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Carmela Giglio
19 Febbraio 2026
OggiTesi
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Cartolina dalla Turchia – il secondo Bosforo, Kanal Istanbul

Un progetto grandioso e controverso

di Carmela Giglio

Immagine di copertina, Ponte sul Bosforo capovolto, fonte

L’incessante via vai di camion, ruspe e betoniere che sfigurano il territorio. E poi la nube di polvere che, come un manto grigio e maleodorante, avvolge e divora il paesaggio. I villaggi della Tracia orientale, circondati da migliaia di ettari di campi coltivati e di pascoli, trasformati in un gigantesco cantiere. Un intero mondo sta sparendo per far posto a quella che il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha definito “la più grande opera della Turchia moderna”.

Parliamo del Kanal Istanbul, “il secondo Bosforo”, un canale artificiale che, tagliando da nord a sud per 45 chilometri la Tracia orientale, dovrebbe collegare il Mar Nero al Mar di Marmara, trasformando la parte europea di Istanbul in un’isola.

Un progetto monstre, al punto da far impallidire la portata degli altri kolossal edilizi che da oltre vent’anni stanno sfigurando Istanbul e la Turchia tutta. Monumenti al potere di Erdoğan, che lui stesso non ha esitato a definire “folli”. Dall’autostrada che corre lungo il Mar Nero, costruita riducendo a carta straccia vincoli paesaggistici e ambientali, costata qualcosa come cinque miliardi di dollari e lo sventramento di 150 chilometri quadrati di foreste secolari. Al nuovo mega aeroporto di Istanbul, il più grande d’Europa, inaugurato nel 2018. E poi il corollario di ponti, autostrade, metropolitane, tunnel sotterranei, centri storici sventrati, grattacieli che svettano a perdita d’occhio. Mega-progetti presentati all’opinione pubblica come una rincorsa verso la modernità, eppure ammantati di grandeur neo-ottomana. 

Più concretamente sono la dimostrazione del “sistema Erdoğan”, un leader che con il suo partito, l’Akp, ha costruito le fondamenta del proprio potere anche facendo leva sulle oligarchie delle costruzioni, su quella che le opposizioni bollano come “la gang del cemento”. Ora è la volta del Kanal Istanbul, la madre di tutte le follie del presidente. Il primo cantiere è stato aperto quattro anni fa: il costo iniziale previsto di 15 miliardi di dollari è già più che raddoppiato.

Contadini e pastori, espropriati a colpi di carte bollate e di cariche della polizia, stanno combattendo una battaglia impari per reclamare il proprio fazzoletto di terra. Ma nel frattempo quelli che erano i loro campi coltivati, i loro pascoli sono diventati un ricco bottino per gli speculatori. Quei terreni, diventati pubblici e rimessi sul mercato immobiliare internazionale, stanno attirando acquirenti, soprattutto arabi, e fruttando entrate da capogiro.

Sulla carta l’obiettivo del Kanal Istanbul è quello di decongestionare il traffico marittimo del Bosforo, unica via d’accesso al Mediterraneo per i Paesi che si affacciano sul Mar Nero, e che solo lo scorso anno è stato attraversato da qualcosa come 43 mila navi.

La stampa compiacente suona la grancassa del nazionalismo. Esaltando un’opera destinata – è la tesi sbandierata con grande enfasi – a dare ulteriore smalto e vigore alla centralità geopolitica e geoeconomica della Turchia.

Tutte le immagini sono tratte da Kanal İstanbul Projesi, Nihai ÇED Raporu, Ankara, Ocak 2020, fonte

Escluso dai vincoli del Trattato di Montreux che dal 1936 regolano il traffico lungo il Bosforo, il nuovo corso marittimo artificiale – fanno trapelare fonti del governo – sarà sotto la piena sovranità nazionale ed Ankara avrà quindi il diritto di riscuotere pedaggi di transito, oggi proibiti, con incassi che potrebbero sfiorare i cinque miliardi l’anno.

Ma nel burrascoso contesto geopolitico attuale – con l’invasione russa dell’Ucraina, l’instabilità della Georgia, la presenza nel bacino di altri due paesi Nato come Romania e Bulgaria – che cosa resterebbe dello spirito di Montreux? La convenzione concede il libero passaggio alle imbarcazioni commerciali ma impone precise limitazioni al transito delle navi da guerra nella “gola” – è con questo termine, Boğaz, che in Turchia è conosciuto il Bosforo. E di fatto consegna ad Ankara le chiavi di una delle porte più ambite e strategiche del Mediterraneo.

Il nuovo canale è di certo un asso che Erdogan potrà giocare su più tavoli. Ma i turchi, almeno per ora, negano di voler far saltare le regole di Montreux: lo stretto di Istanbul continuerà ad essere un check point militare. Se petroliere e portacontainer navigheranno nel canale a pedaggio, le navi da guerra continueranno ad usare il Bosforo. Ci sarà insomma un doppio regime di transito. E questo spiegherebbe perché dal Cremlino non sono finora arrivati segnali di allarme.

Oltre le grandi manovre geopolitiche, in patria, sommerse dalle grida che approvano il progetto, le voci contro, che bollano il Kanal Istanbul come un “ecocidio”, sono state ridotte a sussurri. O spente. Come quella del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, l’esponente più popolare del CHP, la principale forza d’opposizione, arrestato nel marzo dello scorso anno. Su di lui pesa come un macigno l’accusa di aver dato vita ad una organizzazione criminale. Che si sarebbe diffusa nella megalopoli sul Bosforo “come i tentacoli di una piovra”: questa la definizione usata da Akın Gürlek, che da procuratore capo di Istanbul ha letteralmente falcidiato, a colpi di arresti e incriminazioni, le file degli amministratori dell’opposizione. Uno zelo che è stato premiato: lo scorso 11 febbraio, in un clima infuocato dalle proteste dei parlamentari del CHP, Gürlek ha prestato giuramento come nuovo ministro della Giustizia. 

Con İmamoğlu rinchiuso nel carcere di Silivri, è stato messo fuori gioco il potenziale sfidante di Erdoğan alle presidenziali del 2028, e insieme il principale oppositore del Kanal Istanbul. Per il sindaco – che era arrivato ai vertici di questa città-stato proprio usando le parole d’ordine della lotta alla corruzione e alla cementificazione selvaggia, in nome della difesa dell’ambiente e della sicurezza antisismica – il Bosforo 2 è destinato a prosciugare le risorse idriche della città, ad alimentare la speculazione edilizia, a far lievitare oltre misura i prezzi delle case, che hanno già raggiunto picchi da capogiro. E ad aprire una voragine nella già traballante economia turca.

Sulle controversie che suscita il progetto Kanal Istanbul, guarda per esempio: Turkey: ‘Kanal Istanbul,’ a controversial project divides the country, France 24, 21/06/2025.

Inoltre, leggi Tuba Eldem, Canal Istanbul: Turkey’s Controversial Megaproject. Its Likely Impacts on the Montreux Convention and Regional Stability, SWP Comment 2021/C 43, 20-07-2021.

Altre cartoline dall’area

  • Cartolina dal Bosforo – la Turchia di Erdoğan. İmamoğlu in cella, l’opposizione in un vicolo cieco, i giovani senza bussola, di Carmela Giglio, 2 Aprile 2025, leggi
  • Cartoline da Istanbul – Erdoğan l’inaffondabile. Il Secolo della Turchia e la nuova stagione di espansione neo-imperiale – una riflessione a caldo, di Rachele Botti, 2 Giugno 2023, leggi
TAG: Tuba Eldem | Akın Gürlek | Tracia orientale | Kanal Istanbul | Bosforo | Mar di Marmara | AKP | Trattato di Montreux | Ankara | CHP | Silivri | Mediterraneo. Russia | Carmela Giglio | Ekrem İmamoğlu | Recep Tayyip Erdoğan | Istanbul | Opposizione | Bulgaria | Georgia | Guerra | Mar Nero | Nato | Romania | Turchia | Ucraina

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