L’imperativo morale di stare dalla parte dell’Ucraina fino al raggiungimento di una pace giusta
di Arkadiusz Modrzejewski
Arkadiusz Modrzejewski ha preso parte attiva alle manifestazioni di solidarietà con l’Ucraina (vedi) e alle discussioni che si sono svolte in proposito in questi giorni a Danzica (vedi). Gli abbiamo chiesto una riflessione d’insieme sui quattro anni di guerra appena trascorsi.
Arkadiusz Modrzejewski – Da quattro anni ormai l’Ucraina resiste alla brutale aggressione russa. Ogni giorno muoiono soldati ucraini al fronte e civili ucraini esposti agli attacchi dei missili e dei droni russi. Anche le infrastrutture critiche ucraine sono sotto attacco. Notti e giorni senza elettricità e riscaldamento, con temperature intorno ai meno 20 gradi, sono diventati all’ordine del giorno per milioni di ucraini. E cosa fa il mondo? Se ne disinteressa. Il presidente degli Stati Uniti sogna il Nobel per la pace, che soddisfi il suo ego narcisistico, e nel frattempo vuole fare affari mettendo l’Ucraina con le spalle al muro. Il volto ripugnante della politica. Mercificata e priva di valori, dove l’interesse immediato, il proverbiale accordo, viene posto al di sopra delle norme morali universali, della sofferenza delle vittime e della semplice giustizia. Il realismo politico portato all’estremo diventa cinismo spietato. Si mette sul piedistallo il criminale Putin, si rimprovera e si umilia il presidente di un popolo che lotta per la libertà e la dignità, che lotta per i valori che sono alla base della nostra civiltà, che sono canonici per l’Unione Europea. Si può non apprezzare Volodymyr Zelens’kyj – è persino difficile apprezzarlo – ma oggi non solo è il leader dell’Ucraina libera, ma anche il simbolo della resistenza incrollabile contro la brutale aggressione e le fantasmagorie neoimperialistiche. In un momento in cui il resto del mondo sta diventando indifferente, in cui il nostro più potente alleato si comporta come un bambino capriccioso, noi europei abbiamo l’imperativo morale di stare dalla parte dell’Ucraina fino al raggiungimento di una pace giusta. Accolgo quindi con favore le iniziative dei leader dei paesi europei, non solo dell’Unione, ma anche del Regno Unito e della Norvegia, a sostegno dell’Ucraina nella sua lotta contro la guerra. Si tratta di azioni di importanza strategica che rafforzano il potenziale difensivo dell’Europa. Come comunità europea, dobbiamo raggiungere l’autonomia in questo settore, inviando al mondo il segnale che siamo solidali e che qualsiasi provocazione rivolta a uno dei paesi europei sarà considerata una sfida lanciata all’intera comunità, intesa non solo come Unione Europea, ma più in senso lato come Europa in termini culturali, civili e, soprattutto, assiologici. Schierarsi dalla parte dell’Ucraina significa quindi schierarsi dalla parte dei valori e della moralità internazionale. Non si tratta di moralismo ingenuo, come sostengono gli scettici, ma di una necessità realistica. Perché sappiamo bene come sono la politica e le relazioni internazionali spogliate dei valori morali, e ne fanno esperienza soprattutto i più piccoli e i più deboli. Crediamo in noi stessi, crediamo di nuovo nell’Europa, perché è garante della pace, se non globale, sicuramente nella nostra parte del mondo. Non è una strada facile. Il populismo dilagante può minare dall’interno l’unità dell’Unione Europea o, più in generale, dell’Europa, ma non possiamo ritirarci davanti alle ondate di populismo, finanziate con piacere dal Cremlino. Perché essere europei non significa vivere in una fortezza prospera, o almeno relativamente prospera, ma soprattutto credere nei valori e nelle norme morali a cui ci si attiene, anche se gli altri li disprezzano e li considerano un segno di debolezza. La sfida per ogni europeo e cittadino dell’Unione europea è quindi quella di opporsi al populismo nei propri paesi. In questo modo rafforzeremo le fondamenta dell’unità europea, bloccando efficacemente la politica neoimperiale di Putin. Più di mezzo miliardo di europei costituiscono una grande forza che, schierandosi dalla parte dei valori, garantisce la sicurezza e la pace in Europa. Questo è ciò di cui oggi ha bisogno anche l’Ucraina: la nostra unità e solidarietà e la fede nei valori che sono alla base dell’Europa.
Poli-logo – Siamo pienamente d’accordo: l’unità e l’intesa europea sono vincenti. Allo stesso tempo, ogni Stato europeo, sulla base della propria storia e delle proprie specificità, cerca di ritagliarsi un proprio ruolo specifico. Anche in questa guerra i governi europei ragionano principalmente in termini nazionali, ciascuno insegue e/o realizza la propria idea di interesse nazionale. Ciò è in parte comprensibile e giustificato. Ma…
Arkadiusz Modrzejewski – In primo luogo, e soprattutto, la prospettiva nazionale è importante, ma non può oscurare l’essenza delle cose. Purtroppo, non solo i politici, ma anche la scuola e spesso le università ci rafforzano in questa prospettiva nazionale. E noi abbiamo bisogno di una prospettiva universale per vedere di più e in modo più completo, in definitiva per vedere l’uomo nel suo dramma. La vittima della guerra soffre meno quando entra in gioco la questione dell’interesse nazionale? Quindi cambiamo la gradazione. Prima la prospettiva universale, per poter vedere e comprendere le prospettive particolari, spesso contraddittorie, spesso ambigue, spesso soggette a cambiamenti. Come nel caso della Polonia: dall’ondata euforica di aiuti all’Ucraina, alla stanchezza e all’irritazione per l’argomento. Ma questa stanchezza e irritazione – per non parlare dei sentimenti anti-ucraini – è proprio la prospettiva nazionale. Se guardiamo dalla prospettiva dell’uomo o dei valori e delle norme morali, la prospettiva diventa universale. Attenersi a questo può portare solo benefici a lungo termine, maggiori dell’interesse immediato.
Poli-logo – In questi lunghi quattro anni di guerra qual è stato finora il ruolo che la Polonia si è ritagliata e che gli altri (ucraini da una parte ed europei-occidentali dall’altra) hanno attribuito alla Polonia?
Arkadiusz Modrzejewski – La Polonia non solo sostiene l’Ucraina in modo simbolico o dichiarativo, ma costituisce anche un importante hub logistico da cui vengono inviati sia aiuti umanitari che armi difensive, grazie alle quali gli ucraini possono difendere la loro patria. Si tratta di un contributo importante e concreto. Naturalmente, questo snodo logistico è protetto dalle forze armate della NATO. Finora se ne sono occupati principalmente gli americani, mentre ora sono gli alleati europei. Anche la Polonia invia equipaggiamento militare in Ucraina. Recentemente, caccia Mig.
Poli-logo – Come ti immagini il ruolo futuro della Polonia, se la guerra purtroppo dovesse ancora continuare a lungo?
Arkadiusz Modrzejewski – Se la guerra dovesse protrarsi, la Polonia dovrebbe continuare a fare pressione sugli alleati americani ed europei affinché, in primo luogo, tutti aumentino la pressione sull’aggressore, sulla Federazione Russa; e, in secondo luogo, aumentino le forniture di armi moderne all’Ucraina. Naturalmente mantenendo le giuste proporzioni, perché sono gli ucraini a sopportare il peso della guerra, ma la questione ci riguarda, riguarda noi, cioè il mondo occidentale. Non possiamo sottovalutarla.
Poli-logo – I sentimenti anti-ucraini in Polonia, ci viene spesso spiegato, sono anche molto legati alle vicende storiche, ai massacri perpetrati dagli ucraini contro i polacchi soprattutto in Volinia durante la Seconda guerra mondiale. Sono ferite che non si sono ancora rimarginate nonostante tutti gli sforzi compiuti dalle due parti da storici, politici e anche semplici cittadini illuminati. Per tacere dei sentimenti anti-polacchi che attraversano la società e le memorie ucraine. A Danzica e in Pomerania, nel tuo lavoro accademico e scientifico incontri continuamente dei colleghi ucraini. Tra voi il passato storico conta così tanto? È un ostacolo al dialogo? O forse il dialogo polacco-ucraino a un certo punto si ferma, ha dei limiti?
Arkadiusz Modrzejewski – Naturalmente, tali questioni devono essere affrontate nell’ambito delle relazioni bilaterali. Le buone relazioni richiedono anzitutto verità. La verità storica dovrebbe essere discussa principalmente dagli storici. Non dovrebbe diventare oggetto di contrattazioni e pressioni politiche. I crimini avvenuti in Volinia, che lei menziona, non dovrebbero essere politicizzati. Purtroppo, i politici di destra li utilizzano come argomento. Ma in realtà si tratta di una strumentalizzazione della sofferenza e del dolore. Per quanto riguarda i miei contatti con gli studiosi ucraini, non affronto con loro il passato storico perché non è oggetto delle mie ricerche né è in alcun modo collegato alla mia attività accademica.
Poli-logo – Come valuti le relazioni tra Polonia e Ucraina in questi quattro anni? Sono migliorate, peggiorate o rimaste invariate? Ovviamente possiamo distinguere momenti e livelli diversi…
Arkadiusz Modrzejewski – Va detto chiaramente che la Polonia è al fianco dell’Ucraina, la sostiene ed è il suo alleato più importante e fedele. La narrativa sta cambiando sotto l’influenza dell’ondata di populismo e malcontento sociale. Ma anche l’attuale presidente Karol Nawrocki, sebbene non sia mai stato considerato un politico filo-ucraino, dichiara inequivocabilmente il suo sostegno all’Ucraina in sede internazionale e sottolinea che la colpa è della Russia, dell’imperialismo russo.
Poli-logo – La società polacca sta iniziando a stancarsi di questa guerra e sta diventando sempre più indifferente al destino degli ucraini? In Italia leggiamo che i polacchi stanno attualmente reagendo con forte rifiuto nei confronti degli ucraini che si trovano sul territorio polacco. È vero? Se sì, perché? Cosa si può fare, secondo te, per migliorare i reciproci rapporti?
Arkadiusz Modrzejewski – Purtroppo è vero, ma era prevedibile. L’ondata di entusiasmo spontaneo e la volontà di aiutare sono ormai un ricordo lontano. Ora i polacchi sono sempre meno sensibili al dramma degli ucraini. Ciò è dovuto principalmente alla narrativa populista della destra politica. Molto dannosa e falsa. A questo si aggiunge ciò che io chiamo “generalizzazione del torto”: «ho incontrato un ucraino, è stato scortese, si è comportato in modo inappropriato, quindi penso che tutti gli ucraini siano così». Per questa ragione cerco di sensibilizzare gli ucraini che vengono alle mie conferenze, per esempio, sul fatto che sono ambasciatori della causa ucraina e che dipende da ciascuno di loro l’opinione che i polacchi avranno di loro. Inoltre, è necessario educare, dialogare, convincere. Il nostro nemico, non va mai dimenticato, non sono gli ucraini, ma la Russia di Putin.
Poli-logo – Domani, speriamo il più presto possibile, questa guerra finirà. Prima o poi il dialogo con i russi, con la società russa, con le élite russe, con alcuni segmenti della società russa riprenderà. Per cercare analogie, dopo la Seconda guerra mondiale, francesi e tedeschi hanno ricominciato a dialogare. Altri francesi e altri tedeschi. Nonostante tutti i traumatici eventi e le tragedie storiche, già all’inizio degli anni ’50 “Kultura”, la rivista polacca in esilio a Parigi, sosteneva e promuoveva il dialogo polacco-ucraino, polacco-lituano, polacco-bielorusso e polacco-russo. Naturalmente non tra gli allora governi e regimi, ma tra le rispettive comunità di emigrati, tra esiliati, oppositori e dissidenti. Accadrà qualcosa di simile anche questa volta, quando la Russia smetterà davvero di attaccare l’Ucraina?
Arkadiusz Modrzejewski – La semplice fine delle ostilità non è sufficiente. La Russia deve abbandonare l’autoritarismo putiniano e le tendenze imperialistiche. Non esistono analogie semplici con il dopoguerra. La Russia e i russi non sono la Germania del Secondo dopoguerra. Purtroppo, l’ideologia con cui Putin ha contagiato i russi ha conquistato la maggioranza della società. Il pensiero imperialista ha contagiato anche i leader dell’opposizione. Alexei Navalny, assassinato dal regime in un gulag, si è liberato da questo modo di pensare solo dopo il 24 febbraio 2022. Solo una parte dell’intellighenzia russa pensa in termini liberali. Il resto condivide il nazionalismo russo e l’antioccidentalismo. Non credo che nel corso di una generazione si verificherà un cambiamento radicale. Purtroppo, anche la Chiesa ortodossa, con a capo il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Kirill, sta facendo un pessimo lavoro. Non è un atteggiamento di universalismo cristiano. È una setta nazionalista. Del resto, già ai tempi dell’Unione Sovietica era infiltrata dal KGB.
Poli-logo – I polacchi cercheranno nuovamente il dialogo con i russi e, se sì, con quali russi?
Arkadiusz Modrzejewski – Se, allora con i rappresentanti dell’attuale opposizione liberale e con gli eroi – uso consapevolmente questo termine, perché queste persone si espongono alle repressioni di un regime crudele – delle organizzazioni della società civile, come Memorial. Ma è un lavoro che richiederà anni, se non generazioni.
Poli-logo – I polacchi sosterranno il dialogo tra ucraini e russi?
Arkadiusz Modrzejewski – Penso che gli ucraini non abbiano bisogno del nostro aiuto come intermediari. Conoscono meglio la lingua, la cultura e la mentalità dei russi rispetto ai polacchi. Dialogo sì, ma non al di sopra della verità, bensì in accordo con essa. I russi devono ammettere la loro responsabilità per questa guerra brutale.
Poli-logo – La Polonia potrebbe avere un ruolo nell’aiutare l’Ucraina a “europeizzarsi”? Per esempio sul piano delle regole democratiche, delle procedure istituzionali, dei diritti, anche sul piano della cultura e delle mentalità. La Polonia ha faticato, e in parte tutt’ora fatica, a uscire dalla duplice esperienza del comunismo alla polacca e del dominio sovietico. Con le debite differenze di situazioni anche l’Ucraina fatica a uscire dalla vecchia matrice sovietica (durata quasi 75 anni: 1917-1991). In alcuni ambienti italiani già si teme un’Ucraina dentro l’UE, e non solo per le questioni di concorrenza agricolo-alimentare.
Arkadiusz Modrzejewski – La Polonia è un esempio piuttosto riuscito di transizione democratica. Prima dell’ascesa al potere della destra populista nel 2015, poteva addirittura essere considerata un modello di trasformazione. Dopo il 1989 è stato introdotto un ordine liberale e democratico. Lo Stato di diritto è diventato il fondamento del funzionamento del sistema, in cui la magistratura indipendente con la Corte costituzionale garantiva i diritti dei cittadini della Repubblica. La corruzione è stata eliminata. Oggi abbiamo una società civile forte, grazie alla quale è stato possibile bloccare i successi politici dei populisti. Allo stesso tempo, si è verificato un impressionante sviluppo economico e si può dire che la Polonia ha compiuto un salto di civiltà. La Polonia è diventata, di fatto, uno Stato occidentale. In senso culturale, ha sempre fatto parte dell’Occidente, ma solo negli ultimi due decenni è entrata a far parte delle strutture del mondo occidentale, e ciò è diventato motore delle trasformazioni polacche. Grazie all’adesione della Polonia all’Unione Europea nel 2004, le infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali, ecc. polacche non si discostano dagli standard occidentali e in molti casi li superano. Naturalmente non possiamo fare semplici analogie. L’Ucraina non è la Polonia, anche se all’inizio della trasformazione il Pil dei due paesi era analogo. Tuttavia, non possiamo dimenticare che l’Unione Europea non è solo una comunità economica, un’area di benessere, ma anche, e forse soprattutto, una comunità di valori. E per questi valori – chiamiamoli semplicemente europei – gli ucraini hanno più volte pagato con il sangue, opponendosi al potere corrotto. La prima volta è accaduto durante la cosiddetta rivoluzione arancione a cavallo tra il 2004 e il 2005. Gli ucraini si sono schierati a favore della democrazia liberale. Un decennio dopo a Kiev sono scesi in piazza – in Piazza Indipendenza: Majdan Nezaležnosti o Majdan – durante la cosiddetta rivoluzione della dignità, schierandosi a favore del progetto di integrazione europea. Molte persone hanno perso la vita in quel momento. Come contraccolpo, la rivoluzione della dignità ha portato all’annessione russa della Crimea e alla nascita delle cosiddette repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, ispirate dalla Russia. E infine la data più importante, il 24 febbraio 2022, quando l’Ucraina è stata vittima di una brutale e spietata aggressione russa. Perché l’invasione? Perché gli ucraini non volevano diventare parte del cosiddetto Russkij Mir, ovvero inclusi, de facto, del progetto neoimperiale russo di costruzione di una zona di influenza del Cremlino. Gli ucraini, invece, hanno scelto l’europeità, gli standard e i valori europei. Ciò significa che, come europei, cittadini dell’Unione Europea, abbiamo un obbligo morale nei confronti dei nostri fratelli ucraini? A mio avviso, assolutamente sì. Anche se molte questioni politiche o sociali suscitano i nostri dubbi. Per esempio penso che il problema non sia il nazionalismo ucraino. Il vero problema è la corruzione e la tolleranza sociale nei suoi confronti. È contro questo che gli ucraini lottano e devono lottare. L’Ucraina dovrebbe entrare a far parte dell’Unione Europea nel momento opportuno sia per sé stessa che per l’Unione. Non sono entusiasta dell’idea di un’adesione rapida. Ma sono favorevole a concedere immediatamente uno status speciale all’Ucraina e agli ucraini. In questo modo, subito dopo la fine delle ostilità, potranno essere attivati i fondi di aiuto, quelli stessi fondi che hanno permesso alla Polonia di diventare parte integrante dell’Occidente. Grazie a ciò, anche gli ucraini potranno godere dei diritti spettanti ai cittadini dell’Unione Europea.
Poli-logo – l’altro giorno hai partecipato alla conferenza-dibattito che si è tenuta al Museo della II guerra mondiale di Gdansk. Quali idee o emozioni ti hanno maggiormente colpito, che ti porti a casa?
Arkadiusz Modrzejewski – Devo dire che è impossibile rimanere indifferenti alle parole del sindaco di Mariupol. Una città diventata uno dei simboli della resistenza ucraina contro la brutale aggressione russa (vedi qui e qui). Il sindaco Vadym Bojčenko ha ripetutamente sottolineato che le vittime chiedono giustizia. Non si può rimanere indifferenti all’enormità dei torti che hanno subito. Il mondo, Occidente compreso, deve schierarsi dalla parte della verità – che è semplice: Putin è un criminale, la Russia è un aggressore brutale. Se rimaniamo sordi a questa verità, tutta l’assiologia occidentale diventa vuote chiacchiere. Oggi stare dalla parte dell’Ucraina significa anche fedeltà a questa semplice verità con l’imperativo morale di proclamarla.
Fonte immagine
Guarda l’intervista di Arkadiusz Modrzejewski, Ta wojna trwa i giną ludzie, del ciclo Jestem z Gdańska. Rozmowy Agnieszki Michajłow, sul portale “www.gdansk.pl TV”, 25-02-2026 (durata 26’) – della guerra, delle possibilità di pace e della situazione degli ucraini in Polonia.
Arkadiusz Modrzejewski, politologo specializzato in filosofia e pensiero politico, insegna all’Università di Gdańsk dove dirige l’Istituto di Politologia. È Presidente del RIEP-Research Institute for European Policy, ente scientifico non-profit. Con Ola Hnatiuk e Andrii Kutsyk ha curato il recente libro: Ta chwila podzieliła życie na przed i teraz… Listy z Ukrainy [Quel momento ha diviso la vita in un prima e un adesso… Lettere dall’Ucraina] (in libero accesso qui). Il libro è composto da appunti dei primi giorni di guerra, scritti da 29 ucraini, tutti legati al mondo della scienza, dell’istruzione, della cultura e dell’arte.
Dalla presentazione dell’Editore:
“Per gli ucraini, la guerra è iniziata il 20 febbraio 2014, quando i piccoli omini verdi hanno occupato la Crimea e la penisola ha iniziato la sua occupazione. Per il mondo, è iniziata il 24 febbraio 2022, quando l’aggressore sotto la bandiera della Federazione Russa ha attaccato via terra, aria e mare”. Il volume rivela la tragedia di individui, famiglie, quartieri e intere società costrette a difendersi dall’invasore proveniente da Est. È una commovente storia di guerra, perdita e speranza, scritta nella foga del momento attraverso la scrittura di lettere. “Con il nostro libro, vogliamo ricordare ai lettori i primi giorni di guerra. Non quelli che viviamo nelle nostre case davanti alla televisione, ma quelli veri vissuti dagli ucraini”, scrivono i curatori del volume nella prefazione. “Ci occupiamo principalmente di emozioni. […] diamo voce a esperienze umane, testimonianze di tragedie e allo shock causato dall’improvviso passaggio da un mondo di relativa pace a un mondo di guerra. C’è rabbia, paura, disperazione, amore e preoccupazione autentici qui. Questi sentimenti ed emozioni non possono essere messi in discussione, minimizzati o ignorati”.



