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Olena Ponomareva
3 Luglio 2026
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Onore nazionale versus colonialismo culturale

Prove di traduzione del dramma “L’Orgia” di Lesja Ukrajinka

di Olena Ponomareva

Immagine di copertina: Lesja Ukrajinka, l’ultima foto, Kiev, maggio 1913, fonte

Nel 2026 ricorrono i 155 anni dalla nascita di Lesja Ukrajinka (Larysa Kosač-Kvitka, 1871-1913) – poetessa, drammaturga, critica letteraria, traduttrice che fece della sua opera lo strumento della rinascita culturale dell’Ucraina. Nelle sue opere Ukrajinka ha esplorato una vasta gamma di temi universali e problematiche specifiche – dalle passioni umane e dilemmi esistenziali a questioni sociali, filosofiche e morale utilizzando generi e stili diversi per riflettere sulla complessità dell’esperienza umana, specie quella femminile, e sui valori della sua epoca. Il linguaggio di Lesja Ukrajinka si distingue per la raffinatezza delle forme grammaticali, per la densità semantica, per la profondità dei personaggi e del sottotesto, per la vastità dei contenuti tematici e, inoltre, per l’uso efficace degli aforismi, dei tropi e altre figure retoriche, specialmente di figure di suono. Tutte queste caratteristiche del linguaggio vengono condensati nei drammi poetici che la poetessa stessa considerava il punto di sua massima espressione letteraria.

La transizione al genere drammatico inizia con il poema drammatico “Oderžyma” [La Posseduta] scritto in una sola notte del 18 gennaio 1901 al capezzale del morente Serhyj Meržyns’kyj(1) , l’uomo che Lesja amava profondamente. Nel 1903 in una lettera a Ivan Franko(2) la poetessa scrisse:

«Діло сьогодні пішло на щирість, то признаюся вам, що я її [“Одержиму”] в таку ніч писала, після якої, певне, буду довго жити, коли вже тоді жива осталась. І навіть писала, не перетравивши туги, а в самому її апогеї. Якби мене хто спитав, як я з ого всього жива вийшла, то я б теж могла відповісти: “J’en ai fait un drame”».

[Oggi sarò sincera e le confesso che l’ho scritto (il dramma “Oderžyma”) in una notte dopo la quale, probabilmente, vivrò a lungo, dato ne sono uscita viva. L’ho scritta senza neanche aver elaborato il dolore, nel suo momento più intenso. Se qualcuno mi chiedesse come sono riuscita a sopravvivere, potrei rispondere: “J’en ai fait un drame”].(3)

Il poema drammatico “Oderžyma” e, successivamente, altri due drammi di Lesja Ukrajinka “Cassandra” (1903-1907) e “L’Orgia” (1913) sono stati l’oggetto di studio nel Laboratorio di traduzione letteraria – nell’ambito del corso di Lingua ucraina all’Università “Sapienza” di Roma – basato sull’approccio del learnign by doing per rendere l’apprendimento più significativo, coinvolgere gli studenti in esperienze dirette e sviluppare competenze trasversali. Il laboratorio è stato articolato in incontri di stampo seminariale scanditi da due fasi principali: la lettura ad alta voce del testo originale, finalizzata a studiarne la tessitura sonora e l’analisi lessico-semantica per poterne distillare un repertorio di possibili traduzioni; un’analisi comparativa focalizzata sul confronto tra varie versioni prodotte da gruppi composti da studenti di madrelingua allo scopo di trarne una versione ritenuta più soddisfacente (mai considerata definitiva).

Lesja Ukrajinka, 1896, fonte

Presentiamo in anteprima ai lettori di Poli-logo la traduzione di un brano tratto dal dramma “L’Orgia”, l’ultimo pubblicato in vita dalla poetessa nel 1913 pochi mesi prima dalla morte a soli 42 anni. Le grandi tematiche affrontate dall’autrice in “L’Orgia” sono la filosofia dell’onore nazionale e il colonialismo culturale. La Grecia romanizzata facente da sfondo, il testo funge da metafora dell’imperialismo culturale e della crisi esistenziale dell’intellettuale sottomesso al potere dell’oppressore. L. Ukrajinka utilizza l’ambientazione nell’antichità classica come un espediente retorico dato che il conflitto tra la soggiogata Grecia e l’egemonico Impero Romano esprime attraverso allegorie il rapporto di sottomissione politica, culturale e sociale in cui fu versata l’Ucraina all’interno dell’impero russo. La riflessione centrale nel dramma ruota attorno il ruolo dell’intellettuale e dell’artista posto di fronte a una scelta tormentosa, in quanto scendere a compromessi con il potere egemone in cambio di agiatezza porta non soltanto alla perdita dell’identità nazionale, ma anche della dignità umana. Nel dramma vengono articolate le due concezioni distinte di ‘orgia’: quella greca – sacra e liberatoria – abbraccia la realtà dell’anima e simboleggia “fusione di tutte le cose” per abolire i limiti e ripristinare l’apertura al divino(4) versus l’orgia romana, “profana e patologica”, slittata verso l’eccesso distruttivo e la sregolatezza.

La scena che segue è tratta dal II atto e si svolge nella casa di Mecenate governatore romano di Corinto che ha organizzato l’orgia per i patrizi offrendo loro, oltre al sontuoso banchetto, un intrattenimento artistico a cui viene chiamato per esibirsi il celebre cantante e poeta Anteo. I romani scherniscono i greci e la loro arte, alcuni si mettono a negare perfino l’esistenza della loro lingua e cultura.

Леся Українка
«Оргія»

драматична поема
Lesja Ukrajinka
«L’Orgia»

poema drammatico
Дія II
Atto II
ДІЯЧІ:
М е ц е н а т — багатий, значний римлянин, нащадок відомого Мецената.
П р е ф е к т.
П р о к у р а т о р.
Гості на оргії, раби, рабині, танцівниці, міми, хор панегіристів.
Personaggi:
MECENATE — ricco eminente romano, discendente del famoso Mecenate.
PREFETTO.
PROCURATORE.
Invitati all’orgia, schiavi, schiave, danzatrici, mimi, il coro dei panegiristi.
У господі Мецената, нащадка того славутнього Мецената, що жив за Августа. Велика, пишна, прибрана як для оргії світлиця, аркою переділена на дві нерівні частини: у першій, меншій (на передньому плані), поставлено триклініум для господаря Мецената і двох найпочесніших гостей — прокуратора і префекта — і вряджено примост, засланий килимами, для виступів співців, мімів та інших артистів. Nella dimora di Mecenate, discendente di quel celebre Mecenate che visse ai tempi di Augusto. Una grande, sontuosa sala, addobbata per un’orgia, divisa da un arco in due parti disuguali: nella prima, più piccola (in primo piano), è posto un triclinio per il padrone di casa Mecenate e i due ospiti d’onore— il procuratore e il prefetto — ed è allestito un palco coperto di tappeti, per le esibizioni di cantori, mimi e altri attori.
П р о к у р а т о р
У гречуків отих усі герої! Хто кине в зваді миску через стіл і в лоб сусіду влучить — вже й уславивсь! Discobolos!
(Сміється).
Такі ж і їх поети: на грецький лад Горація спартачить, і вже вінець на чолі — лавреат! В атенській академії купити двох лавреатів можна за обол — один поет, другий філософ буде! Обачніше — не витрачать обола.
PROCURATORE
Quei grecucci! Per loro sono tutti eroi! Chi, durante una lite, scaglia una scodella oltre il tavolo e colpisce in fronte il vicino — ecco che è già famoso! Discobolos! (Discobolo in greco)
(Ride).
Allo stesso modo sono anche i loro poeti: pasticciano un Orazio alla maniera greca, ed ecco la corona sulla testa: laureato! Nell’accademia ateniese si possono comprare due laureati per un obolo: uno sarà poeta, l’altro filosofo! Anzi, meglio non sprecare proprio un obolo.
М е ц е н а т
Не забувай, мій друже, що боги невдячності не люблять. Пам’ятай же, що Рим ходив у Грецію до школи.
MECENATE
Non dimenticare, amico mio, che gli dèi non amano l’ingratitudine. Ricorda che Roma è andata a scuola in Grecia.
П р е ф е к т
Відомо, що поганий той школяр, який учителя не переважить.
PREFETTO
Si sa che è un cattivo allievo colui che non supera il maestro.
М е ц е н а т
Се так, а все ж він мусить мати вдячність.
MECENATE
È così, ma deve tuttavia essergli grato.
П р е ф е к т
Рим гойно заплатив за ту науку: він Греції дав спокій і закон, чого вона не мала споконвіку.
PREFETTO
Roma ha pagato profumatamente per quella scienza: ha dato alla Grecia pace e legge, cose che essa non ha mai avuto.
П р о к у р а т о р
(впадає в річ)
А Греція в своїй преславній школі навчила Рим лиш бабських теревенів, що тільки нам релігію зганьбили, та ще привчила розумом крутити без жодної мети, як пес хвостом. Оце і вся наука. Більш нічого не знали тії греки і не сотворили — В їх навіть мови не було ніколи!
PROCURATORE
(interrompendo)
E la Grecia, nella sua gloriosa scuola, ha insegnato a Roma solo chiacchiere da donnette, che ci hanno soltanto infangato la religione, e ha abituato a rigirare la ragione senza alcun fine, come un cane la coda. Ecco tutta la scienza. Nient’altro hanno saputo né creato quei greci: non hanno avuto nemmeno mai una lingua!
М е ц е н а т
Ну отакої! Як то не було? Ти, друже, щось нечуване говориш.
MECENATE
Ma che dici! Come non l’hanno avuta? Tu, amico, dici qualcosa di inaudito.
П р о к у р а т о р
Авжеж, був іонійський діалект, аттічний, ще не знаю там який, — що не письменник, то й балачка інша, — але гартованої міцно мови, єдиної, всесвітньої, як наша, не мали греки зроду.
PROCURATORE
Certo, c’era il dialetto ionico, l’attico, e chissà quale altro ancora, una parlata diversa per ogni scrittore, ma una lingua saldamente temperata, unica, universale, come la nostra, i greci non l’hanno mai avuta.
М е ц е н а т
Се то так.
MECENATE
Questo è vero.
П р е ф е к т
Та й їх поезія, скажу по правді, таки супроти нашої не встоїть. Добірності такої, як Горацій, грек не досяг ніколи й не досягне.
PREFETTO
E anche la loro poesia, a dirla tutta, non regge il confronto con la nostra. Una tale pregevolezza come quella di Orazio, il greco non l’ha mai raggiunta e non la raggiungerà.
М е ц е н а т
А все ж і рідну мову шанувати навчив нас грек. Поезію латинську почав нам еллін-бранець, не римлянин.
MECENATE
Eppure è stato il greco a insegnarci a rispettare anche la lingua natia. La poesia latina l’ha iniziata per noi un prigioniero elleno, non un romano.
П р о к у р а т о р
Бо мусив мову пана перейняти, а пан мав, певне, поважніші справи, ніж рідну мову сікти на трохеї.
PROCURATORE
Perché doveva adottare la lingua del padrone, e il padrone aveva, di certo, affari più seri che spezzettare la lingua natia in trochei.
П р е ф е к т
(до Мецената)
Мій друже, ти ж не будеш запевняти, що тії вірші не були партацькі, а тая мова не була потворна?
PREFETTO
(a Mecenate)
Amico mio, non vorrai mica affermare che quei versi non fossero pasticciati, e che quella lingua non fosse mostruosa?
М е ц е н а т
Хто знає, друже, чим була та іскра, з якої на землі вогонь? То, може, був нікчемний перегар, а все ж нам шанувать її годиться і поважати батька Прометея, хоч, може, вів і був зичливий злодій.
MECENATE
Chi lo sa, amico, cosa fu quella scintilla da cui sulla terra apparve il fuoco? Forse era un misero sentore di bruciato, eppure ci conviene onorarla e rispettare il padre Prometeo, sebbene forse fosse un ladro benintenzionato.
П р о к у р а т о р
(до префекта, киваючи на Мецената)
Оце ж і плід від грецької науки!
PROCURATORE
(al prefetto, indicando Mecenate)
Ecco il frutto della scienza greca!
П р е ф е к т
Наш Меценат відомий філеллен, — коли б іще не відділив од Риму Корінфської республіки!
(Сміється).
PREFETTO
Il nostro Mecenate è un noto filelleno, arriverebbe anche a separare la Repubblica di Corinto da Roma! (Ride).
П р о к у р а т о р
Жарт жартом, а Римові з такого філелленства все ж може вийти шкода.
PROCURATORE
Scherzi a parte, ma a Roma da un tale filellenismo può pur sempre derivare un danno.
М е ц е н а т
Не турбуйся, стара учителька те добре тямить, що їй при старощах підпорки треба. Якби так Рим на Грецію розсердивсь і відштовхнув, то закричала б “гину”!
MECENATE
Non preoccuparti, la vecchia maestra capisce bene che nella vecchiaia le serve un sostegno. Se Roma si arrabbiasse con la Grecia e la scacciasse, lei griderebbe “muoio!”.
П р е ф е к т
Усе ж друг наш мав рацію: є шкода. Замилування наше до чужинців до того довело, що ми самі на варварів якихсь перевернулись, навчившись “африканської латині” від чорновидих “римських громадян”
PREFETTO
Tuttavia il nostro amico ha ragione: il danno è fatto. La nostra ammirazione per gli stranieri ha portato al punto che noi stessi ci siamo trasformati in certi barbari, avendo imparato un “latino africano” da “cittadini romani” dal volto nero.
М е ц е н а т
Ба, що ж, без варварів не обійтися, бо ми вже мусим обновляти кров, знесилену від праці та розкошів. Чи ти б хотів, щоб наші всі народи по-варварськи довіку говорили? Навряд чи з того буде слава Риму.
MECENATE
Beh, che vuoi, senza barbari non si può fare, perché dobbiamo rinnovare il sangue, sfibrato dal lavoro e dai lussi. Vorresti forse che tutti i nostri popoli parlassero in barbaro per sempre? Difficilmente ne verrebbe gloria a Roma.
П р о к у р а т о р
Нехай мовчать, поки як слід навчаться поправної латині!
PROCURATORE
Che tacciano, finché non avranno imparato un latino corretto!
М е ц е н а т
Се трудненько! Навчились мовчки доброї вимови — сього б і Демосфен не доказав.
MECENATE
È un po’ difficile! Imparare in silenzio una buona pronuncia — questo neanche Demostene l’avrebbe dimostrato.
П р о к у р а т о р
Так що ж робити?
PROCURATORE
E allora che fare?
М е ц е н а т
Те, що я роблю: привчати ласкою, дарами навіть, всіх видатних чужинців Рим любити. Хто любить, той уподобитись може до любого і тілом, і душею.
MECENATE
Quello che faccio io: abituare con la dolcezza, persino con i doni, tutti gli stranieri illustri ad amare Roma. Chi ama, può rendersi simile all’amato sia nel corpo che nell’anima.
П р о к у р а т о р
Розніжило тебе те філелленство! Цікавий знати, як би ти, наприклад, збирав податки “ласкою й дарами” Багато б назбирав!
PROCURATORE
Ti ha infiacchito quel filellenismo! Sarei curioso di sapere: come tu, per esempio, riscuoteresti le tasse con “dolcezza e doni”? Ne raccoglieresti molte!
М е ц е н а т
(сміючись)
Ну, тут я мушу зложити зброю. В сьому ти найдужчий […]
MECENATE
(ridendo)
Beh, qui devo deporre le armi. In questo tu sei il più forte […]

Traduzione dall’ucraino di Olha Dekhtiar, Massimo Garritano, Kristina Gorynova, Kateryna Mychka, Maria Giovanna Pantalone

Note

  1. Serhyj Meržyns’kyj (1870-1901) è stato un attivista politico bielorusso, marxista e socialdemocratico, ma è principalmente ricordato per il suo legame con Lesja Ukrajinka e per l’impatto letterario sulle opere della poetessa.
  2. Ivan Franko (1856–1916) è stato un celebre poeta, scrittore e attivista politico ucraino. È considerato, insieme a Taras Ševčenko, uno dei padri della letteratura moderna e dell’identità nazionale dell’Ucraina.
  3. L. Ukrajinka, Zibrannja tvoriv u 12 tomach, T. 12, Kyiv, Naukova dumka, 1977, p. 122.
  4. L’autrice evidentemente fa riferimento ai culti misterici, in particolare ai misteri dionisiaci diffusisi ampiamente in epoca ellenistica e romana; erano noti, soprattutto, per la totale inclusività sociale a differenza della religione ufficiale.

Lesja Ukrajinka. Odessa, 1888 – Le fotografie sono tratte dalla Mostra virtuale allestita in occasione del 150° anniversario della nascita di Lesja Ukrajinka, fonte

Di Olena Ponomareva leggi altri suoi contributi

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