazzi vengono sistemati nel Centro, ma rimangono sotto costante controllo dei russi; il direttore capisce subito che sarà impossibile nasconderli, in caso di deportazione, dovrà arrendersi temporaneamente, ma non rimanere passivo e pensare già al futuro. Ed è quello che fa quando al rientro dal mercato trova un autobus davanti al suo centro. L’esercito ucraino avanza, i russi sono costretti ad abbandonare Kherson, “a fuggire”, come dice Volodymyr. Il pullman aspetta i bambini, Volodymyr cerca di scoprire la loro destinazione, i russi lo minacciano, non gli rispondono e alla fine gli mentono: andranno a Henichesk, sulla sponda opposta del Dnepr. Poi l’autista gli rivela la verità – andranno in Crimea. Volodymyr, nel frattempo mette in salvo anche gli ultimi tre dei suoi ragazzi, ma non può dormire sogni tranquilli: nessun bambino gli è estraneo. Ed è per questo che cerca in tutti i modi di mettersi in contatto con la direttrice della scuola e riesce a scoprire che i 15 bambini erano stati trasferiti in Russia, nella regione di Krasnodarsk. L’informazione basta a Volodymyr per far scattare la sua rete e per riuscire a salvare i bambini e portarli fuori dal territorio russo grazie a meccanismi che ancora non può rivelare. Ci sono troppi bambini ucraini trattenuti illegalmente e in maniera forzata sul territorio russo e finché non torneranno tutti nella loro patria, molti dettagli non potranno essere condivisi.

Il racconto e il ricordo

Nel frattempo, le strade di Volodymyr e Nello si intrecciano ancora di più. Le loro testimonianze sono tra le prove principali per l’emissione dell’ordine di arresto nei confronti di Putin e di Maria L’vova-Belova da parte della Corte Penale Internazionale e l’incredibile storia dello “Schindler ucraino” è stata raccontata dalla penna di Nello Scavo nel libro “Il salvatore di bambini”, uscito per Feltrinelli. Durante la presentazione del libro in giro per l’Italia c’è anche Volodymyr, insieme a sua figlia e al piccolo nipote che finalmente è riuscito a vedere l’Italia. Volodymyr è convinto che la storia dei bambini ucraini debba essere raccontata, che il mondo non possa rimanere all’oscuro di quello che accade nel suo paese, nella sua città. Il messaggio è forte, chiaro, è una risposta alla domanda che si fanno in molti. “Perché la Russia deporta i bambini ucraini?”: “Perché i bambini sono il futuro del paese e senza i bambini ucraini non c’è’ Ucraina, come senza bambini italiani non c’è Italia”. E quindi Volodymyr parla a nome di un popolo intero che il suo vicino vuole cancellare, partendo proprio dalla rieducazione dei bambini. Alla fine degli incontri si prende un po’ di tempo per firmare i libri delle tante persone venute ad ascoltare la verità e a non dimenticare la guerra in corso. Su uno dei libri, Volodymyr fa un augurio semplice, ma che è il riassunto perfetto della sua esperienza personale, dell’esperienza dei suoi bambini, del suo popolo, del suo paese: “Ti auguro che il tuo paese non veda mai la guerra”. 


Dedica di Volodymyr Sahaidak in ucraino.

Ulteriori approfondimenti:

  • Rebecca Nicholson, “Ukraine’s Stolen Children review – the laughter of the Russian children’s commisioner is shocking”, The Guardian, “The Guardian”, 24-10-2023 
  • Intervista a Volodymyr Sahaidak per la serie di video “Ja ne zabudu” (Io non dimenticherò), “Dim”, 30-04-2023
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