Democrazia, autoritarismo e nazionalpopulismo in Polonia, Ungheria, Ucraina, Russia
di Daniele Stasi & Cristina Carpinelli
Sono pochi i libri che hanno ricostruito in Italia, per il lettore italiano, le trasformazioni politiche intervenute dopo il 1989-1991 nei paesi dell’Europa centro-orientale. Ora, finalmente, è disponibile a cura di Daniele Stasi e Cristina Carpinelli, Democrazie svuotate. Polonia, Ungheria, Ucraina e Russia tra democrazia, autoritarismo e nazionalpopulismo, con Introduzione di Padraic Kenney, Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2026.
Dalla scheda di presentazione:
Il 1989 delineava una promessa di trasformazione. Il crollo del comunismo avrebbe aperto, per l’Europa centro-orientale, la strada verso la democrazia, la libertà e l’integrazione con l’Occidente, ma la storia ha seguito strade diverse.
Democrazie svuotate ricostruisce le traiettorie di Polonia, Ungheria, Ucraina e Russia, mostrando come, dal 1989 e con il crollo dell’URSS, si siano progressivamente affermate dinamiche che mettono alla prova l’evoluzione democratica di questi paesi.
Il volume indaga le radici di queste trasformazioni, riconducibili alla delusione post-comunista, al nazionalismo, all’erosione delle istituzioni democratiche e al ruolo crescente del populismo. Dalla Polonia, sospesa tra stato di diritto e deriva illiberale, all’Ungheria del populismo autoritario, fino alla Russia di Putin e all’Ucraina che continua a difendere il proprio percorso democratico, emerge un quadro complesso e tutt’altro che concluso.
Uno sguardo indispensabile per comprendere non solo l’Europa centro-orientale, ma le dinamiche globali del nostro tempo, dove si ridefiniscono i rapporti tra potere, identità e democrazia.
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Il libro, prezioso quanto attuale, analizza il contesto storico successivo all’implosione del blocco comunista e al crollo dell’URSS, quando si aprì la strada a una possibile transizione verso la democrazia, il capitalismo di mercato e l’integrazione con l’Occidente. La Cortina di ferro, la mutua assistenza economica e commerciale tra i paesi del blocco socialista (Comecon) e il Patto di Varsavia sul piano militare tennero insieme dal 1945 realtà nazionali molto diverse tra loro. Dopo il 1989-1991 ciascuna di queste realtà, pur nei tratti comuni, seguì traiettorie divergenti e non lineari, si sviluppò attraverso specifiche dinamiche politiche che sfociano in esiti differenti che vengono esaminate qui in riferimento a Polonia, Ungheria, Ucraina e Russia.
La pluralità dei modelli politici a certe condizioni è una ricchezza. Ma la questione di fondo – che gli Autori indagano e che riguarda oggi l’intero continente europeo e l’Occidente stesso – è il pericolo di uno sostanziale svuotamento della democrazia dall’interno anche quanto la facciata formale rimane o pare rimanere intatta. Fin troppo numerose sono infatti le forze sia endogene sia esogene interessate all’indebolimento sistematico del modello democratico europeo. Lo Stato illiberale e autoritario purtroppo, invece di essere deprecato e combattuto viene da più parti promosso e osannato. Preoccupano anche i ripetuti attacchi al multilateralismo e il moltiplicarsi di accenti stonati – perché tendenti alla chiusura e alla negazione delle appartenenze plurali – sulla supposta natura “identitaria” dei popoli, delle nazioni, dei paesi. Non solo avvengono concentrazione non controbilanciate di potere, ma si cerca di controllare i media e l’informazione, di privatizzare gli spazi pubblici, di delegittimare le opposizioni e le forme di dissenso, di restringere la sfera dei diritti, di abusare politicamente della giustizia quanto dell’educazione, di manipolare la memoria storica e le narrazioni collettive. Alla messa in discussione dei rapporti tra potere e società negli assetti nazionali corrispondono significativi cambiamenti degli equilibri e delle regole internazionali. Anche in Europa – è persino difficile a dirlo – è tornata la guerra.
Per la varietà di prospettive prese in esame, Democrazie svuotate offre utili chiavi di lettura delle dinamiche transnazionali e globali.
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Per gentile concessione degli Autori e dell’Editore, riproponiamo qui di seguito la Nota dei curatori.
Il presente volume ha avuto origine dal dialogo avviato qualche anno fa presso la Casa della cultura di Milano in occasione delle attività della Scuola di cultura politica e della presentazione dei libri di Daniele Stasi, Le origini del nazionalismo in Polonia (Milano, FrancoAngeli 2018) e Daniele Stasi, “Polonia restituta”. Nazionalismo e riconquista della sovranità polacca (Bologna, il Mulino 2022). Da questo dialogo è scaturita l’idea, in collaborazione con la Fondazione Feltrinelli, di raccogliere, in una pubblicazione diretta a un pubblico più ampio rispetto a quello accademico e degli specialisti, diversi nostri articoli e saggi apparsi su alcune riviste negli ultimi anni e di coinvolgere, in una riflessione comune sulle questioni russe e dell’Europa centro-orientale, Balázs Majtényi , Simona Merlo , Maria Popova e Oxana Shevel.
L’intento dell’opera è quello di offrire un’analisi storica e politologica delle forze in campo e delle dinamiche storiche e sociali che hanno riguardato la Polonia, l’Ungheria, l’Ucraina e la Russia negli ultimi decenni.
Nel primo capitolo sono esaminate le peculiarità del populismo nazionalista polacco, le sue radici storiche e il suo costituire uno dei principali elementi del profilo ideologico della cosiddetta III Repubblica.
Il secondo capitolo, sulla falsariga del precedente, illustra la vocazione autoritaria del nazionalpopulismo in Ungheria, con particolare attenzione alle modifiche costituzionali e al rispetto dei diritti umani.
Il terzo e il quarto capitolo, da prospettive differenti, trattano del difficile percorso, a partire dal crollo dell’URSS, di nation-building e di consolidamento della democrazia in Ucraina, soggetta a tensioni centrifughe e forti tendenze illiberali. L’ultimo capitolo si concentra sulle ambizioni imperiali della Russia, sostenute dall’ideologia della democrazia sovrana e dal paradigma dello Stato-civiltà.
Nel complesso, i capitoli offrono uno spaccato su una vasta area in cui gli indirizzi illiberali, imperiali e nazionalistici si scontrano con la democrazia, la cui esistenza appare tanto più complessa quanto più le realtà considerate si allontanano, o apertamente si contrappongono, al progetto comunitario europeo.
L’invasione dell’Ucraina nel 2022 e l’elezione di Donald Trump nel 2024, oltre ad aver contribuito a ridefinire alcuni processi di lungo periodo iniziati con il crollo dei regimi comunisti e l’allargamento dell’Unione europea, hanno sollevato interrogativi cruciali circa le possibilità di affermazione dello stato di diritto costituzionale apertesi dopo il 1989 e sul ruolo della Russia, il Paese più esteso del pianeta, nell’area dell’Europa centro-orientale. La difesa dei principi democratici, mentre presentiamo queste riflessioni ai lettori, non sembra aver perso le sue ragioni fondanti legate alla creazione di un ordine politico internazionale orientato verso la pace, la salvaguardia dei diritti individuali, la solidarietà tra i popoli e contrario alla rinascita dei nazionalismi autoritari. In un contesto internazionale segnato da forze disgregatrici e in cui sembra prevalere il disordine, le vicende dei territori un tempo definiti come “l’Est” rappresentano un’utile chiave di lettura per comprendere i fenomeni politici di portata globale e le questioni del nostro tempo.
Daniele Stasi e Cristina Carpinelli
Il nazionalismo polacco è un tema tornato di attualità negli ultimi anni. L’autore ne ricostruisce le radici, la matrice ideologica e le diverse espressioni contrastanti con la democrazia moderna. Nel volume sono illustrati i rapporti della corrente nazionalista, che darà vita al partito di Democrazia Nazionale (Endecja) alla fine del XIX secolo, con la tradizione della democrazia nobiliare prima della Grande Spartizione di fine Settecento, e con le culture politiche sviluppatesi nel corso dell’Ottocento in Polonia. Il libro contribuisce a colmare una lacuna negli studi in lingua italiana sul pensiero politico dell’Europa centro-orientale, e polacco in particolare, e si rivolge non solo agli studiosi di storia delle istituzioni e delle dottrine politiche, ma anche ad un pubblico più vasto che comprende gli storici dei Paesi dell’Europa centro-orientale.
In questo volume Daniele Stasi offre un’analisi storica del nazionalismo polacco, in particolare nel periodo che va dagli inizi del Novecento al colpo di Stato del 1926, in ordine a due questioni fondamentali: l’incompatibilità del nazionalismo con il pluralismo parlamentare e lo sbocco sciovinista sul piano della politica interna e internazionale. Nel movimento nazionalista polacco si confrontano due correnti principali, con posizioni ideologiche differenti su temi quali l’eredità politica dell’Ottocento (in particolare del romanticismo e della tradizione irredentista), il coinvolgimento delle masse (e delle minoranze etniche) nella ricostruzione dell’identità nazionale, il confronto col socialismo e l’assetto istituzionale del nuovo Stato. Józef Piłsudski, rappresentante del nazionalismo civico, svolgerà un ruolo politico di primaria importanza durante la Seconda Repubblica, mentre Roman Dmowski, figura di primo piano del nazionalismo etnico, autore di opere dal forte accento antisemita, sarà chiamato a ricoprire importanti incarichi diplomatici alla fine della Prima guerra mondiale e assumerà, per un lungo periodo, la guida del partito contrapposto a Piłsudski.
La Polonia oggi e mille anni fa. Nel corso dei secoli la Polonia si è estesa e richiusa a fisarmonica. Il successo dell’Unione Europea cambia la valenza simbolica delle sue frontiere occidentali (polacco-tedesca, polacco-ceca, polacco- slovacca). Le aree settentrionali e orientali che in passato sono state polacche (e che oggi sono russe, lituane, bielorusse, ucraine) hanno sempre meno rilevanza sul piano dell’emotività e sempre più su quello della geo-storia. Quei territori sono attuali e vivi sulla mappa della mente. Nomi che non appartengono più a una sola nazione, ma a molte e diverse memorie – quindi a una memoria complessiva che si vorrebbe europea – Paolo Morawski, Laura Canali e “Limes”, fonte
La Confederazione polacco-lituana alla sua massima estensione (Pace di Deulino, 1618–1619). In sovrapposizione, i confini degli attuali Stati, fonte.
Fondata nel febbraio 1991 nella città ungherese di Visegrád, inizialmente come «Triangolo di Visegrád», tra Polonia, Ungheria e Cecoslovacchia. A seguito alla dissoluzione della Cecoslovacchia divenne un’associazione regionale informale a quattro, il Gruppo di Visegrád (V4) perché ampliato dal gennaio 1993 alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia ormai indipendenti. La collaborazione nel Gruppo si è rivelata importante nel periodo di transizione da un regime totalitario a una società pienamente libera, pluralista e democratica. Attualmente il Gruppo serve a coordinare le posizioni e a promuovere la cooperazione nei settori dell’economia, della cultura, della scienza e della sicurezza. Il Gruppo di Visegrád cerca oggi nuova proiezione verso Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, Bielorussia – PAP e Mateusz Krymski, fonte.
La Three Seas Initiative è il forum fondato nel 2016 dal presidente polacco Duda e dall’ex presidentessa croata Grabar-Kitarović con l’appoggio esterno del presidente americano Trump, per favorire la cooperazione e integrazione economica, i progetti infrastrutturali ed energetici tra i paesi dell’Europa centrale situati nel triangolo tra Mar Baltico, Mare Adriatico e Mar Nero. L’interesse per la cooperazione regionale nell’Europa centrale è cresciuto di pari passo con la percezione della minaccia proveniente dalla Russia dopo il 2014 e soprattutto dal 2022. Il progetto ha dunque una valenza geopolitica, strategica, di sicurezza e ideologica in funzione anti-Russia imperiale. L’Iniziativa dei Tre mari conta oggi 13 membri: Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia (affacciata sull’Egeo, quarto mare), Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia Ungheria. Partner strategici sono: USA, Germania, Commissione Europea, Giappone, Turchia, Spagna. Membri associati: Ucraina, Moldova, Albania, Montenegro, Fonte.
La Via Carptahia, progetto di infrastruttura a duplice uso civile e militare, fonte.





1 Commento. Nuovo commento
Ho letto l’articolo con calma. L’idea che in Polonia e Ungheria la democrazia sia sotto pressione ma non del tutto svuotata mi sembra più utile di tante analisi che chiudono tutto in una parola sola, e il confronto con Ucraina e Russia rende il quadro meno schematico.
Mi è tornato in mente ieri, mentre sistemavo il modulo di rimborso spese per l’ufficio: il portale accetta solo file che sembrano passati dallo scanner, e il PDF esportato dal gestionale non andava bene. Ho provato lensup.ai e in pochi minuti ho aggiunto un po’ di inclinazione e di grana, come se avessi appoggiato il foglio sullo scanner. La compressione punta alla dimensione che scegli, ma può restare un po’ sopra, quindi ho ricontrollato il limite del portale prima di caricare. I file restano sul dispositivo e l’elaborazione avviene nella scheda del browser, cosa che per un modulo con i miei dati non guasta.