C’era una volta… qualcosa che manca… il tempo passato… C’era…
di Paolo Morawski
Immagine di copertina: incisione su legno del 1882 di Carl Friedrich Deiker raffigurante il lupo (Canis lupus predator), fonte
LMDP è – cito – «la rivista trimestrale dell’Università Luiss che si propone come luogo d’incontro tra scienze sociali, scienze umane e scienze esatte, attraversando differenti materie e ambiti di studio e ricerca: economia e filosofia, letteratura e poesia, politica e innovazione, semiotica e fumetti, per uno sguardo non convenzionale sulle questioni del presente». Navigando nella sezione “Articoli” mi imbatto in un contributo del 7 ottobre 2024 di Silvia Andreoli intitolato Gli “insospettabili” delle fiabe. Dato il tema leggo con interesse.
L’incipit richiama i:
«Personaggi noti in ambienti e settori del tutto diversi ma accomunati dal fatto d’essersi lasciati “catturare” dalla scrittura di una o più fiabe. A caderci dentro sono in tanti, tantissimi e lo fanno d’un tratto, senza meditarci a lungo. Lo fanno con quella stessa impellenza che spinge Alice a infilarsi nella grossa tana oltre la siepe, per inseguire il Bianconiglio».
Aggiunge l’Autrice:
«scorrendo i nomi per questo testo ne ho contate oltre tre dozzine – scrittori noti e di fama, filosofi, poeti, statisti, pensatori, che si sono lasciati conquistare da questa forma narrativa che sfugge e sguscia di continuo, rivelando di sé l’inatteso. L’hanno fatto: Arthur Strindberg, Oscar Wilde, Jan McEwan, George Sand, Michael Ende e poi David Grossman, George Saunders, Amos Oz, Nelson Mandela, ma già Voltaire, Puškin, Mark Twain, E.T.A. Hoffman, Jacques Prévert, i nostri Gozzano, Calamandrei, Capuana, poi Antonio Moresco. E Herman Hesse, Rudyard Kipling, Tolkien e naturalmente Goethe, Ruskin, Grahame, Ernst Bloch e Rainer Maria Rilke. Inoltre Jostein Gaarder, Anita Nair, Atiq Rahimi, Tahar Ben Jelloun, Nicolai Lilin, Murakami Haruki, Francesco Guccini, Giorgio Parisi. E Antonio Gramsci…».
In questa mappa della letteratura riguardante le fiabe c’è poca rappresentanza dell’Est europeo. Solo due russi: il poeta, saggista, scrittore e drammaturgo romantico Aleksandr Puškin (1799-1837) e lo scrittore russo naturalizzato italiano Nicolai Lilin alias Nikolaj Veržbickij (1980-).
Ecco un bel compito per poli-logo: valorizzare il mondo delle fiabe degli altri Est non-russi, dal Baltico al Mar Nero, dall’Ucraina alla Slovenia, Polonia inclusa.
La Polonia sarà Paese ospite d’onore dell’edizione 2027 della Fiera del Libro per bambini e ragazzi. Ne riparleremo.
Silvia Andreoli è autrice tra l’altro di La tana del lupo. Il cuore segreto delle fiabe, Luiss University Press 2024. Dalla scheda dell’Editore:
Comunemente considerate storie per i più piccoli, le fiabe nascondono un universo inesplorato e complesso. Nate nella notte dei tempi come forma di narrazione arcaica, le fiabe hanno conservato lo status che le ha sempre caratterizzate – quello di rappresentare uno spazio d’eccezione, al di fuori delle regole sociali dominanti, nell’ambito del quale prendono voce attraverso animali, oggetti incantati, folletti e fagioli magici, tutti coloro che, nel mondo dei grandi, sono costretti alla marginalità e al silenzio. In un libro a metà tra esplorazione antropologica e trattato storico, Silvia Andreoli presenta la fiaba come genere prediletto della fantasia e della libertà, in cui prendono forma aspirazioni, angosce e rivincite dei piccoli sui grandi.
Guarda tre video con Silvia Andreoli:
- I principi alla prova delle fiabe, 15 ottobre 2025 (durata 21:01);
- Più Libri più liberi 2024, 19 dicembre 2024 (durata 19:04);
- Frontiera nella fiaba, 12 nov 2024 (durata 19:16).
Nel suo articolo Silvia Andreoli cita più volte Maria Tatar («che alla fiaba ha dedicato studi acutissimi»). Maria Tatar ha insegnato folklore e mitologia, letteratura per l’infanzia, mitologia e lingua e letteratura tedesca presso l’americana Harvard University, Cambridge, Massachusetts di cui è Faculty Emeriti.
Guarda Jack Zipes in Conversation with Maria Tatar, 15 marzo 2022 (durata 58:25).
Di Maria Tatar segnaliamo in italiano La più bella del reame. Biancaneve e altre 21 storie di madri e di figlie, Illustrazioni di Cinzia Ghigliano, Traduzione di Bianca Lazzaro, Donzelli 2021. Dalla scheda dell’Editore:
Come può esserci ancora qualcosa da scoprire nella fiaba più raccontata al mondo? Davvero la bella fanciulla «bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l’ebano» uscita dall’inchiostro dei Grimm ha ancora in serbo qualche sorpresa per noi? Ebbene sì, più d’una – addirittura venti. A svelarcele tutte insieme è una delle più autorevoli voci internazionali sul tema della fiaba popolare e colta come Maria Tatar, dell’Università di Harvard. Dobbiamo a lei la sorprendente raccolta di storie di madri e figlie che si dipanano lungo il filo narrativo della bellezza, fisica e interiore. A dire il vero qualche sospetto ce lo aveva già insinuato Jack Zipes, che a due secoli dalla prima edizione delle Fiabe del focolare dei Grimm ci aveva svelato come nel 1812 l’originaria versione della poi celeberrima fiaba narrasse la persecuzione di una bella figliola ad opera di una madre biologica e non di un’astiosa matrigna. Gli stessi Grimm avevano poi ribaltato lo schema con la versione divenuta canonica nel 1857, e quasi un secolo dopo ci aveva pensato Walt Disney a imprimere sulle pupille di ogni bambino (e adulto) di mezzo mondo le fattezze candide di Biancaneve e, più ancora, quelle oscure e malefiche della sua matrigna, trasferendo così la malvagità e il conflitto al di fuori del rassicurante perimetro della consanguineità – con esiti psicoanalitici approfonditi nel secondo Novecento da Bruno Bettelheim. Ma la storia non è tutta qui e, grazie a Maria Tatar, possiamo oggi seguire le orme della bella fanciulla fino in capo al mondo, per scoprire ventuno avventure diverse narrate presso paesi e culture disparate – dalla Germania dei Grimm all’Italia di Basile e di Pitrè, dall’Armenia al Portogallo, dal Giappone all’Africa, dalla Cina al Marocco, dagli Stati Uniti alla Francia. Come dentro una camera di specchi deformanti, Biancaneve cambierà nome, aspetto, lingua, rango e compagni d’avventura. E accanto a lei scopriremo una congerie di oggetti fatati – specchi, mele, pettini, spilloni, calze, ventagli semi, bare d’oro o di vetro, pietre della pazienza; oltre a un campionario di aiutanti magici e non – nani, banditi, principi, servitori benevoli… A non cambiare sarà il conflitto tanto intimo quanto generazionale tra due bellezze, l’una inconsapevole e inesperta, l’altra aggressiva e prevaricatrice. Come dice Tatar, rovesciando il celeberrimo incipit di Anna Karenina, «nella vita reale ogni famiglia infelice può essere infelice a modo suo, ma nelle fiabe le famiglie infelici si somigliano tutte». Il che vale anche presso mondi culturalmente e geograficamente disparati. Come ci hanno insegnato Tolkien e Angela Carter il calderone delle fiabe bolle sul fuoco sin dalla notte dei tempi e, come avviene per le zuppe, anche le storie più prelibate vanno cotte a fuoco lento. Ma per non fare sempre la solita minestra, occorre l’aggiunta di qualche nuovo ingrediente, di una spezia o di un aroma diverso a seconda delle epoche e dei luoghi; solo così, pur conservando quel retrogusto di un comune passato ancestrale, anche il sapore di questa antica storia non smetterà mai di sorprenderci.










