Un dibattito necessario sulle trasformazioni in corso
Lunedì 25 maggio, ore 17:30, presso il Circolo della Stampa di Trieste, in Corso Italia 13, incontro dal titolo: Dall’Europa degli Stati all’Europa delle reti. L’Unione europea nel mondo digitale.
Ospite dell’iniziativa sarà Jan Zielonka, tra i più noti studiosi europei di integrazione europea.
Al centro dell’incontro vi saranno le trasformazioni che la rivoluzione digitale sta imponendo al progetto europeo. Internet, piattaforme globali, intelligenza artificiale e reti transnazionali stanno infatti mettendo in discussione la capacità degli Stati e delle istituzioni europee di governare processi sempre più a-territoriali.
Modera:
Valentino Necco
Intervengono:
Claudio Cressati
Giangiacomo Vale (Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia)
Gabriele De Anna (Università di Udine)
L’incontro è promosso dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia nell’ambito del ciclo “Scenari europei”.
Dalla presentazione dell’Editore:
Siete sempre più frustrati dalle notizie politiche? Siete preoccupati per il futuro del vostro paese e dell’intero pianeta? Pensate che la democrazia sia sempre meno capace di offrire soluzioni? Se è così, benvenuti nel club dei cittadini ansiosi ed esasperati. Qualcosa deve essere andato davvero storto nelle nostre democrazie, se tanti di noi hanno l’impressione che il futuro rischi di andare sprecato o sia forse già perduto. Che cosa è successo?
Le prospettive per il futuro sono piuttosto fosche: nonostante i progressi scientifici, la pandemia ha fatto morire milioni di persone; despoti come Vladimir Putin uccidono innocenti e minacciano l’annientamento nucleare; il degrado ambientale va avanti; la disuguaglianza ha raggiunto livelli senza precedenti; il capitalismo passa da una crisi all’altra. Il futuro è sempre più cupo perché la politica democratica non si presta a maneggiare il tempo e lo spazio in modo tale da proteggere gli interessi delle generazioni future e da travalicare i confini nazionali. È ovvio che per restituire significato al futuro e renderlo desiderabile abbiamo bisogno di politici con una visione ampia del tempo e dello spazio. Abbiamo bisogno di riformare e forse persino di reinventare la democrazia e di mettere in atto un nuovo sistema di governance globale, meno concentrata sull’adozione e sull’applicazione di leggi rigide e più aperta alla mediazione, al coordinamento. Insomma, possiamo ancora recuperare il futuro perduto e farlo nostro.
Dalla presentazione dell’Editore:
«L’élite liberale post-1989 partiva dall’idea che il governo di un paese fosse una sorta di amministrazione illuminata a vantaggio di una popolazione ignorante. Non è riuscita ad affrancarsi da politiche e personaggi che si sono poi rivelati inefficienti, e a volte persino corrotti. Di conseguenza, la democrazia ha smesso di adempiere le sue funzioni legittimanti e rappresentative. Oggi assistiamo all’affermarsi di una potente contro-rivoluzione che mira a smantellare la democrazia liberale e a sostituirla con una nuova forma istituzionale indecifrabile e forse spaventosa.»
In tutta l’Europa il sistema liberale pare sgretolarsi. Non solo a Varsavia o Budapest, ma anche a Londra, Roma, Atene e Parigi. I cittadini europei si sentono arrabbiati e in pericolo. La violenza politica è in aumento. Come è possibile che un continente prospero e pacifico stia andando in pezzi? Jan Zielonka, liberale di lungo corso, riflette in modo critico e autocritico sulla caduta del liberalismo e sulla nascita di movimenti populisti in tutto il continente partendo da un dato: i populisti guadagnano voti perché i liberali hanno completamente screditato il loro nobile progetto. La lista delle colpe dei liberali dal 1989 è lunga: le diseguaglianze sono drammaticamente cresciute, l’evasione fiscale si è diffusa, i tagli alla spesa sociale sono ben noti. I liberali non hanno davanti una strada facile: quanto prima capiranno gli errori che hanno commesso, tanto maggiori saranno per loro le possibilità di rendere di nuovo credibile il loro progetto.
Vincitore del premio 2019 UACES Best Book Prize in contemporary European Studies.
Dalla presentazione dell’Editore:
Bruxelles non pare capace di guidare l’Europa verso un futuro migliore. Berlino non sembra disposta a farlo. L’alternativa alla disintegrazione è un’Europa ricostruita dal basso.
L’Unione Europea prometteva di assicurare la prosperità attraverso l’integrazione, ma è diventata simbolo di austerità, di conflitto, di perturbazioni sociali e politiche scaturite dalla crisi economica che non è riuscita ad arginare. Pensare un nuovo modello di integrazione che guardi oltre le regole di bilancio e i problemi di leadership è un’esigenza che non possiamo più rinviare. Se l’Unione Europea può fallire, l’integrazione deve proseguire. Zielonka ci incita a pensare con coraggio e creatività un’unità radicalmente diversa da quella attuale. La sua proposta è un nuovo modello di integrazione: funzionale, polifonico, democratico, efficace.
Zielonka offre una nuova e rigenerante visione del futuro dell’Europa, in linea con il motto dell’Unione Europea: uniti nella diversità.





