Incontro con Krystyna Dąbrowska e Yuliya Musakovska. Serata di reading
di Marina Bedzki
Incontro non banale il 10 giugno scorso presso l’Istituto Polacco di Roma.
Sono pochi gli Istituti culturali stranieri a Roma – per una mappa vedi qui e anche qui e pure qui – che da anni danno regolarmente spazio alla cultura ucraina. Due in particolare: il Forum Austriaco di Cultura a Roma e, appunto, l’Istituto Polacco di Roma.
Qualche sera fa proprio all’Istituto Polacco si è svolto il Reading di due poetesse: la poeta polacca Krystyna Dąbrowska e la poeta ucraina Yuliya Musakovska. Hanno letto alcune loro poesie, poi tradotte in italiano da Maria Grazia Bartolini che ha moderato l’incontro e con garbo ha intessuto un dialogo a tre.
Krystyna Dąbrowska a sinistra, al centro Maria Grazia Bartolini, a destra Yuliya Musakovska: foto di Gaia Pitzalis
Forte ed emozionante è stata la presenza della guerra nelle poesie e negli interventi di Yuliya Musakovska.
In Ucraina la guerra ha scardinato il linguaggio usuale, ha spinto la memoria a risalire indietro, fino ai tempi difficili in cui imperava Stalin, ha spinto gli ucraini di oggi a ricordare altri lutti, altre repressioni, altre lotte, altre vittime ed eroi dei tempi andati. Attraverso la poeta hanno parlato altre voci (soffocate, ferite, uccise, cancellate). Voci altre sono state evocate per una sorta di dovere morale, di missione obbligata: parlare per le altre voci, al posto di altre persone. A fronte di tanta alterità la poeta cerca di condividere il proprio dolore interiore, di esprimere l’indicibile nel quale si trovano a vivere oggi gli ucraini.
La guerra ha attraversato con la sua ombra cupa anche le poesie e gli interventi di Krystyna Dąbrowska. La poesia polacca non ha potuto non risentire della guerra dei russi contro gli ucraini, essendo la limitrofa Ucraina così vicina alla Polonia. Questa guerra risveglia non pochi spettri polacchi. I poeti polacchi più sensibili hanno difficoltà e pudore a esprimersi sulla violenza armata che li attornia perché consapevoli di non esserne direttamente coinvolti.
Nell’onda d’urto del conflitto bellico che si srotola da oltre 1570 giorni sono risuonate parole come: dolore – giustiziati – doloranti – infranti – dispersi – singhiozzano – pianto – salvato – rottura – morire – strappata – schiacciata – chiodi – vergogna – pietra appuntita – secca – marci – mi pungo – morituri te salutant – crudeltà – morti. Ma anche termini come: incendio – fumo – spine – feriscono – nausea – tormento – disperato – non respiro – spari – sangue – ossa – croci – bunker – guerra – inermi – gridare – ribella – urlerebbero – ambulanza – sirene spiegate – servizio militare obbligatorio – imprecazioni – carro armato – in battaglia – ciechi – armi – buio – rattrappita – accuse – incolparla – marcio – tristi – piangere.
Un immaginario scioccante, se alle parole si dà peso.
Le poesie lette in lingua originale ucraina e polacca hanno evocato sonorità amiche quanto aliene al pubblico italiano alle quali la traduzione ha donato nuovo senso e fatto vibrare echi commoventi.
Alla fine le due poete hanno parlato ciascuna delle poesie dell’altra.
Ho segnato una frase di Yuliya Musakovska che mi piace riportare: «Quando la guerra finirà piangeremo a lungo i nostri amici morti, tutti i nostri morti». Silenzio. Sottointeso: [adesso non è il tempo].
Musakovska richiama l’attenzione sulla necessità di risalire a forme semplici per dire un orrore in cui si è ancora immerse: la ninna nanna, il canto infantile, la poesia semplice e diretta sono le sue chiavi.
Dąbrowska ha ricordato che la poesia non è solo testimonianza, e per arrivare a chi legge, per muovere la sua coscienza deve tenere fede alla sua forma, alla sua forza che sta nell’arte dello scrivere.
Il lamento funebre espresso poeticamente non è atto rituale e non è rivolto al passato, piuttosto al presente e guarda al futuro. Speranza – la parola è stata pronunciata più volte.
Yuliya Musakovska: foto di Camilla Miglio
Su Yuliya Musakovska leggi un dettagliato profilo qui. Per la traduzione in italiano di alcune sue poesie vedi. Il suo libro di poesie più noto è: Yuliya Musakovska, The God of Freedom, Edizione Inglese, Translated by Yuliya Musakovska and Olena Jennings, Arrowsmith Press, 2024
In Yuliya Musakovska’s newest poetry collection, The God of Freedom, she reveals, facet by facet, the landscape of a turbulent, contemporary Ukraine. Equal parts intimate and expansive, the poems follow the societal struggles of women and their families, the trauma of returning soldiers, and the peoples’ future under the shadow of war and its tumultuous past. Translated by Musakovska and Olena Jennings, The God of Freedom reveals a moving, devastating, and all too necessary glimpse of Ukraine from one of the country’s most celebrated poets. Vibrant, relevant, and masterful, this volume stands out as a must-read work in translation, full of profound insights and captivating eloquence. With cover art by Anastasiia Starko.
Di Krystyna Dąbrowska leggi un ritratto qui . Leggi alcune due poesie qui. Per un commento sulla sua arte poetica vedi qui e anche qui e pure qui. Una lunga intervista in polacco con l’Autrice qui. In italiano leggi qui. Trova alcune sue poesie tradotte in italiano qui.
Krystyna Dąbrowska a sinistra e a destra, al centro Maria Grazia Bartolini: foto di Gaia Pitzalis





