Una pace senza i diretti protagonisti è un bel discorso. Proposta di incontro
di Paolo Morawski
Questa guerra avrebbe già fatto 2 milioni di vittime?
Fonti ucraine riferiscono che dal 24 febbraio 2022 la Federazione Russa avrebbe perso 1.364.060 soldati in Ucraina, tra morti (forse mezzo milione di morti), feriti, e dispersi. Si – un milione trecento sessantaquattro mila sessanta persone (sic!). Che orrore.
Anche a diffidare di ogni stima propagandistica e attenersi ai soli dati confermati senza ombra di dubbio, sono comunque disponibili statistiche orribili in termini di vite umane:
- circa 224 mila nomi di soldati e ufficiali russi sono stati identificati come caduti in Ucraina dall’inizio dell’invasione;
- il governo ucraino ha riconosciuto la morte di 55 mila soldati ucraini, altri 70 mila risultano ufficialmente dispersi (vedi). Ma secondo altre fonti ucraine sono 98 mila i nomi degli ucraini morti, 95 mila quelli dispersi e 4.500 gli ucraini fatti prigionieri. Da aggiungere, secondo fonti OHCHR, gli almeno 16 mila ucraini uccisi dai bombardamenti russi e i 45 mila civili feriti. Senza considerare le persone sfollate, costrette a spostarsi, fuggite: i milioni di ucraini rifugiati in patria quanto profughi all’estero (vedi).
Fonte tabella.
L’Ucraina si difende, non si arrende, cerca di contrattaccare, di impedire all’avversario di continuare la sua guerra d’invasione e di annientamento. Ma la Federazione Russa? Seguitano ad arrivare assurde notizie: lanci di droni, missili, testate multiple russe contro l’Ucraina. Partono gli assalti aerei, si succedono gli attacchi terrestri, cadono ordigni per ore, si sganciano super armi sempre più letali. I bombardamenti prendono di mira i civili ucraini, i luoghi nei quali scorre la loro vita quotidiana, le infrastrutture vitali. S’ingrossa il funereo corteo di esplosioni, incendi, crolli, distruzioni, macerie, devastazioni, calcinacci, feriti, morti. In tutta Europa fioccano ferme condanne, dichiarazioni, moniti, telefonate, interviste. Misure concrete? Sotto la soglia.
Non solo in Italia, crescono le preoccupazioni: ci sarà una nuova invasione diretta contro Kyïv dalla Bielorussia? La guerra si allargherà su altri fronti, dalle repubbliche baltiche alla Romania? Truppe russe marceranno contro l’Estonia? La Russia cercherà di prendersi con la forza il cosiddetto corridoio di Suwałki, quel lembo di terra posto a cavallo del tortuoso confine (circa 104 km) tra Lituania e Polonia? (Il corridoio, lungo 60 km in linea d’aria, è strategico per la Russia perché collega l’oblast’ di Kaliningrad, exclave russa sul Mar Baltico, e la Bielorussia, già alla catena di Mosca. Prendendo il controllo di questo corridoio la parte russa potrebbe isolare per via terrestre gli Stati baltici dal loro partner polacco nell’UE e nella NATO).
In rosa l’area del corridoio di Suwałki, fonte.
Ci arriverà in testa una testata nucleare? Solo a pensarlo… Pace subito.
Mi segnalano un bellissimo convegno, a partire da preziosissimi libri. L’argomento: la Pace con la maiuscola, senza se e senza ma. Pace.
Mi prenoto, mi siedo.
I relatori e gli autori sono tutti italiani. Nomi importanti, alcuni lo diventeranno. Universitari, accademici, intellettuali, pubblicisti, giornalisti, commentatori, influencer, protagonisti mediatici.
Li ascolto. Pace. Pace da immaginare e da rendere immaginabile. Pace da scongelare. Pace come sfida politica. Pace a ogni costo. Diplomazia della pace. Contro tutte le logiche di guerra e di violenza, di contrapposizione, di dominio, di distruzione, contro ogni nemicità. Pace che non sia solo sospensione o assenza di guerra. Negoziati di pace. Pace come bene da custodire, da coltivare. Pace da costruire giorno dopo giorno con slancio perpetuo. Pace figlia del senso di responsabilità. Pace in una logica di riconoscimento del volto dell’Altro, di dialogo con l’alterità. Pace per la convivenza, per il rapporto di relazionalità. Pace che faccia perno sulla nostra umanità. “Della pace ognun ne gode”. “Dalla pace l’abbondanza”. “Fare la pace prima della guerra”. “Dio della pace non fare più venire la guerra”.
Pace.
Sono d’accordo al 100%. Come non esserlo? Eppure qualcosa non quadra.
Esco per strada. Cammino tra la folla. Prendo l’autobus. Attraverso un mercato.
Tra i rumorosi banchi del mercato, grida, richiami, brusio di folla, odori forti di frutta, verdura, carni, pesci, formaggi. Mi si palesa, chissà perché, la distanza che c’è tra una guerra, ovviamente percepita come terribile, ovviamente condannata, ma vista da lontano, molto lontano, e l’essere dentro la guerra – dentro questa guerra rivolta contro l’Ucraina e gli ucraini, dove la guerra è onnipresente: condiziona e cambia ogni aspetto della vita quotidiana, riguarda tutta la popolazione, anche chi si rintana o vive nelle retrovie.
Ecco cosa mi è mancato: avere fisicamente presenti in sala e dare la parola a ospiti ucraini e russi. Ascoltarli, nel caso aiutarli a parlarsi, a dialogare, eventualmente attorniati da moldovi, rumeni, polacchi, bielorussi e forse anche georgiani, turchi e pure estoni, lettoni e lituani. Ascoltare loro, anche loro, soprattutto loro – mentre discutono di pace e si confrontano su una o più di ipotesi di concreta pace in quel concreto spazio funestato dalla così dolorosa e martoriata cortina di guerra .
Il fronte, è terribile a scriverlo, rappresenta, dopo la cortina di ferro, il più grande campo di battaglia attivo in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Col passare dei mesi e purtroppo degli anni la guerra russo-ucraina, se non erro, si è trasformata da invasione su più fronti (che all’inizio includeva Kyïv nel nord) a conflitto di logoramento in gran parte concentrato lungo un tratto di 1.000 km a est e a sud. Le forze russe controllano il 19-20% circa del territorio ucraino.
Fonte: BBC
Data for the last two maps are taken from the Ukrainian OSINT DeepState project, a live map of Russian and Ukrainian military operations maintained since April 2022, updated 30-05-2026, vedi.
Ingrandimento sulla complessità del fronte vicino a Huljajpole (distretto di Polohy, oblast’ di Zaporižžja), ISW-Institute for the Study of War and American Enterprise Institute’s Critical Threats Project, Interactive Map: Russia’s Invasion of Ukraine. Assessed Control of Terrain in Ukraine as of May 30, 2026, 4:00 PM ET, fonte.
Mi piacerebbe che avvenisse un incontro russo-ucraino, mi piacerebbe assistervi (come in passato partecipai – dopo la catastrofe dell’areo presidenziale polacco avvenuta nell’aprile 2010 a Smoleńsk in Russia, che si schiantò al suolo nella fitta nebbia mentre era in fase di atterraggio, provocando la morte di tutte le 96 persone a bordo – a un non evidente dialogo polacco-russo tra l’ex ministro degli Affari Esteri polacco Adam Daniel Rotfeld e l’accademico russo Anatoly Torkunov, a Roma il 4 ottobre 2011, vedi). Anzi, se possibile mi piacerebbe come poli-logo contribuire a organizzare un tale incontro. Dialoghi plurali. Fuori da qualsiasi ufficialità.
Farei discutere tra loro un nutrito gruppo di under-30 (studenti, dottorandi, post-doc, ricercatori, esperti, funzionari internazionali, operatori sociali) di quelle varie nazionalità. A titolo personale. A porte aperte o chiuse.
Sicuramente ne scaturirebbero proposte altre – rispetto a quelle contenute negli attuali piani di pace USA-Russia. Piani giunti, secondo la maggioranza degli esperti, a una pericolosa situazione di stallo.
Ciò che accade in Ucraina non può fare ignorare ciò che accade in Medio Oriente. E in Sudan. Per citare solo alcune tragedie contemporanee.




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