Un resistente prima della Resistenza
di Paolo Morawski
Immagine di copertina, fonte.
Sono tempi che slittano ogni giorno verso maggiore autoritarismo, maggiore nazionalismo, maggiore disumanità, maggiori neo-totalitarismi digitali, per tacere di violenze e schifose guerre. Si attacca dall’esterno e si cerca di svuotare dall’interno il modello democratico. Lo stesso accade alla costruzione europea. Non si sa bene come resistere, come cambiare le cose. Eppure niente è perso né a Est né a Ovest.
Roberto Cazzola, che ringrazio, segnala questo bel documentario – insisto sull’aggettivo bello – incentrato su Piero Gobetti. Una figura decisamente attuale, un giovane intellettuale rappresentante di una certa Italia di matrice liberale, un giovane dotato di «energia straordinaria» che traspariva dai suoi «occhi vivaci» (Carlo Levi), un antifascista, un giornalista, filosofo, editore culturalmente impegnato, fondatore di riviste (“Energie Nove”, “Rivoluzione Liberale”, “Il Baretti”). Morto a 24 anni in esilio in Francia (1901-1926).
Il documentario s’intitola: Racconto interrotto, 1992, video, b\n e col., durata 55′. Guarda il video.
La regia è di Paolo Gobetti (suo figlio) e Claudio Cormio. Riprese di Paolo Gobetti, Giuseppe Risso e Gianfranco Torri. Prod. Cooperativa “28 dicembre”.
“Mentre la lettura dei suoi scritti ha infiammato e arricchito la mia fantasia di adolescente – ben accordandosi con quell’altra presenza, più ricca di sfumature e di atteggiamenti, anche morali, che avevo assorbito quotidianamente attraverso la frequentazione di mia madre –, d’altro canto il tentativo di riappropriarmi della figura di mio padre in modo più completo è stata piuttosto un’esigenza e una ricerca della maturità ” (ha scritto Paolo Gobetti).
Il film è edito e distribuito insieme al libro Racconto interrotto. Piero Gobetti nel ricordo degli amici, Centro studi Piero Gobetti-Regione Piemonte-Consiglio regionale del Piemonte-Provincia di Torino-Città di Torino, Torino, 1992
La scheda del film – 1: “Piero Gobetti nel racconto degli amici. Una cavalcata attraverso la cultura e la storia d’Italia, seguendo le testimonianze di uomini e donne, semplici e illustri, alla ricerca delle caratteristiche e del significato della lotta di un giovane per il rinnovamento della società italiana. Una lotta stroncata dalla brutalità fascista”.
La scheda del film – 2: “Un racconto corale sulla figura di Piero Gobetti costruito dai ricordi di oltre trenta testimoni della storia d’Italia, uomini e donne, semplici e illustri, che ripercorre le tappe dell’attività politica e intellettuale di Gobetti. Tra gli amici è presente anche Carlo Levi che si trova insieme a Natalino Sapegno e che racconta com’è nata l’amicizia con Piero Gobetti”.
Il commento di Pietro Polito sul documentario (da Una passione libertaria. Piero Gobetti, “l’Unità”, Giorni di storia, n. 34):
“Passato e presente si alternano sullo schermo in brevi segmenti. Le testimonianze sono intervallate da riprese dei luoghi «gobettiani»: la casa (via XX Settembre prima, via Fabro poi), panoramiche e particolari della città di Torino (il cortile della sede universitaria di via Po, il Teatro Carignano). I vari racconti dei testimoni sono arricchiti, o meglio sostanziati, da immagini della rivoluzione russa o dell’occupazione delle fabbriche, da letture fuori campo dei suoi scritti, dalle riprese della marcia su Roma, dalle foto delle sedi dei giornali, dei partiti e della Camera del lavoro devastate, da locandine teatrali dell’epoca (…) Nessuna ufficialità, solo tenerezza e simpatia: è il ricordo degli amici (…) Eloquenti primissimi piani e dettagli degli occhi e delle mani ricorrono a sottolineare l’aspetto privato di un lavoro che, come si è visto, non ha solo una valenza personale. Una scelta delle musiche non convenzionale favorisce l’attenzione e risveglia le emozioni (…) Senza alcuna retorica (…) Racconto interrotto si propone una ricostruzione equilibrata della vita di Piero Gobetti. Attraverso le immagini e le testimonianze degli amici, il film segue le diverse fasi della sua vita. Apprendiamo notizie circa la nascita de «La Rivoluzione Liberale»; l’atteggiamento di Gobetti verso l’occupazione delle fabbriche; le idee politiche dell’«estremista» Gobetti (l’espressione è di Luigi Salvatorelli); l’attività della casa editrice fondata, insieme con Ada, nel ’23; i rapporti di amicizia, nonostante le diversità di formazione e di idee, con Gramsci e il gruppo dell’«Ordine nuovo». In rapida successione si snodano poi le immagini e le testimonianze dell’accanirsi della repressione, fino all’immagine finale, attraverso il ricordo di Prezzolini, di Gobetti «col cuore spaccato» ridotto a «una maschera di Leopardi». Racconto interrotto si conclude con una soluzione espressiva volutamente diretta ad attenuare il crescente pathos. Lydia Campolonghi racconta che preferì restare sola a casa, anziché recarsi ai «funerali grandiosi» al Père Lachaise, dove ora riposa Gobetti”.
Vale la pena di segnalare le testimonianze che arricchiscono il film, in ordine di apparizione. È veramente una Torino, un Piemonte, un’Italia di altri tempi: Carlo Levi, Natalino Sapegno, Andrea Viglongo, Giovanni Tribaudino, Franca Reynaud Ca’Zorzi Noventa, Mario Fubini, Igino Giordani, Giuseppe Saragat, Manlio Brosio, Umberto Morra, Giuseppe Prezzolini, Mario Vinciguerra, Augusto Monti, Celestina Barberis Roglio, Alfonso Leonetti, Alessandro Passerin D’Entrèves, Aldo Garosci, Riccardo Bauer, Ferruccio Parri, Ada Prospero Marchesini Gobetti, Paolo Vita Finzi, Giuseppe Rapelli, Lelio Basso, Luigi Salvatorelli, Franco Antonicelli, Camilla Ravera, Leonida Repaci, Pietro Comollo, Umberto Terracini, Vittorio Parmentola, Augusto Mazzetti, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Filomena Nitti Bovet, Luigi Emery, Lydia Campolonghi.

Fonte immagine.
Anche Piero Pozzi, che ringrazio, segnala nel suo “Calendario civile” la data del 16 febbraio 1926, quando a 24 anni Piero Gobetti morì per le conseguenze delle aggressioni squadristiche fasciste. Si trovava a Parigi, dove intendeva proseguire la sua attività editoriale, sequestrata e poi soppressa dal Prefetto di Torino, nel novembre 1925, perché «nettamente antinazionale». Cento anni dopo, la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna lo ricorda con un intervento di Michele Cento dell’Università di Urbino, intitolato:
Restiamo storici, al di sopra della cronaca. Piero Gobetti, l’antifascismo e la rivoluzione liberale, guarda il video (durata 24:40).
Dalla presentazione:
L’intervento, lungi dal voler ricordare Gobetti solo come martire, mira a ripercorrere l’intensità della sua esistenza, del suo operato e della sua eredità, indagando il nucleo politico della sua critica e della sua lotta al fascismo. La riflessione critica di Piero Gobetti si radica anche nella lotta contro la tradizione politica liberale italiana, intrisa di compromesso, di paternalismo e di neutralizzazione della lotta politica. L’intervento si conclude con le parole che Ada Gobetti destina a Piero Gobetti proprio il 16 febbraio, non appena scoperto della sua morte (Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926. Diari di Ada Prospero Gobetti 1919-1926, a cura di Ersilia Alessandrone Perona, nuova ed. riveduta e integrata, Einaudi, Torino 2017, pp. 652-654.): “(…) credo di trovare nella tua vita stessa la giustificazione della tragedia. L’urto che ha spezzata, senza un grido, silenziosamente, austeramente la tua vita, non ne è forse il coronamento logico e perfetto? Non c’è forse nella tua fine quella eroica e solitaria bellezza a cui tu sempre, nelle tue concezioni di vita tendevi? E sei scomparso forse perché avevi dato quanto potevi dare e la tua morte è stato un ultimo altissimo insegnamento? Nella tua breve esistenza c’è stato tanto ardore, tanto lavoro, tanta gioia, da farla più ricca e felice di tante altre lunghissime vite: e non c’è stato in essa nulla di laido, di imperfetto, di malsicuro. È stata tutta luce: parabola breve, dall’intensità luminosissima. E penso che tu non vorresti che ti si piangesse, ma che si considerasse la tua vita un capolavoro e un esempio”.
Di Ersilia Alessandrone Perona leggi Piero Gobetti, il “resistente numero uno”, su “Patria Indipendente”, n. 159. Scrive l’autrice: “Il contrasto ideologico sull’area di appartenenza di Gobetti – liberale, socialista, ‘gramsciazionista’ – si sarebbe protratta per decenni”.








