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Stefano Leone
11 Giugno 2026
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Baranie oko – uno sguardo sul Kirghizistan

Il nuovo reportage di Emilia Sułek entra nel cuore dell’Asia centrale

di Stefano Leone

Immagine di copertina: dalla copertina di Baranie oko (Czarne, 2026)

Nel 2014 Erika Fatland pubblica in Norvegia quello che più tardi ai lettori italiani diventerà noto come Sovietistan. L’autrice norvegese condivide le impressioni raccolto durante il suo viaggio negli “-stan”, le cinque repubbliche dell’Asia centrale che hanno ottenuto l’indipendenza dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Dalla presentazione del libro:

Nel corso di settant’anni di regime sovietico, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, i paesi che, dalle catene montuose più alte del mondo al deserto, segnavano un tempo la rotta della Via della Seta, sono in qualche modo passati direttamente dal Medioevo al Ventesimo secolo. E dopo venticinque anni di autonomia, tutte e cinque le nazioni sono ancora alla ricerca della loro identità, strette fra est e ovest e fra vecchio e nuovo, al centro dell’Asia, circondate da grandi potenze come la Russia e la Cina, o da vicini irrequieti come l’Iran e l’Afghanistan. A unirle sono i contrasti, e mentre le steppe si riempiono di edifici ultramoderni e ville sfarzose abitate dai nuovi despoti, continuano a sopravvivere la passione per i tappeti e i bazar, l’amore per i cavalli e i cammelli, e innumerevoli tradizioni che rendono una visita alla regione e ai suoi abitanti indimenticabile.

Il libro di Erika Fatland segue con distacco temporale le vie che anni prima avevano percorso Tiziano Terzani e Ryszard Kapuściński: il primo in Buonanotte, signor Lenin; il secondo in Imperium, entrambi scritti mentre il grande gigante sovietico si stava addormentando.

Dalla descrizione del libro:

Nell’agosto del 1991 Tiziano Terzani si trova lungo il corso del fiume Amur, in Siberia, aggregato a una spedizione sovietico-cinese, quando apprende la notizia del golpe anti-Gorbacёv che ha appena avuto luogo a Mosca. Decide di intraprendere subito, questa volta da solo, un lungo viaggio che in due mesi lo condurrà, attraverso la Siberia, l’Asia centrale e il Caucaso, fino alla capitale. Un’esperienza eccezionale, fissata negli appunti, nelle riflessioni e nelle fotografie che compongono questo libro, una testimonianza in presa diretta di un evento epocale, una galleria di individui e popoli diversi, un panorama di città leggendarie, di luoghi sconosciuti e abbandonati ai margini della storia, di vestigia del passato e di segnali del nuovo che avanza. Un viaggio, e un libro, che riprende la fotografia istantanea del tramonto definitivo dell’impero sovietico.

Imperium è la narrazione del viaggio di un “esploratore” molto speciale attraverso terre, realtà, storie per lo più ancora sconosciute. Nel momento in cui il grande impero sovietico si dissolve in mille rivoli e staterelli, la cronaca personale di Kapuściński scopre e racconta oscure e violente realtà, sommerse in una confusione di lingue e culture che rimandano al mondo dopo il crollo della Torre di Babele. Un viaggio nello spazio e nel tempo, un racconto di ricordi in cui le esperienze passate si intrecciano a quelle presenti nel darci, come dice Salman Rushdie, “una veritiera immagine del mondo”.

La letteratura, come suo solito, permette di percorre terre lontane seguendo gli appunti di amici di penna pronti a raccontarci quello che (ancora) non abbiamo visto o quello che (di nuovo) vorremo vedere.

Volendo ora è possibile fare un ulteriore passo verso gli “-stan”, questa volta in direzione Kirghizistan. Per la casa editrice Czarne è uscito Baranie oko, un reportage di Emilia Sułek alla scoperta di un paese ancora alla ricerca della propria identità, nonostante i tanti anni trascorsi dai viaggi di Terzani, Kapuściński e Fatland.

Dalla descrizione del libro:

Baranie Oko (L’occhio dell’ariete) è un viaggio dalle molteplici sfaccettature in Kirghizistan, nel cuore dell’Asia centrale, dove gli abitanti cercano la propria identità all’ombra dei monumenti a Lenin e a Manas, l’eroe dell’epopea nazionale. Emilia Sułek ci guida attraverso un paese diviso tra il nord russificato e il sud più povero. L’autrice si addentra nei centri di estrazione dell’uranio ormai deserti e sugli alti passi, dove il tempo si misura al ritmo della vita nella yurta. A Sülüktü un prete ortodosso vuole ricostruire la vecchia chiesa e compete per i fedeli con la comunità avventista. A Otrandoje le ragazze si allenano a hockey su un campo di patate. E il modo per sopravvivere nei villaggi dimenticati dal mondo è la produzione di hashish. Sułek osserva anche ciò che ha reso il Kirghizistan per lunghi anni il paese più democratico della regione. Nonostante il forte patriarcato e l’usanza dei rapimenti matrimoniali, è proprio qui che nel 2010 Roza Otunbaeva è diventata presidente, la prima donna a ricoprire tale carica in Asia centrale. Dal reportage emerge l’immagine del Kirghizistan come paese di persone libere, ospitali, ancora fedeli alle proprie radici nomadi.

Commento dell’autrice:

«I miei personaggi credono che, in quanto nomadi, la libertà sia nel loro sangue. Solo che in realtà non sono più nomadi: l’Unione Sovietica li ha legati con la forza alla terra. Il passaggio a uno stile di vita sedentario equivale a un’amnesia culturale? Un nomade sedentarizzato diventa immediatamente un contadino? Forse da qualche parte, nel profondo, si sono conservate tracce di nomadismo? E se sì, dove? Questo libro va alla ricerca di quelle tracce».

Chi legge in polacco potrà trovare le risposte nelle circa 300 pagine di Sułek in attesa (chissà) di una versione italiana.

Foto di Usmanov dal sito ufficiale di Emilia Sułek

A Narewka, un villaggio polacco al confine con la Bielorussa, il 12 giugno alle ore 18:00 si terrà la prima presentazione del libro. L’autrice racconterà il suo viaggio anche a Varsavia, il 7 settembre 2026 sempre alle 18:00 in dialogo con lo scrittore e reporter Mariusz Szczygieł.

  • Leggi di Nicolò Guadino Libri sull’Asia centrale: i consigli di un libraio, “meridiano 13”, 20/03/2026
  • Leggi i 10 libri per scoprire il Kirghizistan.
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