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Gaia Pitzalis
7 Settembre 2026
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La scrittura come forma di impegno civico. Andrej Kurkov

Presente e passato, guerra e letteratura, lingua russa e lingua ucraina

di Gaia Pitzalis

«Non posso sapere come finirà il tutto, non so nemmeno cosa aspetta me e la mia famiglia domani. Posso soltanto sperare. Ma non me ne vado dal Paese. Non mi nascondo dalla realtà. La vivo. Giorno per giorno. […] Per tutto il tempo, infatti, la vita ha continuato ad andare avanti, non si è fermata mai neanche per un istante. E questa vita l’ho raccontata quasi giornalmente, nel tentativo di catturarne i dettagli»
Andrej Kurkov, Diari ucraini, pp. 10-11

In queste parole, tratte dalla prefazione a Diari ucraini. Un reportage dal cuore della protesta (Keller 2014), è riassunto il senso della scelta che Andrej Kurkov compie nel novembre del 2013, quando a Kyjiv hanno inizio le manifestazioni di piazza della Rivoluzione della dignità, più nota all’estero come Euromajdan.

Nato il 23 aprile 1961 nella regione dell’allora Leningrado e trasferitosi in Ucraina con la famiglia nella primissima infanzia, Kurkov si è sempre definito “uno scrittore ucraino di origini russe che scrive nella lingua delle proprie origini” (Andrej Kurkov, Die Ukraine-Krise – Die Macht der Sprache, “Dw Deutsch”, 21 settembre 2014, intervista con Nikita Jolkver). Nel momento in cui il suo Paese e la sua città, Kyjiv, vengono nuovamente investiti da eventi di portata storica, egli decide di mettere la propria penna al servizio della propria comunità e di pubblicare i suoi diari personali per offrire ai propri lettori, in particolare a quelli all’estero, una testimonianza diretta degli avvenimenti in Ucraina e delle loro conseguenze sulla società e sulla vita dei singoli individui. Otto anni dopo, quando l’invasione su larga scala estenderà a tutta l’Ucraina il conflitto iniziato in Donbas nel 2014, Kurkov riprenderà il percorso interrotto alla conclusione della rivoluzione, che lo porterà a pubblicare altri due diari tra il 2022 e il 2024, tradotti in Italia con i titoli di Diario di un’invasione (Keller 2023) e La nostra guerra quotidiana (Keller 2025). Nel novembre 2025 è stato pubblicato anche un quarto diario, Three years on fire (Orenda Books 2025). Non essendo stata ancora tradotta in italiano, l’opera non è stata inclusa nell’analisi che segue.

Numerosi passaggi delle tre opere di Karkov tradotte in italiano confermano la profonda continuità che sussiste tra di loro da un punto di vista programmatico. Attraverso il racconto quotidiano della realtà in cui lui e i propri cari si trovano a vivere, l’autore intreccia fatti e riflessioni sul presente e sul passato, momenti e dettagli della vita collettiva e della propria esperienza personale, nel tentativo di restituire al pubblico un quadro realistico e profondamente umano della situazione nel proprio Paese, delle sue luci, delle sue ombre e della sua lotta di resistenza contro l’aggressione russa.

Nel panorama letterario ucraino contemporaneo Kurkov non è l’unico a interpretare in questo modo il proprio ruolo nella società. Come egli stesso riporta nei suoi diari, infatti, numerosi attori culturali prendono parte attiva alla rivoluzione, prima, e allo sforzo collettivo di resistenza, poi; si confrontano con il tema della guerra nelle proprie opere o si impegnano sul fronte dell’informazione / controinformazione.

Il senso di responsabilità avvertito nei confronti della comunità cui appartengono informa l’agire di numerose scrittrici e scrittori ucraini, colpiti e coinvolti dagli avvenimenti innanzitutto in quanto cittadini del proprio Paese. Già nel 2016, in un articolo scritto per l’IWMpost di Vienna, Serhij Žadan presentava le sue riflessioni sull’impossibilità, per la letteratura, di ignorare la realtà della guerra a lungo, parlando degli avvenimenti dal 2013 in poi come di un “test di maturità e responsabilità” per l’arte ucraina (Serhij Žadan, A Dictionary of Military Terminology, “IWMpost”, vol. 118, Wien: Institut für die Wissenschaften von Menschen 2016, p. 20). Il concetto di responsabilità verrà poi ripreso, nel 2022, dall’esecutivo del PEN Ukraine, che nella dichiarazione del 17 maggio lo affermerà come principio guida dell’operato degli artisti ucraini (We respond to our people: PEN Ukraine Executive Board statement, 17 maggio 2022).

Sono in molti, dunque, a compiere scelte analoghe a quella di Kurkov nell’esercizio della propria arte, a fare volontariato e, in molti casi, ad arruolarsi:

E cosa sta accadendo ora nella letteratura ucraina moderna? […] La guerra ha relegato in secondo piano i libri e la letteratura in generale. Adesso gli scrittori scrivono rubriche sui giornali, trasmettono programmi radiofonici e partecipano a progetti informativi. […] Ci sono anche quelli che si sono uniti alle forze armate. E poi ci sono anche quelli che non sono più tra noi, quelli che sono morti al fronte. (Diario di un’invasione, pp. 200-201)

Fra le figure le cui scelte Kurkov cita esplicitamente, sembra doveroso ricordare la romanziera e poetessa Viktorija Amelina, uccisa da un bombardamento russo a Kramators’k nel 2023, mentre portava avanti il suo lavoro di reportage, poi raccolto nel volume postumo Guardando le donne guardare la guerra (Guanda 2025).

A Viktorija Amelina e al suo impegno si deve anche il ritrovamento degli ultimi manoscritti dello scrittore di libri per bambini Volodymyr Vakulenko, ucciso a Izjum dalle forze di occupazione.

Nelle riflessioni e nei resoconti quotidiani di Kurkov trovano posto anche le difficoltà materiali e i dilemmi morali cui scrittori e scrittrici ucraini devono far fronte a causa della guerra, il ruolo della letteratura nella società e la grande varietà dei modi in cui gli artisti scelgono di declinare il proprio impegno civico. L’autore traccia così per i propri lettori un ritratto lucido e disilluso delle condizioni in cui la letteratura ucraina contemporanea è costretta a svilupparsi, di cui i suoi diari sono al contempo manifestazione tangibile e preziosa, consapevole testimonianza.

Non meno rilevante nelle tre opere disponibili per il lettore italiano è la questione linguistica, tema sul quale Kurkov ritorna a più riprese e che viene a sua volta rappresentato in tutta la sua complessità.

Attraverso il racconto dello scrittore, è possibile osservare l’evoluzione cui l’approccio alla lingua russa va incontro nel corso del tempo. Se ancora nel 2014 l’autore riporta un atteggiamento tollerante nei confronti della popolazione ucraina russofona ed è ancora possibile immaginare una coesistenza pacifica delle due lingue nello spazio ucraino, nel 2022 si assiste a un drastico restringimento degli spazi di dialogo e all’irrigidimento delle posizioni rispetto a quella che viene ormai percepita quasi esclusivamente come la lingua dell’invasore:

Chi è già tornato a Žitomir chiede che nelle scuole non si insegni più la lingua russa. Il russo viene ora associato solo alla guerra, e gli atteggiamenti nei suoi confronti si sono induriti, proprio come si è indurito l’atteggiamento del popolo sovietico nei confronti della lingua tedesca dopo la Seconda guerra mondiale. (Diario di un’invasione, p. 206)

A fare le spese dell’inasprimento del clima rispetto alla lingua russa causato dalla guerra sono, naturalmente, anche le autrici e gli autori russofoni, sottoposti oggi a una pressione maggiore che in passato:

In Ucraina le ondate di odio dilagano e spingono gli ucraini a cercare nemici interni. I nemici interni reali esistono, e sono tanti. […] Allo stesso tempo, questo genera sempre più sfiducia e perfino odio. Troppo spesso è rivolto agli autori e agli intellettuali russofoni, che ora devono dimostrare di essere tre volte più patriottici delle loro controparti ucrainofone. Anche se ci riescono, non si salvano dalle accuse di essere loro quelli da incolpare dalla guerra perché parlano, pensano e scrivono in russo.
(Diario di un’invasione, p. 303)

L’accresciuta ostilità verso la russofonia, tuttavia, non è che una delle conseguenze che la strumentalizzazione della lingua russa e dei suoi parlanti ucraini, portata avanti dalla Federazione Russa per giustificare l’invasione del 2022, ha prodotto. Ancora una volta, le riflessioni di Kurkov permettono al lettore di prendere coscienza delle numerose sfide che la situazione attuale pone agli artisti russofoni. Il rapporto con la loro stessa prima lingua si fa più complesso, più conflittuale, e porta ciascuno alla ricerca di un proprio equilibrio tra le diverse componenti della propria identità. Già a partire dal 2014, diversi autori e autrici originari del Donbas avevano avviato il processo di transizione dal russo all’ucraino nella scrittura delle proprie opere, per poi rinunciare del tutto al primo in favore del secondo dopo il 2022. È il caso, ad esempio, di Volodymyr Rafeenko e di Iya Kiva – le cui testimonianze sono state raccolte, rispettivamente, da “Literary Hub” (Volodymyr Rafeenko, I once wrote – and spoke, and thought – in Russian… no more, 29 luglio 2022); e da “La Stampa” (Iya Kiva. Intervistata da Elisabetta Pagani, Quanti orrori nella matrioska russa, 18 settembre 2022) –, mentre altri avevano rivendicato con fermezza il diritto a utilizzare la propria lingua senza per questo essere associati alla Russia e alle sue politiche.

Tuttavia, anche nel caso di Kurkov, fra i più coerenti esponenti di quest’ultima posizione, con il protrarsi della guerra si assiste a una parziale rinuncia all’uso del russo, nella dimensione pubblica, percepito ormai come meno rilevante del proprio senso di appartenenza alla comunità ucraina:

L’ucraino è da tempo la lingua che uso per le comunicazioni pubbliche, per le interviste per la radio e la televisione e gli incontri con i lettori. […] Il russo diventerà la mia lingua “interiore” […]. A essere sincero, capisco che per me autoidentificarmi come ucraino è più importante della mia lingua madre. Essere ucraino, soprattutto adesso, significa essere libero. Io sono libero. Esercitando questa libertà, mantengo il diritto alla mia lingua madre, anche se questa si è guadagnata lo status di “lingua del nemico”. (La nostra guerra quotidiana, pp. 210-211)

L’autore non manca, infine, di esporre le proprie considerazioni sul futuro della lingua russa in Ucraina, che egli vede irrimediabilmente messo a repentaglio dagli eventi in corso:

Putin non sta distruggendo solo l’Ucraina; sta distruggendo la Russia e sta distruggendo la lingua russa. Oggigiorno, durante questa guerra terribile […] credo che la lingua russa sia una delle vittime meno importanti. Mi hanno fatto vergognare molte volte delle mie origini russe, del fatto che la mia lingua madre è il russo. […] Vedo già il futuro della lingua russa in Ucraina. Presto verrà svilita.
(Diario di un’invasione, pp. 155-156)

Le considerazioni di Kurkov in proposito, non distanti da quelle espresse da Oleksij Nikitin, altro autore di grande rilievo nel panorama letterario ucraino di lingua russa (Aleksej Nikitin, Le culture d’Ucraina e la loro distruzione in tempi di guerra, “Memorial Italia, 3 ottobre 2022), permettono di contemplare l’impatto del conflitto sugli equilibri del tessuto linguistico e culturale ucraino in tutte le sue sfaccettature, e di coglierne le implicazioni anche nella sfera privata. Come osserva lo stesso Nikitin, è difficile prevedere, al momento, quali saranno le ripercussioni nel lungo periodo sulla pratica linguistica delle comunità russofone ucraine. Senza dubbio, tanto dipenderà da quanto si prolungherà la guerra e da come essa si concluderà, da quanto profonde saranno le ferite che la violenza dell’aggressione militare e la propaganda atta a giustificarla avranno aperto nel mentre, e dal tempo necessario per sanarle.

Lontana da semplificazioni rassicuranti, la rappresentazione della realtà ucraina che Andrej Kurkov offre al pubblico dei propri lettori mostra l’orrore quotidiano della guerra senza eccessi di pathos o di retorica, sebbene l’autore si avvalga dei mezzi di quest’ultima per veicolare determinate immagini nel corso della narrazione, in particolare nei diari successivi al 2022. Nello scrivere questi ultimi, l’autore concede maggiore spazio alla propria creatività e alle proprie doti di narratore, senza per questo edulcorare i fatti e le dinamiche osservate. Il focus principale del suo agire, come della letteratura ucraina in questo momento storico, resta la condivisione delle ripercussioni della guerra in ogni ambito osservabile della società e della vita della popolazione, in una pratica che trasforma la scrittura in uno strumento per diffondere consapevolezza e in un atto di resistenza alla violenza del presente, e all’incertezza che questa proietta sul futuro.

Gaia Giorgia Pitzalis (Università degli Studi di Cagliari)

TAG: Impegno civico. Andrej Kurkov | Iya Kiva | Elisabetta Pagani | Oleksij Nikitin | PEN Ukraine | Volodymyr Vakulenko | Diario | Viktorija Amelina | Scrittura | Invasione | Volodymyr Rafeenko | Serhij Žadan | Donbas | Euromajdan | Guerra | Letteratura | Lingua | Reportage | Russia | Ucraina

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