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Chudzyński & Modrzejewski
31 Agosto 2026
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Il coraggio dell’Agosto ’80 polacco

Abbiamo ancora bisogno della solidarietà?

di Tomasz Chudzyński & Arkadiusz Modrzejewski

Immagine di copertina: ECS ©. Foto di Andrzej Tanewski, Cartelli con le 21 rivendicazioni dello sciopero appesi sul tetto della guardiola presso il Cancello n. 2. Fonte

Sono passati 46 anni dall’Agosto 1980 che vide in Polonia protagonisti milioni di scioperanti che occuparono cantieri navali, fabbriche e altri centri produttivi. I lavoratori polacchi incrociarono le braccia, si fermarono, dissero no all’ennesimo rialzo dei prezzi di prima necessità. Da quegli scioperi nacque Solidarność, dapprima movimento poi sindacato legalizzato e ufficialmente registrato. Quella stagione di conquiste e di crescente libertà durò troppo poco, fino al colpo di Stato del generale Wojciech Jaruzelski del 13 dicembre 1981.

Cosa è attuale oggi di quell’Agosto 1980 e della prima Solidarność? In proposito Tomasz Chudzyński ha incontrato Arkadiusz Modrzejewski, direttore dell’Istituto di Scienze Politiche dell’Università di Danzica. L’intervista, intitolata “Wciąż potrzebujemy solidarności” [Abbiamo ancora bisogno della solidarietà] è apparsa sul quotidiano “Dziennik Bałtycki” il 28 agosto 2026 in versione cartacea.

Per gentile concessione dell’Editore, del giornalista Tomasz Chudzyński e di Arkadiusz Modrzejewski riportiamo di seguito i passaggi salienti di quell’incontro. Traduzione dal polacco di Paolo Morawski.

*****

Tomasz Chudzyński – L’Agosto ’80 pose le fondamenta per la caduta della Repubblica Popolare di Polonia (PRL) nel 1989 – su questo non c’è discussione – sia tra storici, politologi che cittadini.

Arkadiusz Modrzejewski – Certamente l’Agosto ’80 fu una tappa importante nello smantellamento del sistema della Repubblica Popolare di Polonia, nel mostrarne la debolezza, la contraddizione interna del socialismo reale, perché gli operai – l’avanguardia della società socialista – insorsero contro lo stato operaio. Questa volta con successo. Messi con le spalle al muro, i funzionari statali e di partito dovettero fare concessioni. Ma non era ancora la fine del sistema. Per la caduta del cosiddetto comunismo fu necessario anche un cambiamento – chiamiamolo così – geopolitico, vale a dire ciò che avvenne in Unione Sovietica nel 1985 con l’avvento dell’era di Mihail Gorbacëv, e che in larga misura fu la conseguenza delle sempre meno efficienti capacità, in particolare economiche, dell’impero comunista nello scontro con l’Occidente, specialmente con gli USA. Il comunismo cadde per la contraddizione interna che stava alla base dei fondamenti dottrinali del marxismo su cui era basato. L’ideale a cui si tendeva doveva essere non solo una società senza classi, ma doveva essere eliminato anche il conflitto di classe, il che era un’ovvia conseguenza della prima. Tuttavia, nelle condizioni del socialismo reale, abbiamo potuto constatare che il posto dei “capitalisti” era stato preso dallo Stato partitizzato con la sua burocrazia. Considerando l’inefficienza del sistema a pianificazione centralizzata, in cui di fatto erano state eliminate le regole del libero mercato, il conflitto tra Stato comunista e operai era inevitabile.

Tomasz Chudzyński – Che significato ebbe per l’opposizione democratica di quel tempo?

Arkadiusz Modrzejewski – La storia delle rivolte operaie polacche – nel 1956, 1970, 1976 e, appunto,1980 e infine nel 1988 – è, in sostanza, la prova più evidente della contraddizione insita all’interno del sistema stesso della Repubblica Popolare di Polonia. Tuttavia, è proprio l’anno 1980 ad avere un significato straordinario. Non avrei paura a definirlo come universale. Perché è grazie all’idea universale della solidarietà, pietra angolare degli eventi di Agosto, che emerse a livello nazionale una comunità basata sugli interessi dei lavoratori. Le precedenti rivolte ebbero un carattere territorialmente limitato. Ma, fatto ancor più importante, quella che nacque allora a livello nazionale fu una comunità di resistenza contro il regime: una comunità che era trasversale alle classi, in cui si incontravano diversi progetti politici, persone con biografie e visioni del mondo diverse. In questo movimento di dieci milioni di persone c’era spazio per i profondamente credenti e per gli atei, i conservatori e i progressisti, gli operai e gli intellettuali che avevano frequentato il cosiddetto grande mondo, infine per i membri del Partito e per i non iscritti. Nessun potere poteva ignorare questo grande, universale slancio.

Tomasz Chudzyński – Quale aspetto costituì la cesura in quei giorni di Agosto ’80? Lo sciopero stesso e la sua causa diretta, cioè il licenziamento dal cantiere navale dell’operaia Anna Walentynowicz? La determinazione e il coraggio degli scioperanti? L’abilità nel condurre discussioni e trattative con il potere?

Arkadiusz Modrzejewski – Un po’ di tutto. Ma la chiave determinante, a mio avviso, fu il coraggio. Notiamo che, nella vita di tutti i giorni, siamo di solito opportunisti, che ci adattiamo a determinate condizioni. Questo è comprensibile se vogliamo vivere e funzionare nella società in modo relativamente tranquillo. Se fosse diverso, saremmo trattati da attaccabrighe, persone irrazionali, imprevedibili. Tuttavia, in circostanze particolari, come quelle che si presentarono nell’estate del 1980, apparvero persone che seppero uscire – come si dice oggi – dalla zona di comfort, raccogliere la sfida e opporsi al potere, ai costumi o agli umori dominanti. Queste persone, inoltre, avevano in sé qualcosa di carismatico, che trascinò gli altri, che fece sì che gli altri si fidassero di loro. E trovarono il coraggio di camminare fianco a fianco. Ma affinché non fosse una marcia di condannati, fu necessario cogliere, sentire il momento giusto; servì il sostegno di coloro che non avevano raccolto direttamente la sfida; infine contò la capacità di intraprendere il dialogo e di raggiungere compromessi. Il coraggio è quindi la chiave di volta. Non dimentichiamo d’altro canto il ruolo svolto da papa Giovanni Paolo II con il suo messaggio universale “non abbiate paura!”. La sua elezione alla Sede di Pietro nell’ottobre 1978 e il primo pellegrinaggio in patria nel giugno 1979 agirono da catalizzatore. Ciò fu visibile nel simbolismo dell’Agosto ’80.

Tomasz Chudzyński – È ovvio, credo, che fu tutta l’opposizione anticomunista (inclusi KOR-Comitato di difesa degli operai, Solidarność) a porre le fondamenta della moderna società civile polacca, con la sua auto-organizzazione, la disponibilità ad agire per lo sviluppo sociale…

Arkadiusz Modrzejewski – Non c’è dubbio. Ma qui bisogna anche sottolineare il ruolo della Chiesa Cattolica, che diede agli scioperanti e agli oppositori un sostegno istituzionale. Oggi si parla sempre più spesso della Chiesa nel contesto di scandali o abusi, ma ricordiamo che negli anni della Polonia Popolare le parrocchie, le numerose pastorali, le università cattoliche, specialmente l’Università Cattolica di Lublino, costituivano uno spazio che io chiamo spazio di libertà. Qui si tenevano conferenze, incontri, eventi artistici, per i quali non ci sarebbe stato posto nelle istituzioni statali. Vale la pena sottolineare che non era solo uno spazio riservato ai credenti. Importanti qui sono le testimonianze di intellettuali di sinistra come, ad esempio, Adam Michnik, che non essendo certo un cattolico praticante, riconosceva il ruolo della Chiesa nel processo di trasformazione. Peccato che la Chiesa di oggi, almeno nell’immagine generale, diventi sempre più ermetica; e che la sinistra indossi la maschera del radicalismo anticlericale. Non c’è più spazio per un dialogo costruttivo. L’incontro dei due mondi che avvenne negli anni ’80 fu davvero stimolante per entrambe le parti.

Tomasz Chudzyński – Quell’esperienza formò la nostra scena politica degli anni ’90, ma la influenza anche oggi… Lo chiedo perché da anni abbiamo una doppia celebrazione dell’Agosto ’80 – con reciproche accuse o addirittura invettive… Cosa fare?

Arkadiusz Modrzejewski – Gli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio videro una divisione ancora attuale, per dirla in maniera semplificata, tra il campo cosiddetto “post-comunista” e il campo “post-Solidarność”. Allora, gli ex attivisti del PZPR–Polska Zjednoczona Partia Robotnicza, in italiano POUP-Partito Operaio Unificato Polacco (il partito comunista che ha governato la Polonia dal 1948 al 1990), quelli che non avevano restituito le tessere di partito durante la legge marziale, confluirono piuttosto dal 1991 nel SLD-Sojusz Lewicy Demokratycznej, l’Alleanza della Sinistra Democratica; mentre i politici provenienti dalla tradizione di Solidarność si divisero in varie tipologie di fazioni politiche secondo criteri non solo ideologici, ma anche caratteriali (ma questo è un tema completamente a se stante). Ci furono tentativi di unire entrambi gli ambienti, come ad esempio dal 1992 l’Unia Pracy (Unione del Lavoro), partito di centro-sinistra di ispirazione socialdemocratica. In una certa misura il PSL-Polskie Stronnictwo Ludowe (Partito Popolare Polacco), di orientamento centrista, cristiano-democratico e agrario, sfuggiva a questa divisione, anche se non si possono cancellare i suoi legami con lo ZSL–Zjednoczone Stronnictwo Ludowe (Partito Popolare Unito), partito satellite del comunista PZPR. In ogni caso, la divisione di cui parliamo fu abbastanza netta nei primi due decenni della trasformazione polacca. Oggi questa divisione in pratica non ha più grande importanza. La sinistra è generalmente costituita da una nuova generazione di politici – beh, forse ad eccezione del leader della Nuova Sinistra, Włodzimierz Czarzasty. Di contro, i politici della vecchia opposizione anticomunista, da destra a sinistra, senza grandi problemi formano formazioni politiche e coalizioni con ex attivisti del Partito.

Tomasz Chudzyński – Recentemente l’Ucraina ha celebrato l’anniversario della sua indipendenza (24 agosto 1991). Perché ci sono così tante differenze nel nostro e nel loro percorso? Le altre cosiddette democrazie popolari non hanno avuto il loro Agosto ’80 e Solidarność…

Arkadiusz Modrzejewski – Sono due esperienze storiche e culturali completamente diverse. In pratica, ciascuna delle cosiddette democrazie popolari è un caso specifico. Noi eravamo probabilmente quelli che avevano più in comune con l’Ungheria. Mentalità simile, forte presenza della Chiesa Cattolica nella società, un ambito di libertà civili ed economiche relativamente ampio per gli standard di una democrazia popolare. Ma, ecco, è proprio solo in Polonia che nacque Solidarność, un movimento sociale di massa, universale ed ecumenico – nel senso laico del termine – in cui si formarono definitivamente le biografie politiche dei futuri leader politici dello Stato democratico post-89. Nelle repubbliche sovietiche, a causa della totale inwigilacja – la messa in osservazione, pedinamento o sorveglianza segreta di una persona, di un gruppo o di un luogo, effettuati dalla polizia o dai servizi all’insaputa e senza il consenso degli interessati (n.d.t.) – tale sviluppo era praticamente impossibile. Sorsero naturalmente movimenti dal basso, come il lituano Sąjūdis, ma non con quel grado di sostegno di massa e di importanza come la polacca Solidarność. In Ucraina, come in molte altre repubbliche sovietiche, forse ad eccezione delle repubbliche baltiche, la nuova vecchia élite di potere fu costituita dagli attivisti (ormai ex) comunisti. Leonid Kravčuk, il primo presidente dell’Ucraina, non fu solo presidente del Soviet Supremo della RSS Ucraina, ma anche membro del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Ucraina. Possiamo osservare che anche nel caso polacco il primo presidente fu il comunista gen. Wojciech Jaruzelski, ma svolse la sua funzione per poco più di un anno e cedette pacificamente il potere al suo successore, eletto a suffragio universale, Lech Wałęsa, già leader di Solidarność. Ma già prima che ciò accadesse, il potere reale era esercitato dai leader della vecchia opposizione capeggiati dopo l’89 dal primo ministro Tadeusz Mazowiecki. Anche se, ovviamente, il processo di presa di controllo specialmente dei cosiddetti “ministeri della forza” (resorty siłowe) – i ministeri e le istituzioni statali che hanno il diritto di usare legittimamente la forza fisica, le armi e la coercizione nei confronti dei cittadini al fine di garantire la sicurezza, le frontiere statali, l’ordine pubblico e la lotta alla criminalità (n.d.t.) – non fu né semplice né scontato. In breve, in Polonia nel 1989 è avvenuto un effettivo ricambio delle élite al potere, mentre nelle repubbliche post-sovietiche in generale abbiamo avuto a che fare con una continuità. Si è riformattato solo lo strato ideologico. Del resto, la presa del potere da parte di persone impreparate ai ruoli politici ebbe spesso effetti disastrosi, come in Georgia, quando Zviad Gamsakhurdia, un uomo incredibilmente coraggioso e con un bellissimo curriculum di oppositore, asceso ai vertici dello Stato (1990-1992) portò il Paese quasi al collasso. Solidarność fu anche una grande scuola di educazione sociale e politica. Sicuramente quella scuola è mancata alle repubbliche post-sovietiche, inclusa l’Ucraina. È ovvio che essa semplicemente non poteva nascere nelle condizioni di sovietizzazione. Stessa orbita geopolitica, stessa vicinanza spaziale, eppure vivevamo in realtà in due mondi completamente diversi.

Tomasz Chudzyński – Cosa dovremmo ricordare in particolare durante le celebrazioni dell’Agosto ’80?

Arkadiusz Modrzejewski – Non ho dubbi che dobbiamo ricordare che l’Agosto ’80 fu la costruzione di una comunità universale al di sopra delle divisioni. Solo una tale comunità poteva essere efficace nello scontro con un regime che era parte – forse in versione light, ma lo era – della zona di influenza sovietica; cioè, in breve, dell’impero sovietico. E oggi, confrontati come siamo alla rinascita dell’imperialismo russo, costruito da persone che in precedenza avevano contribuito a creare il sistema sovietico di repressione, condito per di più da nazionalismo grande-russo, dobbiamo richiamarci a quell’idea dell’Agosto ’80. Perché la nazione intesa come comunità politica ha bisogno di un elemento coesivo, che è la solidarietà. Allo stesso modo, a livello europeo, abbiamo bisogno di solidarietà per proteggere la nostra comunità non solo di interessi, ma soprattutto di valori. E qui sorge la domanda chiave: cos’è la solidarietà? Padre Józef Tischner in Etica della solidarietà, riferendosi al paradigma evangelico, parlava del portare insieme il fardello, cioè della reciproca responsabilità degli uni per gli altri. Un tale atteggiamento richiede di elevarsi al di sopra del nostro egoismo, dei nostri interessi particolari. Ha una dimensione sia individuale sia collettiva, quando, come parte di un insieme più grande, la collettività, grava su di noi l’imperativo morale di stare accanto a chi ha bisogno.

Messa ai cantieri in sciopero, il momento del canto. Al centro in prima fila con gli occhiali Anna Walentinowicz, accanto con i baffi Lech Wałęsa.

Da una parte gli operai in sciopero, dall’altra parte dei cancelli la solidarietà dei cittadini

Sui muri esterni del cantiere un cartello inneggia a una nuova realtà.

Lech Wałęsa, il leader del movimento, parla agli operai in sciopero.

Danzica, la struttura innovativa di ECS-Europejskie Centrum Solidarności, Centro europeo di Solidarność. Inaugurato il 31 agosto 2014 il Centro, collocato accanto all’ingresso dei cantieri navali, ha per missione di conservare «il fascino e l’attualità degli ideali del movimento Solidarność – democrazia, società aperta e solidale, cultura del dialogo». Foto Piotr Krajewski per ECS ©.

Tutte le foto sono tratta dall’Archivio fotografico di ECS ©, fonte.

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